Denti da latte, un punto di riferimento del cinema romeno recente
L'anno scorso, Mihai Mincan è tornato con "Denti da latte", uno dei film più potenti del 2025, che sfida lo spettatore e si rifiuta di rientrare in un genere specifico, sebbene prenda in prestito elementi dell'horror, del thriller poliziesco e del dramma familiare.
Corina Sabău, 10.01.2026, 07:00
Nel 2022, Mihai Mincan ha debuttato con “To the North”, un film ispirato a un caso reale – migranti nascosti su una nave cargo – che il regista trasforma in una riflessione con risvolti etici piuttosto che in un vero e proprio commento sociale, proponendo un cinema più astratto, che si allontana dagli schemi del cinema romeno ancorato alla vita quotidiana immediata. L’anno scorso, Mihai Mincan è tornato con “Denti da latte”, uno dei film più potenti del 2025, che sfida lo spettatore e si rifiuta di rientrare in un genere specifico, sebbene prenda in prestito elementi dell’horror, del thriller poliziesco e del dramma familiare. “Denti da latte”, presentato in anteprima mondiale nella sezione competitiva Orizzonti alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è ambientato in una città mineraria in declino nel 1989 e inizia con l’improvvisa scomparsa di una bambina.
Il caso viene affidato a un poliziotto (interpretato da István Téglás) costretto dai limiti del sistema, i genitori (interpretati da Marina Palii e Igor Babiac) sono paralizzati dalla paura e dal senso di colpa, e la tensione dell’attesa e la mancanza di risposte incrinano gradualmente l’equilibrio familiare. Raccontato dal punto di vista della sorella della ragazza scomparsa, Maria (interpretata da Emma Ioana Mogoș), il film evita una critica diretta al comunismo e si concentra sul mondo visto attraverso gli occhi di un bambino. La storia è costruita su cose non dette o fraintese, su discussioni frammentarie con altri bambini, spesso indifferenti alla scomparsa della ragazza, mescolate a musiche – come Pet Shop Boys e Hot Butter -, suoni e immagini degli anni ’80, ed è attraversata da una luce anemica e malinconica, che a tratti scompare del tutto, lasciando spazio all’oscurità.
Abbiamo parlato con Mihai Mincan della prospettiva scelta nel film, influenzata dai suoi ricordi d’infanzia e dalle esperienze personali legate alla figlia, ma anche dall’atmosfera piena di incertezza e oppressione degli anni ’80: “Uno dei motivi per cui ho scelto la prospettiva di Maria, la sorella della ragazza scomparsa, è in gran parte autobiografico. Il mio rapporto con mia figlia è stato molto importante: da piccola, ha avuto un ingresso nel mondo più difficile, ha cominciato tardi a parlare e passava molto tempo a guardare fuori dalla finestra, verso gli alberi, sembrava avere un mondo interiore ricco, che non esteriorizzava. Ha anche avuto episodi di terrori notturni, cioè una specie di incubi. Mi sono ricordato che anch’io avevo paure simili, legate all’oscurità, alle forme che sembravano emergere da lì. Quindi ho sentito che potevo scrivere da questo punto di vista, dal mondo interiore di un bambino. Inoltre, il film parla di solitudine e confusione, e la prospettiva della bambina mi è sembrata la più onesta e appropriata per trasmettere questi sentimenti, rispetto a quella di un adulto, che ha più informazioni ed è connesso al mondo in modo diverso. Ed è vero, anche il fatto che al tempo della Rivoluzione del 1989 avessi 9 anni ha svolto un ruolo molto importante. Ho sentito di poter comprendere il mondo in cui avviene la scomparsa della bambina. Era un mondo svuotato, quasi risucchiato da ogni forma di energia vitale, un mondo di cui ricordo molto bene suoni, colori, consistenze. È un mondo che mi è ancora vicino.” – ha detto Mihai Mincan.
Nel film, István Téglás interpreta il miliziano che indaga sulla scomparsa di Alina Lucaciu. L’attore ha confessato di aver inizialmente avuto paura di questo ruolo, a causa dei cliché associati, ma la sceneggiatura ha rivelato un lato più umano ed empatico del personaggio, un personaggio sfumato, intrappolato tra i limiti dell’istituzione che rappresenta e la capacità di riconoscere la sofferenza della famiglia. Mihai Mincan ci parla della collaborazione con István Téglás e di come abbiano costruito insieme un personaggio di miliziano che rompe con gli schemi classici: “Ne ho parlato molto con István ed è stato il motivo principale per cui ha accettato il ruolo. La nostra prima discussione sul film, quando gli ho detto che volevo collaborare, è iniziata da qui: gli ho detto che volevo costruire un miliziano che non fosse il tipo di miliziano che tu, come spettatore, hai visto nella maggior parte dei film romeni. Avevo già collaborato con István in passato, so com’è, so cosa può fare, so cosa mi offre. È un uomo straordinariamente generoso in senso lato e lo considero anche un buon amico, non ci sentiamo tutti i giorni, ma ogni volta che ci incontriamo c’è una comprensione e un’accettazione reciproche. Il personaggio che interpreta è, a sua volta, sopraffatto dal mondo in cui vive e dal sistema in cui opera. Ma, pur vivendo in questo mondo freddo e grigio, conserva una traccia molto chiara di empatia verso il dramma che sta attraversando la famiglia della ragazza scomparsa. Perché mi rifiuto di credere che tutti i miliziani di quel periodo, del comunismo, fossero dei bruti. Mi rifiuto di credere che un uomo, soprattutto uno che aveva figli, sarebbe stato incapace di immedesimarsi o comprendere il dramma di una famiglia che perde un figlio. Un personaggio del genere, costruito solo come un bruto, sarebbe stato falso rispetto a ciò che credo fossero, in realtà, le persone in quel periodo.” – ha dichiarato Mihai Mincan.
Il direttore della fotografia del film “Denti da latte” è George Chiper-Lillemark, mentre il montaggio è stato curato da Dragoș Apetri. Marius Leftărache e Nicolas Becker hanno composto le musiche, mentre Cyril Holtz si è occupato del mixaggio audio. La scenografia è di Anamaria Țecu, mentre i costumi sono stati coordinati da Dana Păpăruz.