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La Romania, sulla mappa dell’enoturismo

Molte leggende sono state scritte sulla comparsa del vino, con le testimonianze più antiche nelle zone del Caucaso, in Mesopotamia ed Egitto.

Foto: Elle Hughes / unsplash.com
Foto: Elle Hughes / unsplash.com

, 14.01.2025, 19:29

Molte leggende sono state scritte sulla comparsa del vino, con le testimonianze più antiche nelle zone del Caucaso, in Mesopotamia ed Egitto.La Georgia sarebbe la culla del vino, intorno al 6000 a.C., secondo uno studio su cui hanno lavorato esperti di sette paesi, per questa conclusione gli scienziati hanno utilizzato la datazione al carbonio di frammenti di ceramica che erano in contatto con il vino. Sono state scoperte prove anche in Iran, Grecia o Sicilia, ma anche relative ad un vino ottenuto da uve fermentate, mescolate con altri frutti, in Cina, risalenti a più di 7000 anni fa. Gli specialisti dicono che all’inizio la vite era “selvatica”, per poi essere addomesticata. E la cantina più antica è stata scoperta dagli archeologi in un complesso di grotte in Armenia. Il sito trovato qui risale al 4100 a.C. e conteneva un torchio per il vino, vasi di fermentazione, coppe e semi di Vitis vinifera. Oltre a deliziarci nei modi più inaspettati, a seconda del suo aspetto, colore, aroma o consistenza, il vino nel bicchiere racconta la storia di intere generazioni, della formazione di popoli e paesi, ha spiegato a Radio Romania Cătălin Păduraru, dottore dell’Università di Scienze Agrarie e Medicina Veterinaria di Bucarest, presidente del più importante concorso enologico internazionale dell’Europa centrale e sudorientale, Vinarium: “Si tratta di una caratteristica che la vite possiede e che ha cambiato radicalmente inclusivamente la migrazione dei grandi popoli. I cereali venivano presi, immagazzinati, nella migrazione le popolazioni si spostavano, li ripiantavano, aspettavano il primo raccolto, li raccoglievano, li consumavano, conservavano i semi, andavano avanti. Quando queste popolazioni in migrazione da est a ovest attraversarono il bacino del Caucaso e trovarono la Vitis vinifera e poi arrivarono nell’odierno territorio della Romania e della Repubblica di Moldova, piantarono le viti e non se ne andarono più, perchè non potevano compiere un atto privo di senso. Dovettero aspettare 4-5 anni per godere dei frutti della vite. Per questo dico che attorno alla vite si sono formati popoli e paesi. Ha cambiato totalmente la velocità di movimento dei popoli.”

In Romania la coltivazione della vite ha una lunga tradizione, storicamente attestata, che ha certamente contribuito a collocare il Paese, oggi, ai primi posti tra quelli con superficie coltivata a vite. Ma anche in termini di quantità di vino prodotto – 13° posto nel mondo e 6° in Europa – il vino è sempre più apprezzato, sia in patria che fuori confine. Uno sguardo alla mappa viticola rivela l’esistenza di 8 regioni in Romania: le colline della Moldavia, l’altopiano della Transilvania, le colline della Valacchia e dell’Oltenia, le colline del Banato, le colline di Crișana e Maramureș, le terrazze del Danubio, le colline della Dobrugia, rispettivamente le sabbie e altre zone meno favorevoli nel sud del paese. Ognuna di queste zone ha le sue particolarità, dicono gli esperti: si tratti dell’altitudine, dell’esposizione o della pendenza, ad esempio, elementi che lasciano il segno nella diversa maturazione delle uve. Queste differenze sono un vantaggio per la Romania come paese produttore di vino, perché queste differenze ecoclimatiche significano diverse varietà coltivate in determinate aree e diversi periodi di maturazione dell’uva. In altre parole, diversità. Cătălin Păduraru, con un’altra interpretazione del famoso detto „in vino veritas”, la verità è nascosta nel vino: “Abbiamo fatto un esperimento unico al mondo, siamo riusciti a creare la voce del vino, la sua firma sonora, e ad un certo punto abbiamo iniziato a vedere che queste voci sono sempre più diverse. E sono anche arrivato a una conclusione logica, se abbiamo fiducia che un pezzo di silicio, un dispositivo elettronico possa registrare informazioni, perché non credere che la materia organica possa registrare informazioni? In qualche modo, un vino che ha qualche anno, è stato testimone di alcuni eventi, sicuramente ha delle informazioni incluse, il nostro unico problema è che non sappiamo ancora come decifrarle. Questo significa, a mio avviso, „in vino veritas”.”

Attualmente, in Romania, circa 80 aziende vinicole praticano l’enoturismo – la maggior parte situate nella parte meridionale del Paese, in Muntenia – e circa un quarto di esse offrono anche alloggio. Ma la Romania potrebbe sfruttare di più questo lato importante del turismo, dice Cătălin Păduraru: “Abbiamo pensato all’Istituto del Vino, dove c’è anche un Vinarium, un nuovo tipo di turismo legato a un grande progetto del paese, l’autostrada A7, che arriva fino alla Moldavia e da Iași fino alla Repubblica Moldova, che potrebbe essere chiamata „l’autostrada dei vigneti”. Perché passa attraverso i vigneti più importanti del paese, attraverso Dealul Mare, attraverso Vrancea, poi attraverso la Moldavia. Ciò non significa che io stia minimizzando l’importanza dei vigneti nel resto del Paese. Si può sviluppare un nuovo tipo di turismo, il turismo con roulotte. Non puoi costruire dozzine di hotel nelle cantine da un giorno all’altro. È possibile allestire spazi per campeggi e roulotte, durante la notte sono necessarie solo acqua ed elettricità. E possiamo avere, su questo percorso, moltissimi stranieri che consumano questo tipo di turismo.”

All’improvviso le cantine potrebbero riempirsi, dice Cătălin Păduraru.

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