Crisi politica in Romania
A Bucarest, il liberale Ilie Bolojan continua il suo mandato di primo ministro anche dopo che il PSD gli ha ritirato il sostegno.
Corina Cristea, 21.04.2026, 11:48
La rottura tra il principale partito della coalizione di governo di Bucarest, il PSD, e il primo ministro liberale Ilie Bolojan è avvenuta lunedì, in seguito alla decisione del 97,7% dei 5.000 socialdemocratici che hanno votato in una consultazione interna organizzata dal leader del partito, Sorin Grindeanu. Il PSD, il PNL, l’USR e l’UDMR avevano iniziato il loro percorso insieme dieci mesi fa, con la mica facile missione di risanare la situazione economica del paese, segnata da un deficit di bilancio e da un’inflazione molto elevati. La soluzione applicata: misure di austerità impopolari, verso le quali il PSD punta il dito da diversi mesi.
Nel discorso tenuto davanti ai colleghi del PSD, Sorin Grindeanu ha lanciato dure accuse contro il primo ministro, legate anche alla distruzione dell’economia e al calo del potere d’acquisto della popolazione. “Questo management governativo disastroso deve cessare. Oggi dobbiamo fare un cambiamento prima che sia troppo tardi. Troppo tardi per i miliardi del PNRR, troppo tardi per qualsiasi speranza di rilancio economico quest’anno, troppo tardi per poter rimediare al crollo del tenore di vita di ogni romeno. Abbiamo bisogno di un nuovo modello economico e sociale, attuato da una persona che gradisce anche il dialogo, non solo il potere”, ha dichiarato Sorin Grindeanu.
Ilie Bolojan ha criticato la decisione dei socialdemocratici e ha annunciato che continuerà a esercitare il suo mandato di primo ministro per garantire la stabilità del governo. Ha precisato che le decisioni finora adottate sono state assunte da tutti i partiti della coalizione, incluso il PSD. “Continueremo a governare, in modo da superare bene questo periodo complicato per il nostro paese. È una decisione irresponsabile, tenendo conto anche del contesto internazionale, perché abbiamo una sovrapposizione di crisi: oltre ai problemi derivanti dalla stagnazione dell’economia europea degli ultimi anni, abbiamo la crisi generata dalla guerra nel Golfo, abbiamo i nostri problemi di deficit e qualsiasi statista che si considera responsabile in questo periodo cerca di rafforzare il proprio paese e la propria economia, non di indebolirli, come accade attraverso le decisioni prese dal PSD”, ha detto Ilie Bolojan.
Anche l’USR ha criticato la decisione dei socialdemocratici, affermando che è stata presa in un momento in cui la Romania ha bisogno dei fondi europei per continuare le riforme. Il presidente del partito, Dominic Fritz, ha dichiarato che “sono in procinto di essere firmati contratti per 16 miliardi di euro per il programma SAFE. Sono in gioco oltre 10 miliardi di euro del PNRR. Ci sono riforme che devono essere realizzate nelle istituzioni dello stato e sembra che la posta in gioco per il PSD sia in realtà il fatto di aver perso il controllo su queste somme di denaro.”
Il presidente dell’UDMR, Kelemen Hunor, ha lasciato intendere che l’atteggiamento del PSD è scorretto e ha fatto riferimento al difficile contesto economico della Romania. L’UDMR ha annunciato che non ritirerà i propri ministri dall’attuale governo né voterà una mozione di sfiducia contro l’esecutivo.
Dall’opposizione, l’Alleanza per l’Unione dei Romeni ha dichiarato di volere elezioni anticipate, e il leader del partito, George Simion, ha precisato che l’AUR presenterà una propria mozione di sfiducia contro il governo. Nel suo ruolo di mediatore, il presidente Nicușor Dan ha annunciato che organizzerà tutte le consultazioni necessarie per trovare una soluzione stabile per il paese.