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Radiografia in un anno elettorale

Il 2024 si preannuncia un anno speciale, con numerose elezioni, che determineranno il corso della società romena per i prossimi anni.

foto: www.facebook.com/AutoritateaElectoralaPermanenta
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, 29.02.2024, 17:31

Il 2024 si preannuncia un anno speciale, con numerose elezioni, che determineranno il corso della società romena per i prossimi anni. Ci saranno elezioni europee, locali, politiche e presidenziali, elezioni con una posta in gioco alta perché hanno il potenziale per resettare l’attuale compagine politica in Romania. Uno sguardo sulla compagine politica romena mostra, da un lato, le due forze che attualmente assicurano il governo, PSD e PNL, e che durante questo mandato, una prima per la Romania, hanno negoziato e rispettato l’intesa per una rotazione al governo. Ai socialdemocratici viene ora attribuito il 30% delle intenzioni di voto, mentre ai liberali il 20%. L’Opposizione, invece, ha molte più componenti. Innanzitutto c’è l’opposizione democratica – formata dalla recente Alleanza della Destra Unita, che comprende l’Unione Salvate la Romania, il Partito del Movimento Popolare e Forza della Destra – e l’UDMR, che fa affidamento come sempre sui suoi elettori di etnia magiara. All’opposizione troviamo anche l’Alleanza per l’Unione dei Romeni, creditata nei sondaggi con il 19,5%, e che, soprattutto in un contesto di problemi economici, ha coagulato attorno a sé altri piccoli partiti, formando quello che viene definito il polo sovranista.

 

Esiste anche un’ala dissidente dell’AUR, S.O.S., della controversa senatrice Diana Şoşoacă, che sembra avere la possibilità di entrare nel Legislativo grazie al 5% di cui gode nei sondaggi. I partiti che corrono nel corridoio sovranista raccolgono circa il 25% dei voti, una percentuale destinata a crescere un po’ fino alle elezioni, mentre il 70-75% della società romena si caratterizza ancora per la moderazione politica. L’inizio delle votazioni sarà dato, a giugno, dalle elezioni per il Parlamento Europeo. Il sociologo Remus Ștefureac, sul contesto interno ed esterno in cui si svolgeranno le elezioni di quest’anno: “Abbiamo le elezioni politiche europee, che influenzeranno non solo la Romania, ma l’intera UE, e che credo ripristineranno un po’ le cose considerando l’ascesa di alcune correnti; le elezioni presidenziali americane, che avranno una dimensione geopolitica importante ed estremamente sensibile per l’area in cui viviamo, per l’evoluzione del conflitto in Ucraina e implicitamente per il clima di sicurezza da cui la Romania dipende direttamente. E, ultimo, ma non meno importante, le elezioni del 2024 arrivano dopo un susseguirsi di crisi di quattro anni, a partire dalla pandemia, un crisi sanitaria, crisi di fiducia, compreso un cambiamento nel modo in cui le informazioni vengono comunicate. In pratica, dopo la pandemia, abbiamo anche assistito a un’esplosione di tutto ciò che significa cospirazioni, disinformazione, angoscia collettiva, raddoppiata dalla crisi economica, dall’inflazione, dalla crisi energetica e da un terribile clima di sicurezza. In pratica, la Romania non si trovava in una situazione del genere da quasi 70 anni, con una guerra ai confini, in cui la Russia è il principale aggressore. Tutto ciò provoca un forte stato di ansia, influenza molto la percezione pubblica, le paure nella società sono diversificate anche se al momento sono focalizzate su problemi interni.”

 

La battaglia si svolgerà principalmente online. Cioè, sarà, secondo me, la prima campagna totalmente digitalizzata, con un uso massiccio delle piattaforme social, dei media, da parte di tutti i partiti, spiega Sebastian Fitzek, specialista in comunicazione politica. “Facebook, Instagram, Tik Tok diventeranno tutti zone di confronto in cui i candidati investiranno molto in pubblicità mirate ed eserciti di troll, a volte notizie false. I temi della campagna ruoteranno generalmente attorno all’economia, all’aumento del tenore di vita, ma anche alle critiche, le diagnosi fiscali saranno ovviamente sempre presenti, sarà una lotta feroce tra l’AUR e gli altri partiti, questo è già prevedibile, quindi sarà una lotta estremamente serrata con reali possibilità di alternanza al governo tra PNL e PSD. È ovvio che entrambi i partiti, già moralmente logori dopo il governo del 2023, probabilmente lasceranno spazio all’USR e a questa alleanza di destra recentemente formatasi che cercherà di entrare al governo se, soprattutto, il PNL crolla.”

 

A livello europeo tra i temi principali delle campagne elettorali ci sarà sicuramente quello delle migrazioni, sottolinea il professore universitario Adrian Cioroianu, ex ministro degli Esteri, accennando anche agli attentati avvenuti in Europa negli ultimi anni. “Questi lasciano tracce. La sensazione, la sensazione che la tua identità come società si sta diluendo, ma soprattutto che hai nel corpo sociale un verme che rosicchia la mela dall’interno, e questo verme potrebbe essere l’estremismo religioso, tutto ciò ha posto un problema a cui non avremmo pensato 20 anni fa e penso che buona parte del successo di questi partiti sovranisti sia dovuto anche a questo tema dell’immigrazione, di cui parlano un po’ di più rispetto ai partiti normali, mainstream, quelli che danno il tono alla politica in Europa. Guardate cosa è successo in Olanda, cosa sta succedendo nei paesi del Nord o al contrario nei paesi del Sud, come l’Italia. Guardate il successo che Victor Orban ha ancora in Ungheria o il primo ministro austriaco, che tiene ancora caldo il tema della migrazione. E, almeno per un vasto segmento della società, questi temi hanno successo.”

 

Per quanto riguarda le elezioni in Russia, il professor Cioroianu ritiene che non cambieranno molto il panorama perché il vincitore è noto al 99%. Invece, le elezioni americane, spiega lui, sono così importanti che possono cambiare non solo la situazione in America, ma anche in Europa e nell’Asia-Pacifico.

Photo: geralt / pixabay.com
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