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Il regista Alexandru Solomon, presidente dell’Associazione OWR

Il Festival One World Romania è stato uno dei primi eventi culturali cancellati a causa della pandemia di coronavirus, ma sarà riprogrammato.

Il regista Alexandru Solomon, presidente dell’Associazione OWR
Il regista Alexandru Solomon, presidente dell’Associazione OWR

, 08.05.2020, 18:35

Sulla pagina del Festival One World Romania, uno dei primi eventi culturali cancellati a causa della pandemia di coronavirus, c’è un documento che esprime una posizione, un appello al Governo per sostenere il settore indipendente, che sarà distrutto dalla crisi economica i cui effetti si fanno già sentire. Del modo in cui è stato accolto quest’appello firmato da quasi 600 organizzazioni che svolgono importanti programmi sociali e culturali e di cosa presuppone riprogrammare un festival di ampia portata come One World Romania, abbiamo parlato con il regista di film documentari Alexandru Solomon, iniziatore dell’evento e presidente dell’Associazione One World Romania: “Sono state create alcune facilità per chi lavora nel settore culturale, ma si tratta di facilità che vengono applicate piuttosto agli individui, non alle organizzazioni. In più, ci sono alcune restrizioni abbastanza inadeguate per il modo in cui si lavora in questo settore. Cioè è necessario dimostrare di non avere altre fonti di reddito, di non aver incassato niente recentemente. Ma la cosa importante è che c’è stata una specie di dialogo, questo è l’aspetto positivo. Però dal punto di vista istituzionale non si è fatto molto, nel senso di proporre strumenti di appoggio al settore. Per quanto riguarda il festival One World Romania, da una parte, siamo stati fortunati, il festival doveva iniziare meno di una settimana dopo la dichiarazione dello stato di emergenza. Quindi il budget era garantito e siamo stati fortunati che i nostri partner non si sono tirati indietro, almeno per il momento. D’altra parte, in futuro, questa riprogrammazione vuol dire più lavoro e pagare gli stipendi all’equipe per un periodo più lungo rispetto a quello stimato inizialmente. In più, c’è bisogno di maggiori sforzi anche da parte dei nostri collaboratori, sforzi che vanno ricompensati. Andiamo avanti nella formula conosciuta e cerchiamo di mantenere il contatto con il pubblico in diversi modi, cioè c’è un’offerta di film online anche da parte di OWR e nel prossimo periodo ci saranno molte altre cose. Ma come e quando sarà riprogrammato il festival non sappiamo, perché ci sono molti elementi sconosciuti. Si parla di una ripresa graduale, ma penso che gli eventi con partecipazione pubblica non si potranno riprendere presto.



Dalle sue prime edizioni, One World Romania è stato ideato come una specie di piattaforma per i film documentari, espressione della società civile e dei diritti dell’uomo. Com’è arrivato il festival a questo concetto e come lo ha sviluppato nei 13 anni di esistenza? Alexandru Solomon afferma: “Siamo arrivati a questa formula nel tempo, perché ci è sembrato importante che il film esista in mezzo al festival come una specie di veicolo di comunicazione tra diverse parti della società. Questo aspetto ci è parso qualcosa che ci può definire, ci può creare un posto sul mercato culturale di eventi in Romania. Secondo me, c’era bisogno di questo e una prova è che ci sono tante ONG e persone attive in questo settore, di cultura, arte e coinvolgimento sociale, che si identificano con il festival. Certo che l’epidemia che ha colpito tutti è stata la peggiore cosa che poteva accaderci, non eravamo preparati per questo, ma nessun festival del mondo lo era. Questa situazione ci ha determinati a rinunciare ad un elemento che definiva il festival, questo legame, anche fisico, con gli altri, e ci ha spinti in una zona virtuale, online, che è l’opposto di quello che auspicavamo. Un festival di cinema vuol dire comunicazione, comunione di fronte ad uno schermo e poi, almeno al festival OWR, presuppone dibattiti, discussioni.”



“Acasă, My Home”, il documentario di debutto del regista Radu Ciorniciuc, uno dei film favoriti del pubblico al Sundance Film Festival 2020, doveva inaugurare la tredicesima edizione del festival One World Romania. “Acasă, My Home” racconta la storia di una famiglia che è vissuta per 20 anni nel Delta Văcărești, fino a quando è diventato zona protetta — il Parco Naturale Văcărești — il primo parco naturale urbano di Romania. Per quattro anni, il regista Radu Ciorniciuc ha seguito la grande avventura per cui è passata la famiglia Enache: da una vita in completa armonia con la natura, alla quella piena di sfide nella grande giungla urbana della capitale. “E un film che, da una parte rappresenta la nostra zona d’interesse per il sociale, per il contrasto della discriminazione e per le minoranze. Questo è anche il principale tema della tredicesima edizione del festival, si punta sui problemi dei rom e sulla loro discriminazione lungo la storia. In più, “Acasă, My Home” è un film molto bello da tutti i punti di vista, è commovente. Aveva iniziato un percorso internazionale promettente, era stato insignito persino di un premio alla fotografia al Sundance Film Festival, essendo, d’altronde, il primo film romeno a riuscirci”, afferma Alexandru Solomon. Non a caso la principale edizione di quest’anno del festival One World Romania, che doveva svolgersi dal 20 al 29 marzo a Bucarest, e che sarà riprogrammata, è dedicata alla minoranza rom. Con la proiezione dei film di e sui rom e l’organizzazione di dibattiti sulla loro condizione, OWR mette in risalto un momento simbolico nella storia delle mentalità nella società romena: finalmente, dopo più di un secolo e mezzo dall’abolizione della schiavitù, la percentuale di coloro che considerano i rom uguali a loro ha superato quella delle persone che non li accettano nella società come persone uguali a loro.

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