Il gabinetto Mureșan, respinto dal Parlamento
Il governo Siegfried Mureșan è stato respinto dal Parlamento.
Roxana Vasile, 01.10.2026, 12:36
Come previsto, il governo proposto dal primo ministro incaricato, il liberale Siegfried Mureșan, non ha ottenuto mercoledì la fiducia della plenaria congiunta del Parlamento. Dei 464 parlamentari, alla seduta erano presenti 321. Dei 197 voti validamente espressi, 182 sono stati favorevoli all’investitura e 15 contrari. Per ottenere la fiducia, questo governo aveva bisogno di almeno 233 voti favorevoli. Di conseguenza, il presidente Nicușor Dan ha convocato nuovamente per lunedì i partiti parlamentari per consultazioni finalizzate alla designazione di un nuovo primo ministro, che cerchi di costruire una maggioranza, a cinque mesi dalla sfiducia che ha fatto cadere l’attuale esecutivo PNL, USR e UDMR, rimasto da allora in carica ad interim.
L’eurodeputato Siegfried Mureșan è stato la terza proposta presentata dal capo dello stato. La prima era stata quella di un altro eurodeputato – Eugen Tomac – non appartenente ad alcuno dei partiti parlamentari, mentre la seconda era stata quella di un liberale – Adrian Veștea – rinnegato persino da una parte dei suoi stessi colleghi. Convinto di non poter ottenere una maggioranza, Tomac ha rinunciato all’incarico prima di recarsi in Parlamento per chiedere un voto di fiducia per la sua squadra. Il governo formato da Veștea è stato bocciato dal voto, così come quello con cui Siegfried Mureșan si è presentato mercoledì in Parlamento. Secondo la Costituzione, se il Parlamento respinge per due volte un primo ministro incaricato, il presidente può sciogliere il legislativo e convocare elezioni anticipate. Nicușor Dan, tuttavia, rifiuta un simile scenario e la prossima settimana procederà a una quarta nomina.
Il presidente afferma che lo svolgimento di elezioni anticipate porterebbe a una totale instabilità e bloccherebbe la rettifica di bilancio, che dovrebbe essere effettuata con urgenza. Inoltre, traccia una linea rossa, condizionando la formazione della futura maggioranza all’isolamento politico dei nazionalisti dell’Alleanza per l’Unione dei Romeni (AUR). Il capo dello stato afferma di avere il dovere di rispettare il mandato ricevuto dai cittadini, incentrato sul mantenimento dell’orientamento filo-occidentale del paese. L’AUR – al secondo posto nelle preferenze dei romeni alle ultime elezioni politiche, dopo il PSD – non soddisferebbe però questa condizione.
La linea rossa tracciata da Nicușor Dan complica i calcoli per un futuro governo a pieni poteri, dopo che l’AUR ha tracciato a sua volta la propria linea rossa: non voterà alcun esecutivo finché l’ex candidato alle elezioni presidenziali annullate del 2024, Călin Georgescu, non sarà liberato dalla custodia cautelare in cui è stato posto per 30 giorni all’inizio di questa settimana. Di conseguenza, la scena politica sembra essere sempre in stallo. Il PSD sostiene di essere pronto a costruire un’alternativa all’austerità finora adottata, attraverso un programma volto a rilanciare l’economia e a restituire ai romeni fiducia e speranza, ma, da solo, non dispone della maggioranza. Il PNL, l’USR e l’UDMR – che, insieme, non dispongono di una maggioranza parlamentare – hanno rifiutato, almeno finora, di entrare nuovamente in un esecutivo insieme al PSD, loro partner di governo fino alla primavera scorsa. La matematica, del resto, è semplice: senza il PSD e il PNL non è possibile formare una maggioranza pro-europea, come desidera il capo dello stato.