{"id":720530,"date":"2024-03-30T07:00:11","date_gmt":"2024-03-30T05:00:11","guid":{"rendered":"http:\/\/devrri.freshlemon.ro\/?p=720530"},"modified":"2024-03-29T19:50:13","modified_gmt":"2024-03-29T17:50:13","slug":"il-progetto-della-romania-alla-biennale-di-venezia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rri.ro\/it\/guida-programmi\/agenda-culturale\/il-progetto-della-romania-alla-biennale-di-venezia-id720530.html","title":{"rendered":"La Romania alla Biennale di Venezia"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Che cos\u2019\u00e8 il lavoro \/ What Work Is&#8221; \u00e8 il progetto selezionato che rappresenter\u00e0 la Romania alla 60-a edizione della Mostra Internazionale d\u2019Arte \/ La Biennale di Venezia. Il progetto appartiene a \u0218erban Savu e sar\u00e0 presentato nel Padiglione della Romania nei Giardini della Biennale e nella Nuova Galleria dell\u2019Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia dal 20 aprile al 24 novembre 2024. Il tema del progetto proposto da \u0218erban Savu \u00e8 il rapporto tra lavoro e tempo libero. \u0218erban Savu \u00e8 un artista visivo che vive e lavora a Cluj (nord-ovest della Romania), si \u00e8 laureato all\u2019Universit\u00e0 di Belle Arti di Cluj ed \u00e8 un pittore realista che coglie la vita quotidiana e l\u2019esistenza contemporanea in Romania, con una propensione per i temi legati al lavoro e al piacere. Il progetto per la Biennale di Venezia \u00e8 curato dall\u2019artista Ciprian Mure\u0219an, collega e collaboratore di \u0218erban Savu. Ecco che cosa ci ha detto l\u2019artista \u0218erban Savu a proposito del progetto che rappresenter\u00e0 la Romania. \u201eChe cos\u2019\u00e8 il lavoro \/ What Works Is\u201d \u00e8 il titolo di una poesia di Philip Levine, un poeta che si \u00e8 preoccupato del lavoro e si \u00e8 fatto domande su che cosa rappresenta il lavoro ed ha risposto in un modo ammirevole. Mi sono ritrovato molto nelle sue poesie. Non a caso il mio libro del 2018 parla di cinque poesie di Philip Levine sul lavoro. Sto lavorando su questo tema e mi interessa da un po\u2019 di tempo. In un certo modo, l\u2019ho visto attraverso il filtro della storia delle arti, guardando l\u2019arte propagandistica di prima dell\u201989, che tuttavia \u00e8 rimasta con noi ed esiste ancora nei nostri giorni, ma non \u00e8 cos\u00ec visibile. E, come diceva Ciprian, non sappiamo rapportarci ad essa per il momento. E\u2019 passato troppo poco tempo per poter avere un atteggiamento rilassato oppure obiettivo. Siamo troppo soggettivi. E cos\u00ec ho toccato il tema del lavoro, cercando, infatti, di capire chi siamo noi oggi. Per\u00f2 ricorrendo all\u2019arte, alla sua storia\u201d, ha spiegato \u0218erban Savu .<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Che cosa potr\u00e0 vedere il pubblico che visita la biennale? \u00a0&#8220;Nel Padiglione Centrale ci sar\u00e0 un polittico di grandi dimensioni, che conterr\u00e0 circa 40 opere. Una parete dominante, evidentemente, sar\u00e0 completata da una struttura di piedistalli sui quali saranno esposti quattro modellini di edifici emblematici con inserti di mosaico. Presso la Nuova Galleria dell\u2019Istituto Culturale Romeno produrremo, per sette mesi, un mosaico di grandi dimensioni, raffigurante un picnic, una scena di rilassamento, che si svolge il 1 Maggio, ma un 1 Maggio diverso da com\u2019era una volta. Un 1 Maggio in cui la gente \u00e8 libera di passare il tempo come desidera, senza implicazioni propagandistiche\u201d, aggiunge \u0218erban Savu.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u0218erban Savu ha spiegato anche perch\u00e8 ha scelto il polittico come forma di presentazione della sua arte. &#8220;E\u2019 una forma canonica. Io guardo la realt\u00e0 e quello che mi circonda attraverso il filtro della storia dell\u2019arte, e il polittico, forma di arte religiosa, serve alle mie idee, nel senso in cui io guardo l\u2019ideologia come la religione, in un certo modo. &#8230; Prima, il lavoro era parte dell\u2019arte ufficiale e dell\u2019arte della propaganda ed era qualcosa di fondamentale nella costruzione della societ\u00e0. Adesso le cose stanno diversamente, ovviamente, e sono stato interessato a vedere come pu\u00f2 il mondo di oggi trovare la sua indipendenza e come pu\u00f2 evitare i sistemi produttivi e trovare la propria autonomia. Il lavoro implica, ovviamente, uno stato di alienazione, soprattutto il lavoro all\u2019estero, alienazione da parte di chi va lontano dal Paese e di chi torna dopo molto tempo passato fuori e torna a realt\u00e0 diverse in rapporto alle quali si sente estraneo\u201d, aggiunge l&#8217;artista.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il curatore del progetto, Ciprian Mure\u0219an, ci ha offerto maggiori dettagli sul tema e sull\u2019ispirazione del progetto e sul rapporto tra i due artisti creatori. &#8220;Gli artisti hanno un rapporto speciale con il lavoro. Abbiamo iniziato con una selezione di opere. Possiamo dire che siamo arrivati a una conclusione abbastanza rapida, perch\u00e9 siamo sulla stessa lunghezza d\u2019onda visto che lavoriamo nello stesso atelier. Siamo abbastanza intuitivi, in un certo modo. Ci siamo mossi e siamo arrivati a una conclusione\u201d, spiega Ciprian Mure\u0219an.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ciprian Mure\u0219an ci ha descritto gli elementi della mostra alla biennale e ha tracciato un breve ritratto di \u0218erban Savu. &#8220;\u0218erban Savu \u00e8, infatti, pittore come formazione. Lui, come pittore, nel 2008-2009 ha cominciato a lavorare un po\u2019 con il mosaico. Gli piacevano moltissimo i mosaici antichi, romani, greci. Vedremo nel padiglione, dunque una selezione di dipinti, dal 2005 al 2024, 45 dipinti raccolti in un polittico, in una specie di altare, diciamo, che crea una specie di dialogo con Venezia\u201d, dice ancora il curatore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da parte sua, la Commissaria della Romania per la Biennale di Venezia, Ioana Ciocan, ci ha parlato del processo di selezione dei progetti e della scelta di quest\u2019anno. &#8220;Devo dire che ogni volta il padiglione della Romania alla Biennale di Venezia non passa inosservato. Quest\u2019anno ci sono quasi 90 Paesi che hanno padiglioni nazionali. La Romania ha la fortuna di avere gi\u00e0 dal 1938 un padiglione proprio nei Giardini della Biennale. Ogni volta, la Romania ha mandato artisti molto importanti e menzionerei coloro a cui non pensa nessuno: Nicolae Grigorescu, \u0218tefan Luchian, Henry Mavrodin, Geta Br\u0103tescu oppure Adrian Ghenie, per avvicinarmi all\u2019epoca contemporanea. Sar\u00e0 sicuramente un padiglione molto amato, in cui le persone si incontreranno e in cui troveranno scene che sono estremamente familiari per loro &#8230; Secondo me, pi\u00f9 artisti, pi\u00f9 curatori dovrebbero avere il coraggio di partecipare alla Biennale. S\u00ec, la competizione \u00e8 ogni volta estremamente stretta, ma tutti dovrebbero fare uno sforzo, tutti quelli che vogliono, e mandare i loro dossier di modo che siano esaminati dalla giuria. E\u2019 un processo difficile, soprattutto per i membri della giuria, che sono nazionali, ma anche internazionali. E\u2019 un processo difficile, perch\u00e9 la responsabilit\u00e0 \u00e8 molto grande, cio\u00e8 mandiamo un progetto a rappresentare un Paese. E\u2019 davvero un processo complicato\u201d, conclude Ioana Ciocan.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Che cos\u2019\u00e8 il lavoro \/ What Work Is&#8221; \u00e8 il progetto selezionato che rappresenter\u00e0 la Romania alla 60-a edizione della Mostra Internazionale d\u2019Arte \/ La Biennale di Venezia. 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