Una settimana prima di Pasqua, nella Domenica delle Palme, per i cristiani ortodossi, che quest’anno celebrano la Pasqua il 12 aprile, è permesso il consumo del pesce. Tra i piatti tradizionali della primavera si trovano anche quelli a base di alosa.
Il 25 marzo si celebra l’Annunciazione, festa importantissima del calendario cristiano. Il giorno dell’Annunciazione e quello della Domenica delle Palme sono gli unici durante la Quaresima in cui i cristiani ortodossi praticanti hanno il permesso di consumare pesce. Ecco alcune idee per i pasti di queste ricorrenze.
Il cavolo fermentato viene utilizzato sia nei piatti del periodo delle festività invernali, sia durante la primavera, durante la Quaresima, quando si preparano piatti di magro.
Durante la Quaresima, ad eccezione di alcuni giorni in cui è consentito il consumo di pesce, i fedeli ortodossi mangiano esclusivamente cibi di origine vegetale.
La Bucovina si distingue per una gastronomia specifica, vicina a quella moldava, ma segnata anche dall’influenza austriaca, poiché tra il 1775 e il 1918 questa provincia storica romena si trovò sotto l’amministrazione imperiale di Vienna.
La provincia di Buzău si distingue per alcuni prodotti a denominazione d’origine, ciascuno con una storia legata alle sagre organizzate in un’area situata nell’est della Romania, caratterizzata da un intenso traffico commerciale, che collegava le tre grandi province storiche romene: Valacchia, Moldavia e Transilvania.
La Transilvania è caratterizzata, dal punto di vista gastronomico, da piatti ricchi di grassi, influenzati dalla cucina austriaca e ungherese. In alcune minestre viene aggiunto il dragoncello, una pianta aromatica arrivata con tutta probabilità tramite la comunità sassone.
I bomboloni rappresentano un dolce molto popolare, che può essere preparato senza troppa fatica e abbastanza rapidamente. Diventano anche protagonisti di alcune tradizioni di certe comunità, come la “Fuga delle Lole” di Agnita, in provincia di Sibiu, nella Romania centrale.
Nel 2027, la provincia di Harghita, che si trova nella Romania centrale, sarà Regione Europea della Gastronomia. Un sondaggio condotto dall’Associazione per lo Sviluppo Intercomunitario Harghita (Visit Harghita) rileva che il pane fatto in casa, le sarmale, i piatti a base di patate o il kürtőskalács spiccano tra i simboli gastronomici locali.
Il cavolo sposa molto bene la carne nella cucina romena. La verza tritata, dolce o in salamoia, viene abbinata a carne di maiale, di pollo, di tacchino o persino al pesce. Dalle foglie di verza e dalla carne macinata risultano le “sarmale”, piatto rappresentativo della cucina romena.
La gelatina di maiale, chiamata in romeno “piftie”, è uno dei piatti tipici delle festività invernali, immancabile dal menu di Natale o di Capodanno. Per l’Epifania c’è la tradizione di mangiare gelatina di maiale e grano bollito, accompagnate da vino rosso.
Secondo la tradizione, il 20 dicembre, quando i cristiani ortodossi venerano Sant’Ignazio di Antiochia, nelle masserie di campagna si svolge anche il sacrificio rituale del maiale che fornisce tutta la materia prima per i piatti tradizionali di Natale in Romania: aspic, leberwurst, cotenna, lardo, ciccioli, il sanguinaccio locale, salsicce e i famosi involtini chiamati sarmale, rivendicati dall’intero spazio balcanico, ogni Paese con la propria ricetta.
Il pan di zenzero, in romeno “turtă dulce”, si trova tra i dolci offerti ai bambini in questo periodo. In molti Paesi è un dessert tipico delle feste invernali, avendo talvolta anche il ruolo di decorare l’albero di Natale. In Romania, il pan di zenzero trova posto anche negli stivaletti dei bambini per San Nicola.
Dal 14 novembre, per i cristiani ortodossi è iniziato il Digiuno della Natività. Rispetto alla Quaresima, è un periodo più leggero, poiché prevede il permesso di consumare pesce il sabato e la domenica, ma anche in altri giorni di festa.
La festa di Sant’Andrea, celebrata il 30 novembre, segna l’inizio dell’inverno e, nella tradizione popolare, la notte precedente è associata all’apparizione di spiriti malvagi che devono essere evitati. Per proteggersi, c'era l'usanza di ungere con un po' di aglio il corpo, ma anche le porte e le finestre della propria casa.