{"id":1072354,"date":"2026-10-20T07:00:01","date_gmt":"2026-10-20T04:00:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rri.ro\/?p=1072354"},"modified":"2026-10-16T19:45:45","modified_gmt":"2026-10-16T16:45:45","slug":"lelmo-di-cotofenesti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rri.ro\/it\/guida-programmi\/enciclopedia-rri-it\/lelmo-di-cotofenesti-id1072354.html","title":{"rendered":"L&#8217;elmo di Co\u021bofene\u0219ti"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;elmo di Co\u021bofene\u0219ti \u00e8 uno dei reperti in oro pi\u00f9 preziosi mai rinvenuti sul territorio della Romania e appartiene alla civilt\u00e0 traco-getica. Fu trovato per caso intorno al 1927-1928 da un bambino del villaggio di Co\u021bofene\u0219ti, nel comune di V\u0103rbil\u0103u, nella provincia di Prahova, nel sud del Paese. Il ragazzo, che portava le pecore al pascolo, indoss\u00f2 l\u2019elmo per diverse settimane. Il reperto fin\u00ec poi, tramite vendita, nelle mani di un commerciante della zona. Nell\u2019aprile del 1929 fu acquistato dallo Stato romeno ed entr\u00f2 a far parte del patrimonio del Museo Nazionale delle Antichit\u00e0, per poi diventare parte della collezione del Museo Nazionale di Storia della Romania (MNIR) di Bucarest, dove si trova ancora oggi.<\/p>\n<p>A raccontarci la storia di questo famoso elmo \u00e8 la museologa Maria-Magdalena \u0218tefan, del MNIR: <em>\u201cLe scoperte pi\u00f9 importanti sul mondo si devono ai bambini, e questo non \u00e8 solo una metafora sull\u2019importanza dello spirito curioso che caratterizza l\u2019umanit\u00e0, ma \u00e8 anche una verit\u00e0, almeno per l\u2019archeologia romena. Il reperto culturale pi\u00f9 famoso della Romania al giorno d\u2019oggi, l\u2019elmo d\u2019oro di Co\u021bofene\u0219ti, cos\u00ec come il suo gemello di Cucuteni-B\u0103diceni, sono stati scoperti da dei bambini. \u00c8 a un bambino delle elementari, Traian Alexandru Simion, del villaggio di Co\u021bofene\u0219ti nella provincia di Prahova, che dobbiamo la scoperta, nel 1928, dell\u2019elmo d\u2019oro, su un\u2019altura boscosa della zona subcarpatica. Ci troviamo qui in un punto non lontano da V\u0103lenii de Munte, da dove in passato partiva un\u2019importante via di transito dei Carpazi. Non \u00e8 quindi casuale l\u2019accumulo di una tale ricchezza in questo luogo, anche se ora la zona appare selvaggia e isolata. In quegli anni, quando l\u2019elmo venne portato all\u2019attenzione degli studiosi dell\u2019epoca, in particolare del professore universitario Ioan Andriescu, che nel 1929 condusse degli scavi nel luogo del ritrovamento, l\u2019opinione pubblica romena soffriva ancora per la perdita della Chioccia con i pulcini d\u2019oro, il tesoro di Pietroasele; che all\u2019epoca non era ancora tornato dai russi, dove era stato inviato all\u2019inizio della Prima Guerra Mondiale per essere messo al sicuro. Sembrava perduto per sempre. L\u2019elmo di Co\u021bofene\u0219ti inizia quindi il suo destino pubblico all\u2019insegna del sentimento di ingiustizia collettiva, di perdita. Fin dall\u2019inizio \u00e8 stato percepito come una riparazione simbolica per quello che fino ad allora era stato il pi\u00f9 importante tesoro storico della Romania. Nei 98 anni trascorsi dalla sua scoperta ha continuato a essere, anzi ha rafforzato la sua posizione di simbolo nazionale: \u00e8 stato raffigurato nei libri di storia con cui sono cresciute generazioni di bambini, e la sua immagine ha persino fatto carriera nel cinema.\u201d<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;elmo risale al IV secolo a.C. ed \u00e8 realizzato in oro di elevata purezza, con un peso di 770 grammi. Sulla sua superficie sono raffigurate scene rituali insieme a grandi occhi, con funzione protettiva, e animali fantastici, motivi tipici dell\u2019arte tracica, ma con influenze greche e scite. Maria-Magdalena \u0218tefan ci fornisce ulteriori dettagli su come \u00e8 stato realizzato l\u2019oggetto d\u2019oro e sulle sue decorazioni: <em>\u201cL\u2019elmo \u00e8 un prodotto dell\u2019arte della lavorazione dei metalli tipica dei Traci a nord dei Monti Balcani. Un oggetto che, per il metallo utilizzato e per la decorazione, suggerisce che avesse un valore simbolico. Non era quindi una semplice dimostrazione della ricchezza di un capo militare, ma era sicuramente considerato un oggetto dotato di poteri speciali, in grado di conferire determinati attributi a chi lo indossava. L\u2019elmo pesa 770 grammi. \u00c8 quasi completo. Manca solo la punta della calotta, che sembra essersi rotta in un momento imprecisato, tra il ritrovamento e l\u2019arrivo al museo. La lega con cui \u00e8 stato realizzato contiene circa il 20% di argento, un po\u2019 di rame e ferro. Una combinazione che smentisce l\u2019ipotesi secondo cui sarebbe stato realizzato con oro nativo raccolto dai fiumi. La sua forma a viso scoperto, incorniciata da linee rette, la calotta allungata e gli ampi fori per le orecchie, ci permettono di stabilire con abbastanza precisione quale sia stata la fonte di ispirazione. Il modello in bronzo, quello da battaglia, che \u00e8 stato riprodotto in oro. Si tratta degli elmi calcidici prodotti in Grecia e nell\u2019Italia meridionale, molto apprezzati dai guerrieri d\u2019\u00e9lite traci, in particolare nel IV secolo a.C. La decorazione della calotta, realizzata sotto forma di rosette ottenute mediante pressatura dall\u2019interno, ricorda i motivi decorativi utilizzati sugli elementi dell\u2019equipaggiamento militare per il collo e il petto, impiegati dagli antichi Macedoni e dai Traci balcanici nella seconda met\u00e0 del IV secolo a.C. Il modello di Co\u021bofene\u0219ti \u00e8 identico a quello utilizzato sul pettorale rinvenuto in una tomba famosa, forse la pi\u00f9 famosa del nord della Grecia, attribuita proprio a Filippo II, padre di Alessandro Magno. Sia la forma dell\u2019elmo, derivata da quella calcidica, sia i dettagli decorativi, sia il metallo scelto, l\u2019oro, sono indizi che consentono di datare l\u2019elmo alla fine del IV secolo a.C. In breve, possiamo dire che ha circa 2300 anni. In questo periodo, le comunit\u00e0 dell\u2019area circostante il Mar Egeo e il Mar Nero stavano ridefinendo le proprie credenze e ideologie aristocratiche, e persino quelle religiose, sotto l\u2019influenza dell\u2019enorme impatto esercitato dall\u2019espansione dei regni macedoni sotto Filippo II e Alessandro Magno. Quello \u00e8 il periodo di massima fioritura della civilt\u00e0 getica. Gli elementi decorativi pi\u00f9 interessanti dell\u2019elmo si trovano sulle guance e sulla protezione per la nuca. Sulle guance \u00e8 raffigurata, in modo simmetrico e duplicato, una scena di sacrificio molto drammatica, nonostante lo stile artistico naif e leggermente goffo: un guerriero armato di pugnale inchioda a terra con tutta la sua forza un ariete, ne scopre il collo, tirandogli il muso verso l\u2019alto. Lo vediamo con il pugnale alzato, con il mantello al vento. Pochi secondi prima dell\u2019uccisione. Il sacrificio di un animale \u00e8 sempre stato parte essenziale del legame tra gli uomini e la divinit\u00e0. E gli arieti, in particolare nelle civilt\u00e0 classiche, erano gli animali che assicuravano il collegamento con l\u2019aldil\u00e0. Sulla protezione per la nuca riconosciamo sfingi e grifoni, creature soprannaturali di ispirazione greca, custodi delle tombe, abitanti dei mondi fantastici ai confini della conoscenza, simbolo di trasgressione e di esperienza religiosa. Sulla fronte dell\u2019elmo sono raffigurati occhi spalancati con sopracciglia prominenti, sormontati da corna. Le corna erano all\u2019epoca un segno di divinit\u00e0, come sappiamo dalle raffigurazioni di Alessandro Magno.\u201d<\/em><\/p>\n<p>Nel gennaio 2025, l\u2019elmo \u00e8 stato rubato, insieme a diversi bracciali dacici in oro, dal Museo Drents di Assen, nei Paesi Bassi, dove era esposto nell\u2019ambito della mostra internazionale \u201cDacia! Kingdom of Gold and Silver\u201d. Il furto \u00e8 stato violento: i ladri hanno utilizzato esplosivi per entrare nel museo e l\u2019elmo ha subito danni visibili \u2014 la visiera \u00e8 stata piegata verso l\u2019interno. A seguito di un\u2019indagine internazionale, l\u2019elmo \u00e8 stato recuperato all\u2019inizio di aprile 2026, insieme a due dei tre bracciali rubati. Le ricerche del terzo bracciale proseguono. I reperti in oro sono stati riportati in Romania e consegnati al Museo Nazionale di Storia, dove l\u2019elmo \u00e8 ora in fase di restauro, sotto la supervisione della Commissione Nazionale dei Musei e delle Collezioni. Gli esperti stimano che il suo ripristino alla forma originale richieder\u00e0 circa un anno, a differenza dei bracciali, che sono stati recuperati intatti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;elmo di Co\u021bofene\u0219ti \u00e8 uno dei reperti in oro pi\u00f9 preziosi mai rinvenuti sul territorio della Romania e appartiene alla civilt\u00e0 traco-getica. 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