Studenti contro la divisa scolastica obbligatoria
Gli studenti delle scuole secondarie romene sono scontenti, dopo che un disegno di legge che impone l'introduzione delle uniformi scolastiche obbligatorie è stato approvato dal Senato, come prima Camera coinvolta.
Florentin Căpitănescu, 29.09.2026, 13:58
Molti studenti delle scuole secondarie romene si sono presentati a lezione vestiti di nero, in segno di protesta contro il disegno di legge che prevede l’introduzione delle uniformi scolastiche obbligatorie. Gli studenti hanno ricorso a questa forma di protesta dopo che, la scorsa settimana, il Senato, in qualità di prima Camera a occuparsi della questione, ha approvato un controverso disegno di legge che modifica la Legge sull’istruzione pre-universitaria, introducendo l’obbligo per gli studenti di presentarsi a scuola in divisa. Attualmente, indossare l’uniforme scolastica non è d’obbligo a livello nazionale e la decisione può essere presa a livello di ogni singolo istituto scolastico, attraverso i propri regolamenti e le decisioni della direzione della scuola.
Qualora il disegno di legge venisse approvato dal Parlamento, ogni scuola dovrebbe stabilire la propria divisa, poiché il disegno di legge non prevede una divisa unica a livello nazionale. Pertanto, il modello, gli standard tecnici e gli elementi che la compongono sarebbero stabiliti dal consiglio di amministrazione di ciascun istituto scolastico, previa consultazione dell’associazione dei genitori. Gli studenti sono scontenti perché sostengono di non essere stati consultati e affermano di avere tutto il diritto di esprimere la propria opinione e di partecipare alle decisioni che li riguardano. Loro dicono di non opporsi a un abbigliamento decoroso a scuola, ma ritengono che l’introduzione di un’uniforme obbligatoria non risolverebbe il problema del bullismo, come invece ritengono i promotori del disegno di legge.
Mihnea Haiduc, presidente del Consiglio Nazionale degli Studenti, ha dichiarato: Le differenze sociali non scompaiono quando gli studenti indossano magliette dello stesso colore; possono facilmente spostarsi sul cellulare, sulle scarpe, sullo zaino o sul modo in cui gli studenti si presentano online. Non riteniamo che il bullismo nasca perché gli studenti indossano abiti diversi. Si manifesta laddove la scuola non dispone di meccanismi di prevenzione, dove l’assistenza psicologica è insufficiente, dove gli insegnanti non ricevono il sostegno necessario per gestire i conflitti e, soprattutto, dove gli studenti non si sentono in sicurezza nel parlare di ciò che gli sta accadendo.
Da parte loro, i promotori sostengono che le differenze socio-economiche tra gli studenti siano sempre più evidenti, anche nell’abbigliamento, e che queste possano alimentare l’esclusione sociale, la pressione psicologica e il bullismo legati alla situazione finanziaria della famiglia. Essi sostengono che un abbigliamento standardizzato ridurrebbe la visibilità delle differenze materiali tra gli studenti e limiterebbe la competizione basata su capi di marca o tendenze costose. Nella motivazione del progetto vengono citati come esempi la Francia, dove è stata sperimentata l’introduzione di un abbigliamento unico in alcune scuole, e il Regno Unito, dove gli istituti scolastici hanno politiche relative alle uniformi e al loro costo. Per entrare in vigore, il disegno di legge deve essere approvato anche dalla Camera dei Deputati, in qualità di organo decisionale.