{"id":1077550,"date":"2026-10-26T20:42:56","date_gmt":"2026-10-26T18:42:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rri.ro\/?p=1077550"},"modified":"2026-10-29T20:44:29","modified_gmt":"2026-10-29T18:44:29","slug":"la-popolazione-musulmana-nel-regno-di-romania","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rri.ro\/it\/guida-programmi\/pagine-di-storia\/la-popolazione-musulmana-nel-regno-di-romania-id1077550.html","title":{"rendered":"La popolazione musulmana nel Regno di Romania"},"content":{"rendered":"<p>Da allora, i musulmani di Romania \u2013 turchi e tatari \u2013 hanno condiviso il proprio percorso storico con la popolazione maggioritaria e con le altre minoranze etniche e religiose.<\/p>\n<p>La letteratura romantica del XIX secolo ha creato un&#8217;immagine negativa dei turchi e dei tatari. Lo storico Metin Omer osserva che si \u00e8 trattato di una costruzione legata a un contesto specifico. Egli ha spiegato: &#8220;Si tratta, effettivamente, di un&#8217;immagine negativa, ma credo sia necessaria cautela. Tale rappresentazione negativa riguarda il periodo medievale \u2013 si pensi, ad esempio, agli scritti su Preda Buzescu o all&#8217;opera \u201cLa quercia di Borze\u0219ti\u201d. \u00c8 un&#8217;immagine emersa in seguito al movimento nazionalista, che necessitava della presenza di un nemico esterno. Questa caratterizzazione \u00e8 riconducibile principalmente all&#8217;epoca dei rapporti con l&#8217;Impero ottomano e il Khanato di Crimea. Tuttavia, quando la letteratura e l&#8217;opinione pubblica si concentrano sul periodo successivo al 1878, l&#8217;immagine che ne emerge \u00e8 generalmente positiva, talvolta persino venata di una certa malinconia. In definitiva, si tratta di una comunit\u00e0 guardata con simpatia sia dal pubblico romeno che dalle autorit\u00e0 \u2013 sebbene, naturalmente, con alcune eccezioni. Tale percezione si spiega con il fatto che questa comunit\u00e0 presenta notevoli affinit\u00e0 con la maggioranza romena, in termini di status sociale ed economico&#8221;.<\/p>\n<p>Il 1878 \u2014 l&#8217;anno in cui la Dobrugia fu unita alla Romania \u2014 fu un momento vissuto intensamente dai turchi e dai tatari che vi risiedevano. Per la comunit\u00e0 musulmana in Romania \u2014 turchi e tatari \u2014 ritrovarsi improvvisamente, dopo secoli, a far parte di uno Stato cristiano rappresent\u00f2, a tutti gli effetti, uno shock. Tale shock risult\u00f2 ancora pi\u00f9 profondo poich\u00e9, nel caso dei tatari, i traumi erano ancora vivi: ci si riferisce al 1783, anno dell&#8217;annessione del Khanato di Crimea, e al periodo successivo alla guerra di Crimea (1853\u20131856), quando le politiche zariste, ostili alla comunit\u00e0 tatara, costrinsero molti abitanti della penisola di Crimea ad abbandonare la propria terra d&#8217;origine. Una situazione analoga si verific\u00f2 nei Balcani, nelle regioni da cui l&#8217;Impero ottomano fu costretto a ritirarsi: qui, le popolazioni musulmane rimaste non furono accolte in modo particolarmente benevolo.<\/p>\n<p>Tuttavia, la percezione reciproca tra i musulmani e la popolazione maggioritaria divenne positiva una volta raggiunti gli obiettivi politici. Metin Omer ci ha raccontato: \u00abNel periodo successivo al 1878 \u2013 e in particolare durante gli anni tra le due guerre \u2013 nel contesto demografico della Dobrugia, la comunit\u00e0 turca e tatara era considerata un\u2019alleata dello Stato romeno, soprattutto alla luce delle rivendicazioni territoriali avanzate all\u2019epoca dalla Bulgaria sulla Dobrugia meridionale. A ci\u00f2 si aggiungevano i rapporti con la Repubblica di Turchia e il fatto che tale comunit\u00e0 non ha mai avanzato pretese territoriali nei confronti dello Stato romeno. Per quanto riguarda la percezione della comunit\u00e0 da parte della societ\u00e0 e delle \u00e9lite romene, essa era generalmente positiva; posso citare alcuni esempi. Mehmet Niyazi, poeta nazionale dei tatari e una delle figure pi\u00f9 rilevanti della loro comunit\u00e0, scriveva sia in lingua tatara che in turco ottomano. Egli fu autore di una raccolta di poesie intitolata \u201cDediche\u201d; il componimento d\u2019apertura \u2013 accompagnato da un\u2019illustrazione \u2013 \u00e8 dedicato alla regina Elisabetta, nota con lo pseudonimo di Carmen Sylva. Tale ammirazione per la societ\u00e0 e la cultura romene si manifest\u00f2 anche attraverso la traduzione di opere di scrittori romeni in turco e in tataro. Ad esempio, il poema \u201dLa stella del vespro\u201d di Eminescu fu tradotto sia in turco che in tataro da autori appartenenti a questa comunit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Una parte della comunit\u00e0 musulmana scelse la soluzione radicale dell&#8217;emigrazione. Un&#8217;altra parte, invece, decise di rimanere. Metin Omer  ha precisato: &#8220;L&#8217;impulso iniziale fu quello di emigrare; all&#8217;epoca, questo era un tema di discussione all&#8217;interno della comunit\u00e0. Una delle preoccupazioni principali riguardava l&#8217;obbligo per i giovani musulmani di prestare servizio militare in un esercito cristiano, una condizione che molti membri della comunit\u00e0 consideravano inaccettabile. Ben presto, tuttavia, emersero figure influenti all&#8217;interno della comunit\u00e0 che si opposero alla tendenza all&#8217;emigrazione. A questo proposito, si rivel\u00f2 di grande importanza l&#8217;atteggiamento dell&#8217;\u00e9lite politica romena \u2013 in particolare del sovrano, Carlo I \u2013 che cerc\u00f2 di convincere la popolazione musulmana a restare, impegnandosi a creare un quadro istituzionale e culturale rispettoso delle volont\u00e0 della comunit\u00e0. Nel periodo tra le due guerre, anche la figura di Atat\u00fcrk ebbe un ruolo significativo. Ciononostante, il fenomeno dell&#8217;emigrazione fu di ampia portata: tra il 1878 e il 1940, circa 200.000 turchi e tatari emigrarono&#8221;.<\/p>\n<p>Il comunismo \u00e8 stato vissuto profondamente anche dai musulmani in Romania. &#8220;Il regime comunista ha rappresentato un&#8217;esperienza traumatica, esattamente come per il resto della societ\u00e0. Per le comunit\u00e0 turca e tatara, vi era inoltre un&#8217;eredit\u00e0 del periodo interbellico che le poneva in una posizione delicata nei confronti delle autorit\u00e0 comuniste. Sia per i tatari che per i turchi, ci\u00f2 riguarda il loro legame con la Turchia, nazione con la quale si identificavano. Nel caso dei tatari, la situazione era resa ancora pi\u00f9 complessa dal fatto che, durante il periodo tra le due guerre, una parte dell&#8217;\u00e9lite tatara aveva perseguito un progetto \u2013 inizialmente di natura culturale, ma divenuto politico con l&#8217;avvento della Seconda guerra mondiale \u2013 volto a creare uno Stato tataro nella penisola di Crimea. Verso la fine della Seconda guerra mondiale, le autorit\u00e0 di Mosca decisero di deportare l&#8217;intera popolazione tatara. Il 18 maggio 1944 \u00e8 una data oggi riconosciuta come l&#8217;inizio di un genocidio, sia dalla comunit\u00e0 tatara stessa che da diversi parlamenti in tutto il mondo&#8221;, ci ha raccontato Metin Omer.<\/p>\n<p>Secondo il censimento del 2021, in Romania vivono attualmente circa 39.000 turchi e tatari, che costituiscono il 2% della popolazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da allora, i musulmani di Romania \u2013 turchi e tatari \u2013 hanno condiviso il proprio percorso storico con la popolazione maggioritaria e con le altre minoranze etniche e religiose. La letteratura romantica del XIX secolo ha creato un&#8217;immagine negativa dei turchi e dei tatari. 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