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Il Castello Banffy e la Fortezza di Mălăieşti

Il Castello Banffy ospita uno dei più importanti festival di musica elettronica del mondo, Electric Castle. Della fortezza di Mălăieşti si conservano ancora un dongione e una parte dellinterno, restaurati di recente

Il Castello Banffy e la Fortezza di Mălăieşti
Il Castello Banffy e la Fortezza di Mălăieşti

, 13.03.2017, 19:37

Vi invitiamo a scoprire il Castello Banffy che ospita uno dei più importanti festival di musica elettronica del mondo, Electric Castle e poi la Fortezza di Mălăieşti. Andiamo prima a Bonţida, località sita a soli 35 km da Cluj-Napoca, una località piccola, con chiese molto belle di cui una risale al XIII-esimo secolo. Il gioiello architettonico di Bonţida è però il Castello Banffy che ospità, oltre al già menzionato festival, numerosi altri eventi. Considerato una volta il Versailles della Transilvania, il Castello Banffy fu costruito a tappe a cominciare dal XVI-esimo secolo fino al XIX-esimo. I periodi stilistici più evidenti sono il Rinascimento e il Barocco.



Berki Timea, direttrice di programmi presso la fondazione Transylvania Trust, che si occupa della riabilitazione del monumento spiega: Questo castello, monumento storico, è forse conosciuto ai turisti come una rovina ed è il caso della maggior parte dei castelli abbandonati dopo il cambio di regime alla fine del XX-esimo secolo. Tuttavia è un monumento storico aperto ogni giorno ai visitatori. Un biglietto costa 3 lei, una somma simbolica, e all’interno ci sono pannelli in tre lingue con informazioni sulla storia del monumento e della famiglia Banffy, cui appartiene il castello.



La Fondazione Transylvania Trust si occupa dell’amministrazione del castello da oltre 15 anni. E’ un sito molto importante e il maggiore castello dalla Transilvania, aggiunge Berki Timea: L’ultimo abitante del castello, il conte Miklós Bánffy è stato un uomo molto colto, è stato scrittore, autore della Trilogia transilvana”, un libro sull’aristocrazia della Transilvania e dell’Ungheria, all’inizio del XX-esimo secolo. Il volume è stato tradotto in inglese dalla figlia del conte, Katalyn Bánffy, subito dopo la sua pubblicazione, per cui è stato ampiamente diffuso all’estero e oggi vengono a visitarci turisti che cercano i luoghi descritti nella trilogia. Per fortuna, alla fine dell’anno scorso, Marius Tabacu, il direttore della Filarmonica di Cluj, ha realizzato anche la traduzione in lingua romena e fra non molto sarà lanciata anche la versione romena del libro.



Il Castello Banffy ospita numerosi eventi, aggiunge Berki Timea: All’inizio, negli anni 2000, quando abbiamo avviato il progetto di restauro del castello, abbiamo pensato di utilizzare gli spazi in via di restauro o già restaurati. Abbiamo cominciato ad organizzare le Giornate del Castello Banffy, a fine agosto, diventate una tradizione importante per la vita del villaggio Bonţida e per la zona di Cluj. Poi abbiamo contattato le scuole della regione e abbiamo organizzato la Giornata del patrimonio per i bambini. Organizziamo le Giornate delle porte aperte in aprile e settembre, in occasione della Giornata dei monumenti storici e di quella del patrimonio europeo. Negli ultimi 15 anni, ci hanno contattato varie organizzazioni interessante a presentare qui i loro eventi. Al castello ospitiamo conferenze, seminari, proiezioni presentate nell’ambito del Festival Internazionale del Film Transilvania – TIFF, e, non in ultimo, ospitiamo Electric Castle, un importante festival di musica elettronica che ha reso il castello famoso in tutto il mondo. Vorrei inoltre menzionare i campeggi di restauro che fanno parte del programma educativo della nostra fondazione. Promuoviamo l’educazione attraverso il restauro e il restauro attraverso l’educazione. Per questo programma, nel 2008, siamo stati insigniti del premio Europa nostra.



Andiamo ora ai pié dei Monti Retezat, nella regione storica conosciuta come la Contea del Haţeg, dove sono concentrati più punti di riferimento storici, diventati anche culturali e addirittura leggendari, come le rovine dell’ex capitale dacica Sarmisegetuza o la famosa chiesa di Densuş. Le rovine di un altro castello della zona del Haţeg sembrano essere state la fonte di ispirazione per il Castello Colţ, dove si svolge la trama del romanzo Il Castello dei Carpazi” di Jules Verne. Nella stessa zona, nel villaggio di Sălaşu de Sus, si trova l’antica fortezza di Mălăieşti, sita su un terreno appartenuto in passato alla famiglia di knesi Sărăcin. Della fortificazione si conservano ancora un dongione e una parte dell’interno. Restaurati di recente, questi elementi cercano di illustrare la maestosità e l’importanza della fortezza di una volta.



Sorin Tincu, il direttore del Museo di Archeologia, Storia ed Etnografia di Hunedoara spiega: Anche se è menzionata relativamente tardi nei documenti, nel XVII-esimo secolo, la fortezza è più antica. Le sue prime strutture fortificate risalgono, infatti, alla fine del XIV-esimo secolo, quando fu costruito il dongione. Attorno al dongione, la fortezza si sviluppò gradualmente lungo diversi secoli, diventando una vera e propria residenza nobiliare. La sua età è dimostrata dalle ricerche archeologiche le quali hanno messo in risalto la preoccupazione dei knesi per l’ampliamento della fortificazione.



Il dongione, l’unico che è riuscito a far fronte al passare del tempo assieme ad alcune mura, ha la base rettangolare e, inizialmente, aveva tre piani e un’altezza di 11 metri. Ulteriormente è stato inalzato a 15 metri.



La fortezza è appartenuta alla famiglia Sărăcin fino al XVII-esimo secolo, quando, alla morte di Ştefan Sărăcin, appare un’altra famiglia. In questo contesto, della disputa fra parenti e famiglie, sono redatti anche i primi documenti relativi alla fortezza. Risalgono al 1613 quando, in seguito alla scomparsa della discendenza maschile della famiglia Sărăcin, la fortezza viene donata ad alcuni nobili dal principe della Transilvania Gabriel Bethlen. Nel XVIII-esimo secolo, durante gli scontri fra un gruppo di ribelli locali e le truppe austriache, la fortezza fu distrutta. Ulteriormente fu abbandonata, il suo degrado fu accelerato dai crolli, ma anche dall’uso della pietra di cui era costruita come materia prima per la costruzione e il consolidamento delle abitazioni circostanti. Qualche anno fa sono iniziati i lavori di restauro degli elementi sopravvissuti. Oggi, il dongione e le mura che lo circondano danno l’impressione di una fortificazione volta a difendere la zona. Dentro si è cercato di ricostituire un interno medioevale, ma non con oggetti d’epoca, che si trovano però esposti in vari musei di Hunedoara. (tr. G.P.)



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