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Edifici emblematici di Costanza

Per la maggior parte dei turisti, Costanza significa in primo luogo un posto dove ci si rilassa. La spiaggia, il Mar Nero, il delfinario e il Casinò sono le principali attrattive.

Edifici emblematici di Costanza
Edifici emblematici di Costanza

, 07.06.2015, 14:38

Per la maggior parte dei turisti, Costanza significa in primo luogo un posto dove ci si rilassa. La spiaggia, il Mar Nero, il delfinario e il Casinò sono le principali attrattive. Ma la città con la sua storia ricca e la diversità etnica della zona si riflettono anche negli edifici emblematici. Ad esempio, il Museo d’Arte, fondato nel 1961, che custodisce un’importante collezione di opere di artisti romeni. L’edificio in cui si trova il museo è anch’esso un edificio di patrimonio. Fu costruito dall’architetto Ion Socolescu nel periodo 1891-1893 e inizialmente ospitava la Scuola romena di Costanza. Ora custodisce opere di pittura e scultura romena di più artisti, tra cui Nicolae Grigorescu, Theodor Aman, Jean Steriadi, Ion Andreescu, Cornel Medrea, Dimitrie Paciurea, Ion Ţuculescu, Ion Jalea, Vida Gheza, Theodor Pallady, Corneliu Baba e tanti altri.

Di recente, il Museo d’Arte di Costanza è stato riaperto dopo un lungo periodo di restauro. Particolari sui lavori, sul modo in cui è stato riorganizzato il patrimonio del museo e sulle mostre permanenti e temporanee, dalla direttrice Doina Pauleanu. Abbiamo selezionato le più importanti e rappresentative opere di ciascun artista. Esistono sale dedicate quasi a ciascun grande artista romeno del periodo moderno. Quando abbiamo dovuto togliere un’opera dall’esposizione permanente, lo abbiamo sentito come un sacrificio. Allora abbiamo pensato di organizzare una mostra temporanea, che renda l’idea che in un grande museo, il rapporto tra ciò che viene esposto e ciò che resta nei depositi è a favore dei depositi in cui rimangono molte più opere rispetto a quelle che si possono esibire. Dunque siccome erano rimaste molte opere di Tonitza, Şirato, Dimitrescu, Pallady, Petraşcu e tanti altri, le abbiamo inserite in questa mostra temporanea intitolata il Museo nel deposito, spiega Doina Pauleanu.

Risalente alla fine del XIX-esimo secolo, l’attuale sede del Museo d’Arte di Costanza fu costruita in un periodo di massima fioritura della Dobrugia. Dopo che per un lungo periodo era appartenuta all’impero ottomano, la provincia venne annessa alla Romania dopo la guerra di indipendenza del 1877 – 1878. Doina Pauleanu ci racconta della trasformazione della Dobrugia.

La Dobrugia fu restituita alla Romania dopo la guerra di Indipendenza del 1878. All’inizio le persone che provenivano dal regno si sentivano esiliate, ma volevano lasciare le tracce del proprio passaggio da queste parti. Pochi sanno che il lungomare di Costanza è una costruzione artificiale dovuto all’ingegnere Scarlat Vârnav, il direttore della Scuola Nazionale di Ponti e Strade di Bucarest, e al coraggio di Anghel Saligny di avviare un progetto così difficile nel contesto in cui erano già cominciati i lavori di costruzione del porto. Questo è uno spazio straordinario, uno spazio plurietnico, delle confluenze, aggiunge la direttrice del Museo.

Essendo una zona di interferenze religiose ed etniche, la tolleranza religiosa era fondamentale, e re Carlo I creò le condizioni per il suo mantenimento. Simbolicamente i due maggiori edifici di arte religiosa dopo l’unificazione della Dobrugia con la Romania furono la Cattedrale dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e la Moschea Reale, costruita con i fondi dello stato romeno al posto di un’antica moschea. Fu proprio re Carlo I ad avere questa iniziativa per dimostrare che nella Romania allargata, la tolleranza religiosa era assai importante. Tutte le costruzioni avviate nella città e realizzate dopo l’unificazione e fino al 1914, sono dovute alla straordinaria apertura del re verso questa zona e al fatto che aveva compreso l’importanza geopolitica della Dobrugia, conclude Doina Pauleanu. (traduzione di Gabriela Petre)

foto: Mariana Chiriţă/RRI
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