L’installazione Event Horizon
Un'installazione immersiva che avvicina il pubblico al mistero dei buchi neri, all’incrocio tra arte, tecnologia e scienza.
Ion Puican, 18.04.2026, 07:00
Presso il Museo Tecnico Nazionale “Prof. Ing. Dimitrie Leonida” di Bucarest (vicino al Parco “Carlo I”), l’installazione “Event Horizon” offre al pubblico un’esperienza immersiva ispirata a uno dei fenomeni più affascinanti dell’universo: i buchi neri. L’installazione è stata realizzata dallo studio H3. L’opera utilizza due schermi olografici e proiezioni sincronizzate per creare l’illusione di un oggetto sospeso nello spazio, con un effetto di immagine quasi tridimensionale. Il concetto parte da fenomeni reali della fisica, come la forza gravitazionale estrema o la deformazione della materia in prossimità di un buco nero, tradotti qui in una forma visiva accessibile e spettacolare. Răzvan Pascu, fondatore dello studio H3, ci ha parlato dell’installazione: “L’idea dell’installazione “Event Horizon” è nata quando ho fatto domanda per partecipare al festival Bright di Firenze. All’epoca stavamo già sperimentando con le proiezioni su schermi trasparenti e volevamo davvero cristallizzare tutti i nostri esperimenti in un’opera. È così che è nata “Event Horizon”. In sostanza, ciò che riusciamo a fare, ciò che ci siamo resi conto di aver ottenuto sperimentando, attraverso l’intersezione dei due schermi olografici e attraverso il controllo che abbiamo sia sul contenuto che sul ritmo delle proiezioni, è creare l’illusione di un volume, di un corpo tridimensionale sospeso. Chiamiamo questo effetto 2.5D. In pratica, davanti all’occhio si forma un’immagine incredibilmente reale.” – ha detto Răzvan Pascu.
Nel contesto della riapertura dell’ala storica del museo della tecnica, l’installazione “Event Horizon” segna anche l’inizio di un nuovo rapporto tra patrimonio tecnico e arte contemporanea. Răzvan Pascu ci ha offerto maggiori dettagli su come lo studio H3 ha scelto il tema dell’installazione: “Abbiamo scelto il tema dei buchi neri perché ci interessano questi argomenti legati allo spazio e all’esplorazione dell’universo. Molti lavori del nostro portfolio fanno riferimento a fenomeni astrofisici. Credo che la scelta dei buchi neri come tema sia dovuta al fatto che la prima immagine di un buco nero registrata dai ricercatori risale al 2019. Inoltre, “Interstellar”, il film di Christopher Nolan, ha avuto un enorme impatto su di noi. E in generale, facciamo parte dello “Space Team”, come si suol dire. Seguiamo e apprezziamo la nuova corsa all’esplorazione spaziale, le nuove iniziative per conquistare lo spazio. È così che contribuiamo ed esprimiamo questa passione.”
Come hanno fatto i creatori dell’installazione a tradurre il fenomeno astronomico in un’installazione visiva fruibile dal grande pubblico? Răzvan Pascu ha risposto: “Traduciamo il fenomeno, ancora difficile da immaginare, dei buchi neri, lasciandoci trasportare dalle sensazioni che proviamo di fronte a questo concetto, dalle sue implicazioni e da come potremmo illustrarlo. Quale sarebbe la traduzione visiva di alcuni aspetti legati ai buchi neri? Come possiamo tradurlo in suono, perché la colonna sonora è altrettanto importante? Insieme, l’esperienza dell’installazione “Event Horizon” è viscerale e potente. È concepita come un’installazione immersiva, sia audio che video. Esploriamo anche la capacità di tradurre in visivo ciò che sappiamo o apprendiamo di un concetto. Nello specifico, quando il visitatore entra nell’installazione “Event Horizon”, vede, ascolta e percepisce in maniera sinestesica un’esperienza immersiva continua, oltre gli schermi. Gli schermi, infatti, sono olografici e permettono alle proiezioni di occupare l’intero spazio. Sperimenta, naturalmente, la vicinanza metaforica a un buco nero. Stati, effetti fisici, effetti sulla luce vengono simulati e interpretati artisticamente.”
Al di là della componente tecnologica, l’installazione invita anche alla riflessione: su ciò che sappiamo e, soprattutto, su ciò che ancora non riusciamo a comprendere pienamente dell’universo. Răzvan Pascu ci ha spiegato qual è la base scientifica che ha ispirato gli artisti che hanno creato l’installazione sui buchi neri al Museo Tecnico Nazionale: “L’opera “Event Horizon” prende spunto da elementi studiati dalla scienza, da concetti reali della fisica. La denominazione stessa di “Event Horizon” si riferisce a un punto teorico vicino ai buchi neri, dove l’attrazione gravitazionale è infinita. In pratica, nessuna forma di materia o energia può sfuggire da questo punto. Nemmeno la luce. E qui parliamo di fenomeni fisici, come la light blending, luce che in nessun altro punto dell’universo si piega. La forza gravitazionale è così grande vicino ai buchi neri che la luce viene distorta. Oppure un altro effetto che sfruttiamo artisticamente è quello della spaghettificazione. In un contesto teorico in cui ci si avvicina a un buco nero, tutte le particelle si allungherebbero, quindi si spaghettificherebbero e uno potrebbe vedere diverse istanze di sé stesso semplicemente sospese nel tempo. Quindi il tempo e lo spazio assumono valenze diverse vicino ai buchi neri e al loro interno.” – ha aggiunto Răzvan Pascu.