Banca Centrale, tasso di riferimento resta invariato
La Banca Centrale della Romania ha deciso di non modificare il tasso di interesse di riferimento.
Leyla Cheamil, 09.10.2026, 11:45
La Banca Nazionale della Romania ha deciso giovedì di mantenere il tasso di politica monetaria al 6,5%, nell’ambito degli sforzi volti a stabilizzare i prezzi. L’istituzione ha inoltre deciso di mantenere il tasso di interesse per la linea di credito al 7,50% annuo e quello per la linea di deposito al 5,50% annuo, nonché di conservare gli attuali livelli dei coefficienti di riserva obbligatoria per le passività in lei e in valuta estera degli istituti di credito.
Le decisioni della direzione della Banca Centrale mirano a garantire una crescita economica sostenibile, poiché, secondogli esperti, la stabilità macroeconomica del paese dipende da un insieme equilibrato di politiche economiche e riforme strutturali. Allo stesso tempo, l’utilizzo dei fondi europei è essenziale per stimolare la crescita nel lungo periodo e aiutare l’economia a resistere meglio nei periodi difficili.
Secondo la BNR, l’assorbimento dei fondi europei è fondamentale per controbilanciare gli effetti delle misure di consolidamento dei conti pubblici e del contesto geopolitico. L’istituzione ha annunciato che monitora attentamente i mercati interni ed esteri e che utilizzerà tutti gli strumenti necessari per mantenere stabili i prezzi nel medio termine e proteggere la stabilità finanziaria.
Il tasso annuo d’inflazione è diminuito significativamente, passando dal 10,42% di giugno al 6,17% di agosto. Tuttavia, la Banca Centrale sottolinea che questa riduzione è un effetto statistico, dovuto all’esaurimento degli effetti diretti dell’eliminazione del tetto ai prezzi dell’elettricità e dell’aumento delle aliquote IVA e delle accise, introdotti nello stesso periodo dell’anno precedente.
La Banca Nazionale prevede che i rischi inflazionistici rimarranno elevati nel prossimo periodo. Tra i principali fattori di rischio figurano l’aumento dei prezzi dei carburanti, legato alle quotazioni internazionali del petrolio, le pressioni suiprezzi dei prodotti alimentari esercitate dalla siccità e il deprezzamento della moneta nazionale romena, il leu.
A livello internazionale, le tensioni in Medio Oriente e la crisi energetica possono erodere il potere d’acquisto e incidere sull’attività delle imprese. Sul piano interno, assumono particolare rilevanza le incertezze politiche e le misure di consolidamento fiscale.
In un contesto caratterizzato dalla stagnazione dell’economia nel secondo trimestre e dalla diminuzione dei consumi, un rapido allentamento della politica monetaria appare poco probabile. La riduzione dell’inflazione diventerà evidente soltanto nel lungo periodo, con l’attuazione degli aggiustamenti di bilancio. Ciò significa che i debitori non beneficeranno a breve di una diminuzione dei tassi d’interesse. Secondo gli esperti, l’eventuale avvio di una tendenza al ribasso dei tassi d’interesse dipenderà da sviluppi che non riguardano esclusivamente la Banca Centrale.
I dati e le analisi più recenti indicano una ripresa dell’attività economica nel terzo trimestre del 2026 rispetto al precedente, anche grazie ai risultati del settore agricolo. Tale ripresa si accompagna, tuttavia, a un peggioramento dell’andamento del PIL rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.