{"id":876093,"date":"2025-03-26T19:41:45","date_gmt":"2025-03-26T17:41:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rri.ro\/?p=876093"},"modified":"2025-03-26T19:41:45","modified_gmt":"2025-03-26T17:41:45","slug":"il-carcere-di-aiud","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rri.ro\/it\/guida-programmi\/pagine-di-storia\/il-carcere-di-aiud-id876093.html","title":{"rendered":"Il carcere di Aiud"},"content":{"rendered":"<p>La triste fama della citt\u00e0 romena di Aiud, con una popolazione di circa 22.000 abitanti, \u00e8 dovuta al suo carcere. Quello che \u00e8 successo ad Aiud, uno dei pi\u00f9 grandi centri di detenzione politica durante gli anni del regime comunista, \u00e8 stato portato all&#8217;attenzione dei romeni dopo il 1989. Dopo 35 anni, la storia del penitenziario di Aiud, scritta dallo storico Drago\u0219 Ursu del Museo Nazionale dell&#8217;Unit\u00e0 di Alba Iulia, \u00e8 un\u2019apparizione editoriale da salutare. &#8220;L&#8217;opposizione della societ\u00e0 romena al comunismo, al regime comunista instaurato dopo la Seconda Guerra Mondiale, era innanzitutto di carattere politico. Questo perch\u00e9 la societ\u00e0 romena, i partiti politici, quella che genericamente chiamiamo societ\u00e0 civile, i romeni nel loro insieme, vedevano nel comunismo un nemico che minacciava l&#8217;esistenza stessa della democrazia romena e dello Stato romeno. Era un regime imposto dall&#8217;occupante sovietico, un regime illegittimo e criminale. Quindi, prima di tutto, l&#8217;opposizione al regime comunista era di natura politica e ci\u00f2 ha fatto finire gli oppositori del regime nelle carceri, nel mirino della Securitate (N. d. R, la polizia politica) e della repressione comunista, e cos\u00ec sono finiti ad Aiud. La rieducazione \u00e8 una forma di confronto politico tra il regime e i prigionieri perch\u00e9 il regime tratta i prigionieri non solo come persone private della libert\u00e0 in una detenzione amministrativa, ma come nemici del popolo. La loro repressione doveva continuare nel carcere, sottoposti ad un regime di disumanizzazione attraverso un processo di rieducazione politica, ristrutturazione politica e rieducazione psicologica.&#8221;<\/p>\n<p>La popolazione carceraria di Aiud era diversificata, ma la prigione era conosciuta come la prigione dei legionari. Drago\u0219 Ursu: Tr: \u201eCome dimensioni, Aiud era forse la prigione pi\u00f9 spaziosa, se parliamo in termini di capacit\u00e0 di detenzione. Potevano entrarci fino a 3.600-4.000 persone in un dato momento, e durante la detenzione comunista, circa 14.000 prigionieri passarono per Aiud. E in termini di qualit\u00e0, diciamo, prima di tutto, nel 1948, quando si fece una divisione delle carceri, Aiud fu riservata ai detenuti che chiamiamo intellettuali, della professione intellettuale: dipendenti pubblici, persone che esercitavano professioni liberali e intellettuali, accanto a quelli che chiamiamo genericamente <criminali di guerra> condannati dopo la Seconda Guerra Mondiale. E in termini politici Aiud \u00e8 conosciuta come <prigione dei legionari> (N. d. R. l\u2019estrema destra interbellica romena), per quelli con un passato politico legionario. Ma durante la detenzione non fu proprio cos\u00ec, loro formarono una maggioranza piuttosto relativa. Ad Aiud furono, ovviamente, imprigionati membri di altri partiti politici, liberali, del Partito nazional-contadino, ufficiali dell&#8217;ex Regio Esercito, contadini contrari alla collettivizzazione, partigiani della resistenza armata che si nascondevano in montagna.\u201d<\/p>\n<p>Come anche a Pitesti, Gherla e nei campi di lavoro forzato sul Canale Danubio-Mar Nero, ad Aiud ebbe luogo la cosiddetta rieducazione, una delle forme estreme di brutalit\u00e0 con cui veniva trattato l&#8217;essere umano da un regime che pretendeva di amare il popolo. Drago\u0219 Ursu ha notato per\u00f2 anche delle differenze tra i tipi di rieducazione. &#8220;Si tratta del fenomeno della rieducazione del carcere di Pitesti, che poi si estese al carcere Gherla e ai campi di lavoro sul Canale Danubio-Mar Nero, il fenomeno della rieducazione violenta per eccellenza, della violenza estrema. D&#8217;altra parte, ad Aiud parliamo della rieducazione tardiva dopo la seconda ondata repressiva, l&#8217;ondata repressiva innescata dopo la rivoluzione in Ungheria, in cui il regime utilizza piuttosto mezzi e strumenti legati alla rieducazione psicologica, alla guerra psicologica, alla rieducazione culturale. Quindi non utilizza direttamente e apertamente la violenza, e per ragioni molto pratiche: i prigionieri che sono diventati oggetto di rieducazione erano persone arrivate dopo 10, circa 15 anni di detenzione, esauriti fisicamente, psichicamente, moralmente, per cui qualsiasi forma minima di tortura, di violenza fisica, li avrebbe uccisi, non sarebbero sopravvissuti alla rieducazione e quindi il processo non avrebbe raggiunto il suo scopo. E\u2019 quello che decisamente contraddistingue il carcere di Aiud. Se a Pitesti c\u2019\u00e8 stata una rieducazione violenta, ad Aiud c\u2019\u00e8 stata piuttosto una rieducazione nel registro psicologico, ideologico, culturale con cui il regime cercava di attirare dalla sua parte i prigionieri, di farli smascherare il proprio passato politico. In questo modo si sarebbero compromessi moralmente davanti a loro stessi e davanti ai loro compagni detenuti, per non poter riattivarsi politicamente dopo la liberazione, per non poter riprendere l&#8217;attivit\u00e0 politica.&#8221;<\/p>\n<p>Qual \u00e8 l&#8217;eredit\u00e0 del carcere di Aiud nella memoria collettiva? Drago\u0219 Ursu. Track: &#8220;La rieducazione nel carcere di Pitesti, attraverso una violenza estrema, una brutalit\u00e0 e metodi di tortura che a volte superano la nostra immaginazione, ha assolto le vittime. Perch\u00e9, di fronte alla violenza estrema, la natura umana cede in gran misura. E allora \u00e8 ingiusto dire oggi <hanno ceduto alla rieducazione e sono stati rieducati> e sono moralmente assolti proprio perch\u00e9 hanno subito la violenza estrema. Al contrario, nel carcere di Aiud, questa rieducazione \u00e8 stata piuttosto psicologica e allora ha creato una frattura nella memoria. E vediamo come i memorialisti, i sopravvissuti, trasmettono il senso di colpa di coloro che in qualche modo sono passati dalla parte del regime. Ci\u00f2 colloca in un registro diverso la rieducazione nel carcere di Aiud. E, in qualche modo, da questo punto di vista, possiamo dire che il regime ha avuto successo nel seminare i semi della sfiducia e della tensione tra i detenuti, durante la rieducazione e poi nella memorialistica, in chi \u00e8 sopravvissuto e ha fornito testimonanze scritte.  Il che a Pitesti non successe, perch\u00e9 l\u00ec la memoria \u00e8 molto pi\u00f9 unitaria e i detenuti si capiscono reciprocamente perch\u00e9 hanno subito tutti violenze estreme. Invece, il fenomneo di Aiud \u00e8 in qualche modo diverso.&#8221;<\/p>\n<p>Il carcere di Aiud ha ora una monografia che riporta al presente un tempo e un luogo di disumanit\u00e0 in cui eccelleva il regime comunista.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La triste fama della citt\u00e0 romena di Aiud, con una popolazione di circa 22.000 abitanti, \u00e8 dovuta al suo carcere. Quello che \u00e8 successo ad Aiud, uno dei pi\u00f9 grandi centri di detenzione politica durante gli anni del regime comunista, \u00e8 stato portato all&#8217;attenzione dei romeni dopo il 1989. 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