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Bright Future – l’archivio di una storia collettiva

Presentato in anteprima mondiale all'International Documentary Film Festival Amsterdam (IDFA), il documentario "Bright Future", diretto da Andra MacMasters e prodotto da Monica Lăzurean-Gorgan, ha avuto un importante percorso festivaliero.

La locandina del film
La locandina del film "Bright Future"

, 21.03.2026, 07:00

In Romania, il film è stato incluso nella selezione ufficiale di festival come il TIFF/Transylvania International Film Festival e il Festival del Film Storico di Râșnov, e ha vinto il premio per la migliore regia nella sezione competitiva Romania all’Astra Film Festival. Il documentario “Bright Future” è una coproduzione Romania-Corea del Sud e si concentra su un momento di tensione della storia recente, ambientato nell’estate del 1989, sullo sfondo della Guerra Fredda. In quel momento, per la prima e unica volta nella storia del paese, la Corea del Nord aprì i suoi confini per accogliere oltre 20.000 giovani provenienti da 177 paesi, in occasione della 13ª edizione del Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti.

Oltre 600 dibattiti, eventi culturali e sportivi furono organizzati; tuttavia, la manifestazione ebbe principalmente una natura politica, puntando su temi quali la pace, il disarmo nucleare, la lotta contro l’imperialismo, la crisi ecologica e i diritti dei giovani e delle donne. La delegazione romena, composta da 180 persone tra giovani studenti e personalità del mondo politico e culturale dell’epoca, si recò a Pyongyang. La Romania godeva di una posizione privilegiata grazie ai legami speciali di amicizia tra i due Paesi. Ciononostante, il festival si svolse in un contesto internazionale teso: tre settimane prima, il governo cinese aveva represso violentemente le proteste studentesche nella Piazza Tiananmen e le prime fessure cominciavano ad apparire dietro la Cortina di Ferro. In “Bright Future” troviamo note personalità del mondo artistico, come Silvia Dumitrescu, Loredana Groza, Daniel Iordăchioaie, Dan Bittman, Claudiu Bleonț e Vasile Muraru, ma anche futuri politici o imprenditori, alcuni dei quali sono poi diventati personaggi pubblici: Adrian Năstase, Mugur Isărescu, Elena Ciocan e Dan Puric. Le immagini che compongono il documentario di montaggio “Bright Future” appartengono all’archivio di Emilian Urse, un cineasta amatoriale incaricato dall’allora ministro della Gioventù, Ioan Toma, di recarsi a Pyongyang per filmare l’evento.

“Nel 2017, nell’ambito di un progetto più ampio realizzato insieme a Emilian Urse, ho lavorato alla digitalizzazione dell’archivio Stud-Film di Bucarest, il primo cineclub studentesco in Romania. Il progetto è culminato nel lancio della piattaforma cineama.ro, dove è possibile visionare film realizzati dagli studenti tra il 1957 e il 1989. Durante i preparativi, Emilian Urse mi ha consegnato diverse bobine di pellicola da 16 mm contenenti i lavori degli studenti. Le ho digitalizzate e inserite nella piattaforma. Allo stesso tempo, Emilian mi ha anche dato alcune videocassette. Alla fine degli anni ’80, possedeva una videocamera Panasonic VHS, un oggetto piuttosto raro in Romania all’epoca. Grazie ad essa, era riuscito a filmare momenti sia precedenti al 1989 che degli anni ’90. Fortunatamente queste cassette si sono conservate in buone condizioni e non si sono smagnetizzate, il che ha reso la digitalizzazione relativamente semplice. Con il supporto dell’Archivio Nazionale del Cinema, siamo riusciti a digitalizzare le quattro cassette, ciascuna della durata di circa tre ore.” – ha affermato Andra MacMasters.

Una delle grandi qualità del film “Bright Future” è che non si affida unicamente alla forza di immagini spettacolari, viste oggi con la distanza di oltre trent’anni. Il film colloca queste immagini in un contesto più ampio e coglie l’atmosfera degli eventi internazionali: dal Nicaragua e dal Cile, ai Paesi baltici, all’Ungheria, alla Cina e al blocco sovietico, che cominciava a diventare più fragile.

“Sì, esatto. È una tesi che ho formulato piuttosto timidamente alla fine del film: che i politici saliti al potere subito dopo l’89 avrebbero avuto più informazioni di noi, comuni cittadini. Il festival si è svolto in estate, ed Emilian Urse mi ha detto che già allora si discuteva, ad esempio, delle proteste che si sarebbero dovute svolgere a Praga a novembre. Il film è anche il risultato di un’ampia ricerca negli archivi internazionali: gli Archivi Europei di Firenze, gli Archivi dell’UNESCO a Parigi, sono persino andata a Seul, agli Archivi del Dipartimento di Studi Nord-Coreani, dove ho consultato anche la stampa nordcoreana. Da tutti questi frammenti ho costruito un dialogo con le immagini filmate all’epoca. Ho cercato di cogliere questa atmosfera, ma senza privilegiare una singola prospettiva: né occidentale, né socialista, né dei paesi non allineati. La posta in gioco di questo festival era in realtà quella di attirare i paesi non allineati da una parte o dall’altra. E la delegazione romena, vista in questo contesto, sembra quasi distaccata dalla realtà. Purtroppo non sono riuscita a trovare negli archivi l’elenco completo dei partecipanti.” – ha aggiunto Andra MacMasters.

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