Usanze di primavera: dal Dragobete al Mărțișor
La Romania accoglie brillantemente la primavera, celebrando il 24 febbraio la Festa degli Innamorati, chiamata Dragobete, seguita il 1 marzo dalla bella tradizione del Mărțișor, inserita nel patrimonio immateriale dell’UNESCO, entrambe ricorrenze significative nel calendario popolare.
Iuliana Sima Anghel, 28.02.2026, 15:30
La seconda metà del mese di febbraio porta in Romania la Festa di San Valentino – di data più recente nel nostro Paese – e la remota e bella festa tradizionale, quella del Dragobete. Antica divinità pagana dell’amore, un uomo bello e affascinante, considerato nella cultura popolare come portatore dell’inizio della primavera, quando spuntano i bucaneve e gli uccelli cominciano a farsi il nido.
La Giornata degli Innamorati è nota anche come Testa di primavera, che oltre all’inizio della stagione attesa da tutti dopo l’inverno, si rifà anche al calendario religioso cristiano, che associa al 24 febbraio il primo e il secondo ritrovamento della testa di San Giovanni Battista. Un giorno in cui l’uomo doveva condividere la gioia della vita rinata dall’oscurità e dalla sterilità invernale.
E i festeggiamenti proseguono il 1 marzo, che porta una delle più amate tradizioni in Romania, ma anche nello spazio balcanico, quella del Mărțișor, simbolo di rinascita, purezza e amore, il cui nome deriva dal diminutivo del mese di marzo, che in romeno si chiama martie: un amuleto portafortuna legato da doppio filo bianco e rosso, offerto alle donne all’inizio di questa bella stagione.
Al solito, gli amuleti sono sempre simboli della fortuna, come il trifoglio a quattro foglie, il ferro di cavallo, lo spazzacamino o il cuoricino. Nel passato, venivano accompagnati da una monetina, come simbolo del Sole, che irradia sempre luce e calore. Il Mărțișor viene portato per otto giorni, dopo di che va legato a un albero, per dargli frutto e fertilità. Dal 2017, le pratiche culturali associate al 1° Marzo sono incluse nel Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, grazie allo sforzo condiviso e alla collaborazione di Romania, Bulgaria, la Repubblica di Moldova e la Repubblica della Macedonia del Nord.
L’usanza viene tramandata alle giovani generazioni anche tra i romeni all’estero. La responsabile del Centro Culturale Italo-Romeno di Milano e di Rediviva Edizioni, Violeta Popescu, vive ad Arcore, in Lombardia, da oltre 20 anni, dove promuove numerose iniziative interculturali. Osserva che la festa del Mărțișor è amata anche dal pubblico italiano.
Un recente studio condotto dalla Diocesi Ortodossa Romena d’Italia sul patrimonio culturale immateriale conservato dai romeni che vivono nella Penisola, indica il Mărțișor tra gli elementi più cari e più spesso ricordati come legati all’infanzia e alle proprie radici, spiega ancora la nostra ospite. Buona e serena primavera a tutti!