Contrazione economica in Romania
L'economia della Romania è rimasta stagnante nel primo trimestre rispetto agli ultimi tre mesi del 2025 ed è in calo rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.
Corina Cristea, 10.07.2026, 10:55
L’economia della Romania continua ad attraversare un periodo difficile. I dati presentati giovedì dall’Istituto Nazionale di Statistica mostrano che il Paese si trova in una fase di stagnazione rispetto all’ultimo trimestre del 2025 e di contrazione su base annua. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, nel primo trimestre l’economia nazionale si è ridotta di oltre l’1%: più precisamente, il Prodotto Interno Lordo (PIL) è diminuito dell’1,2% nella serie grezza e dell’1,1% nella serie destagionalizzata. L’industria e i consumi privati sono i principali fattori che frenano la crescita economica, mentre solo alcuni settori, come quello delle costruzioni, riescono a sostenere l’attività economica.
L’industria, che rappresenta una delle componenti più rilevanti nella formazione del PIL, ha registrato un contributo negativo di circa 0,2 punti percentuali. Tale andamento riflette sia la scarsa domanda estera, in particolare da parte delle economie europee, sia problemi interni legati, tra l’altro, alla competitività e ai limitati investimenti in tecnologia. Anche il commercio, i trasporti, gli alberghi e i ristoranti hanno contribuito negativamente all’andamento del PIL, una situazione che rispecchia il rallentamento dei consumi della popolazione dovuto all’elevata inflazione e alla riduzione del potere d’acquisto. Inoltre, il settore IT&C, uno dei motori della crescita negli ultimi anni, ha anch’esso fornito un contributo negativo.
I dati mostrano che gli investimenti hanno avuto un contributo positivo, ma inferiore alle aspettative. Il consulente economico Adrian Negrescu spiega in un post su Facebook che l’economia romena si trova in una sorta di “era glaciale” dal punto di vista degli investimenti, in cui questa forma di stagflazione fortemente caratterizzata da fattori interni è ormai diventata realtà. Adrian Negrescu spiega che tale situazione è il risultato delle decisioni fiscali e amministrative adottate negli ultimi anni e che gli investimenti finanziati con fondi europei hanno evitato l’ingresso in recessione.
Dal canto suo, il presidente di CFA Romania, Adrian Codirlașu, ritiene che le possibilità di recuperare il calo economico entro la fine dell’anno siano limitate e che i fondi europei siano rimasti, di fatto, il principale motore della crescita. “A mio avviso, sarà estremamente difficile recuperare quest’anno il calo annuo dell’1,2% del PIL. Di conseguenza, credo che lo scenario di base sia la recessione. Certo, una recessione lieve, ma pur sempre una recessione per la Romania nel corso di quest’anno. Per il prossimo anno vedremo cosa accadrà. Tutto dipenderà dal modoin cui potremo assorbire i fondi europei. Essi restano l’unico motore della crescita dell’economia romena, non solo quest’anno, ma anche il prossimo, direi”, afferma Adrian Codirlașu.
La previsione arriva nel contesto in cui la Banca Nazionale della Romania anticipa soltanto una lieve ripresa dell’attività economica nel secondo trimestre. I dati analizzati dalla banca centrale mostrano che il calo delle vendite nel commercio si è attenuato, il settore delle costruzioni ha registrato una forte accelerazione, ma la produzione industriale continua a diminuire. Inoltre, il numero degli occupati nell’economia si è ridotto e le imprese segnalano una diminuzione delle intenzioni di assumere nuovo personale.
In questo contesto, l’attenzione si sposta sui fondi europei e sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Sia gli economisti sia la Banca Nazionale ritengono che le risorse europee siano essenziali per sostenere gli investimenti e limitare gli effetti delle misure volte a ridurre il deficit di bilancio.