{"id":1020105,"date":"2026-05-18T08:47:50","date_gmt":"2026-05-18T05:47:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rri.ro\/?p=1020105"},"modified":"2026-05-21T22:50:38","modified_gmt":"2026-05-21T19:50:38","slug":"la-romania-e-il-gruppo-dei-77","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rri.ro\/it\/guida-programmi\/pagine-di-storia\/la-romania-e-il-gruppo-dei-77-id1020105.html","title":{"rendered":"La Romania e il Gruppo dei 77"},"content":{"rendered":"<p>Dal 1945 fino al 1958, anno della partenza dell&#8217;Armata Rossa, la diplomazia romena non si era mai discostata dalla parola dell&#8217;Unione Sovietica, come del resto la diplomazia di tutti gli altri stati socialisti dell&#8217;Europa centrale e orientale. L&#8217;unica figura della diplomazia democratica romena di cui la diplomazia socialista romena avesse accettato di parlare positivamente era Nicolae Titulescu. Egli divenne quindi un modello per la nuova diplomazia romena dei primi anni Sessanta. Diplomatico del periodo tra le due guerre, difensore del sistema del Trattato di Versailles dopo la Prima Guerra Mondiale, Titulescu aveva promosso, negli anni Trenta, una politica antifascista e antirevisionista favorevole all&#8217;Unione Sovietica.<\/p>\n<p>I primi due decenni del dopoguerra furono caratterizzati dalla decolonizzazione e da una ridefinizione delle relazioni internazionali, una tendenza definita &#8220;nuovo ordine mondiale&#8221;. Il Terzo Mondo, o quello che oggi chiamiamo Sud globale, appariva come una nuova prospettiva, libera dal giogo del capitalismo e dello sfruttamento. Il Terzo Mondo si considerava un mondo che seguiva la &#8220;terza via&#8221; dello sviluppo, n\u00e9 capitalista n\u00e9 socialista, e proponeva sviluppo economico e stabilit\u00e0 politica. Ironicamente, a distanza di molti decenni, i paesi del Sud globale non traggono ancora oggi beneficio da ci\u00f2 che proponevano pi\u00f9 di mezzo secolo fa.<\/p>\n<p>Sebbene si fossero dichiarati economicamente e ideologicamente neutrali, i paesi del Sud globale erano principalmente paesi socialisti, alla ricerca di soluzioni alle proprie crisi sistemiche. Il realismo nella politica internazionale, al di l\u00e0 delle affinit\u00e0 ideologiche, spinse la Romania verso i paesi non allineati e quelli del Gruppo dei 77, visti come una possibile soluzione. Istituito sotto l&#8217;egida delle Nazioni Unite nel 1964, con l&#8217;obiettivo principale di combattere le disuguaglianze economiche, il G77 era strettamente legato alle direttive stabilite dalle Nazioni Unite e ai progetti da esse realizzati. Solo nel 1976 la Romania entr\u00f2 a far parte del G77 e nel 1978 divenne membro a pieno titolo dell&#8217;Ufficio di presidenza del &#8220;Gruppo dei 77&#8221; all&#8217;interno dell&#8217;UNESCO. Fu cos\u00ec coinvolta in progetti culturali, scientifici e ambientali. Insieme all&#8217;ex Jugoslavia, a Cipro e a Malta, la Romania fu tra i pochi paesi europei interessati a cooperare con il Gruppo.<\/p>\n<p>Mircea Nicolaescu \u00e8 stato ambasciatore della Romania socialista in diversi paesi durante la sua carriera. Intervistato nel 2001 dal Centro di Storia Orale della Radio Pubblica romena, Nicolaescu afferm\u00f2 che le realt\u00e0 statali e socio-economiche furono quelle che dettarono anche le aperture diplomatiche. &#8220;Cosa ci ha insegnato la vita? Che nei rapporti tra Stati contano gli interessi e la capacit\u00e0 di difenderli, che i rapporti tra Stati sono rapporti di potere e che nessuno ci ha concesso nulla in pi\u00f9 per la nostra situazione, per la nostra situazione di Paese comunista. Ma nessuno ci ha penalizzato quando non ci siamo definiti un Paese comunista. \u00c8 esattamente come con le merci: un buon prodotto si vende se \u00e8 di qualit\u00e0. Lo stesso vale per la politica estera. Viene accettata o meno se \u00e8 nell&#8217;interesse di tutti. Non viene accettata se non presenta punti in comune, se non risponde a determinate opzioni, a determinate aspirazioni. La nostra politica verso il Terzo Mondo, compresa la concezione del non allineamento come fenomeno che esprime proprio la necessit\u00e0 di rimanere al di fuori dei rapporti di grande potenza dei nuovi arrivati sulla scena internazionale, \u00e8 stata per noi un grande sostegno. Cos\u00ec come, tra l&#8217;altro, lo \u00e8 stata la partecipazione al Gruppo dei 77.&#8221;<\/p>\n<p>L&#8217;Egitto era il centro della nuova architettura delle relazioni internazionali e un luogo di cosiddetta &#8220;neutralit\u00e0&#8221; nei confronti dei due blocchi opposti dell&#8217;Occidente e dell&#8217;Oriente. Sfruttando la forza simbolica dell&#8217;antica civilt\u00e0 egizia, la simpatia per la causa egiziana e il cosiddetto &#8220;desiderio di liberazione del popolo&#8221;, la giunta militare di Nasser seppe sfruttare al massimo le opportunit\u00e0 che si presentarono. Come molti intellettuali, politici e una parte significativa dell&#8217;opinione pubblica internazionale, anche Mircea Nicolaescu, ex ambasciatore in Egitto, rimase impressionato dalla figura di Nasser. In un&#8217;intervista del 1996 rilasciata al Centro di Storia Orale della Radiotelevisione Rumena, ne elogi\u00f2 la personalit\u00e0 per aver portato il paese all&#8217;avanguardia del Terzo Mondo. &#8220;Un altro elemento cominciava a essere preso molto sul serio: il grande prestigio di Nasser. Prestigio acquisito grazie alla sua attivit\u00e0 interna, in quanto, insieme al gruppo di ufficiali democratici che lo circondavano, era riuscito a inserirsi nelle tendenze di democratizzazione, parallelamente a quelle di liberazione nazionale. Con la sua affermazione personale e quella dell&#8217;Egitto nel movimento dei non allineati e nel Gruppo dei 77 in termini di sviluppo economico. Il primo presidente del Gruppo dei 77 era anch&#8217;egli egiziano.\u201d<\/p>\n<p>La Romania si \u00e8 avvicinata al Gruppo dei 77 durante un periodo difficile della sua storia contemporanea. Si trattava di un tentativo di interpretare il mondo attraverso la lente di quel tempo e di aprirsi al nuovo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal 1945 fino al 1958, anno della partenza dell&#8217;Armata Rossa, la diplomazia romena non si era mai discostata dalla parola dell&#8217;Unione Sovietica, come del resto la diplomazia di tutti gli altri stati socialisti dell&#8217;Europa centrale e orientale. 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