{"id":664663,"date":"2013-11-19T09:12:00","date_gmt":"2013-11-19T07:12:00","guid":{"rendered":"http:\/\/devrri.freshlemon.ro\/news\/la-romania-e-la-decolonizzazione-africana-id664663.html"},"modified":"2013-11-19T09:12:00","modified_gmt":"2013-11-19T07:12:00","slug":"la-romania-e-la-decolonizzazione-africana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rri.ro\/it\/guida-programmi\/pagine-di-storia\/la-romania-e-la-decolonizzazione-africana-id664663.html","title":{"rendered":"La Romania e la decolonizzazione africana"},"content":{"rendered":"<p>Dopo la fine della seconda Guerra mondiale nel 1945, il movimento di decolonizzazione cominci\u00f2 a segnare le relazioni internazionali, visto che la dominazione degli imperi coloniali era assai contestata. Per\u00f2 la decolonizzazione signific\u00f2 anche violenze e persino guerre civili tra i gruppi politici che proponevano modelli concorrenti di sviluppo dei nuovi stati, incapaci, per\u00f2 di dialogare. In pochi casi la situazione si risolse in maniera pacifica, come in India.<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n&#13;<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\nLa decolonizzazione dell\u2019Africa fu fortemente sostenuta dall\u2019Unione Sovietica e dalla Cina, Paesi comunisti in cerca di sfere di influenza nella lotta contro il capitalismo. Nella maggior parte delle colonie africane, le dispute si risolsero tramite guerra perch\u00e9 le guerriglie comuniste, sovvenzionate e munite di armamento dal blocco comunista, rifiutarono i negoziati con gli altri gruppi politici.<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n&#13;<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\nCome tutti gli stati comunisti, anche la Romania si impegn\u00f2 nella decolonizzazione africana, provando una soluzione indipendente e puntando sul movimento dei Paesi non-allineati, di cui per\u00f2 non faceva parte.<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n&#13;<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\nMircea Nicolaescu \u00e8 stato ambasciatore in alcuni Paesi dell\u2019Africa e del Sud America, e come membro della delegazione romena all\u2019ONU, faceva parte del Comitato per la Decolonizzazione. In un\u2019intervista rilasciata nel 1996 al Centro di Storia Orale di Radio Romania, Mircea Nicolaescu ha parlato dei principi della Romania sulla decolonizzazione africana.<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n&#13;<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n Rapporti tra la Romania e gli spazi ex-coloniali c\u2019erano stati anche prima della seconda Guerra mondiale, alcuni assai intensi. Si sono per\u00f2 intensificati nel dopoguerra, soprattutto col tentativo della Romania di entrare nel mondo come Paese indipendente, con la propria politica, alla ricerca di alleanze e di interessi comuni. Uno dei punti degli accordi con queste colonie &#8211; Paesi africani riguardava il mantenimento della libert\u00e0 individuale, il diritto di ogni Paese di scegliere la propria via di sviluppo. La questione del sistema interno, della sua osservanza, \u00e8 sempre stata sottolineata nei nostri documenti di politica estera\u201d, spiega Mircea Nicolaescu.<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n&#13;<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\nNel caso dei conflitti civili, la soluzione scelta dalla diplomazia romena fu un atteggiamento equidistante, senza impegni aperti al fianco di uno schieramento o di un altro.<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n&#13;<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\nAl Cairo erano pochissime le ambasciate visitate da rappresentanti di tutti i movimenti per la liberazione dell\u2019Africa. Negli anni 1961-64, tutti questi movimenti, a prescindere dal colore politico, avevano residenza al Cairo. Per\u00f2 solo alle ambasciate di Romania e di altri 2-3 Paesi venivano rappresentanti di movimenti sia di destra che di sinistra. I sovietici avevano il loro gruppo di clienti che sostenevano fortemente il regime socialista, direttamente sovietico. Anche i cinesi avevano i loro clienti, per non parlare degli americani. Meno i francesi o gli inglesi che erano compromessi. Nei Paesi in cui le vertenze ideologiche avevano frantumato il movimento di liberazione, come in Congo, Angola, Mozambico, Kenya, Zimbabwe e cos\u00ec via, la Romania fu l\u2019unica ad aver mantenuto i contatti sia con gli uni che con gli altri. Abbiamo avuto sempre il canale del dialogo aperto, dicendo per\u00f2 che era compito loro trovare  un accordo\u201d, aggiunge Mircea Nicolaescu.<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n&#13;<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\nLa via di una politica africana indipendente scelta dalla Romania non era gradita dai sovietici. Per\u00f2 l\u2019equidistanza proposta dalla Romania non fu una realistica, e lo dimostra la sua scarsa eco, come risulta dalle spiegazioni di Mircea Nicolaescu.<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n&#13;<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\nAlla proclamazione dell\u2019indipendenza dell\u2019Angola, i sovietici avevano organizzato una riunione di tutti gli ambasciatori dei Paesi socialisti per andare a portare insieme il saluto al nuovo presidente eletto. Solo che il rappresentante della Romania, l\u2019ambasciatore Gheorghe Stoian, non accett\u00f2 di andarci assieme agli altri, and\u00f2 da solo, prima di tutti, present\u00f2 il saluto e il sostegno all\u2019indipendenza dell\u2019Angola. Per tutto quel periodo di confusione, noi abbiamo tenuto i contatti con tutti i movimenti, consigliandoli permanentemente di andare d\u2019accordo tra di loro. I sovietici hanno puntato su uno dei movimenti, gli americani su un altro, i cinesi si sono affiancati agli americani, il che \u00e8 diventato motivo di guerra. Non \u00e8 successo lo stesso in Tanzania, dove la maturit\u00e0 delle forze interne \u00e8 riuscita a stare alla larga sia dagli uni che dagli altri\u201d, dice ancora Mircea Nicolaescu.<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n&#13;<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\nL\u2019ex diplomatico ha accennato anche alle peculiarit\u00e0 dell\u2019Africa, che, trascurate, hanno determinato fallimenti, come nel caso dell\u2019Algeria. Per quanto riguarda la visione sul processo di decolonizzazione, a volte si divide in maniera artificiale l\u2019evoluzione della cosiddetta Africa Araba da quella della cosiddetta Africa Nera. Non si pu\u00f2 dire che l\u2019Africa sia solo Nera o solo Araba quasi in nessuna delle sue zone. Nell\u2019Africa Sahariana c\u2019\u00e8 una zona di influenze reciproche. E\u2019 difficile fare una simile separazione anche dal punto di vista storico. Uno degli ultimi stati africani a proclamare l\u2019indipendenza fu l\u2019Algeria. Poche furono le zone coloniali del mondo inserite proprio nel territorio nazionale del Paese-metropoli, come l\u2019Algeria, che fu sciolta come entit\u00e0 e divisa in tre dipartimenti della Francia. Uno degli esempi di fallimento del movimento comunista fu l\u2019Algeria perch\u00e9 non aveva capito che si trattava dell\u2019indipendenza nazionale di un popolo, non dell\u2019indipendenza di tre dipartimenti della Francia\u201d, conclude Mircea Nicolaescu.<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n&#13;<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\nIl coinvolgimento della Romania nella decolonizzazione africana signific\u00f2 anche la scelta di una direzione senza prospettive nella diplomazia. Negli anni \u201980, isolata dal mondo politico occidentale e tenuta a distanza dai Paesi socialisti, la diplomazia del regime Ceau\u015fescu ha puntato molto sulla carta africana.<\/p>\n<p>&#13;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo la fine della seconda Guerra mondiale nel 1945, il movimento di decolonizzazione cominci\u00f2 a segnare le relazioni internazionali, visto che la dominazione degli imperi coloniali era assai contestata.<\/p>\n","protected":false},"author":127,"featured_media":127010,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[132207],"tags":[],"coauthors":[],"class_list":["post-664663","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-pagine-di-storia"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La Romania e la decolonizzazione africana - 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