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Il mondo del villaggio nella pittura romena

Il Museo del Municipio di Bucarest presenta al pubblico una nuova mostra di dipinti, disegni e oggetti d'arte - Il mondo del villaggio nella pittura romena

Il mondo del villaggio nella pittura romena
Il mondo del villaggio nella pittura romena

, 03.02.2023, 13:25

Il Palazzo Suțu, il Museo del Municipio di Bucarest (MMB), presenta al pubblico una nuova mostra di dipinti, disegni e oggetti darte – “Il mondo del villaggio nella pittura romena”. Opere di grandi artisti attendono i visitatori: Nicolae Grigorescu (1838-1907), considerato il più grande pittore nazionale, Theodor Aman (1831-1891), il fondatore della scuola darte moderna in Romania, Camil Ressu (1880- 1962), Ion Țuculescu (1910-1962) e altri. Abbiamo parlato del villaggio nellarte romena con la vicedirettrice del Museo, che è anche la curatrice della mostra, Elena Olariu: “La mostra esposta al Palazzo Suțu, “Il mondo del villaggio nella pittura romena”, propone davvero una nuova visione. Perché l’argomento è assai comune nellarte romena. Persino Theodor Aman, ed è con lui che apriamo la mostra, ha esplorato questa zona. Lui era un aristocratico, ma il villaggio romeno del XIX secolo cominciava ad attirare lattenzione degli intellettuali, dellélite. In quell’epoca, in Romania, veniva seguita anche questa direzione, di ricerca di uno specifico nazionale. Perché lallineamento alla cultura occidentale poneva un grande punto interrogativo allélite culturale romena: cosa succederà con la nostra identità? Era il XIX secolo, il secolo delle nazionalità, e quindi era molto bene rappresentata questa parte della società romena, il mondo rurale. Inoltre, una cosa molto interessante era che gli artisti stranieri che venivano dallOccidente erano meno attratti dalle città romene, che non assomigliavano né a quelle occidentali, né a quelle turche, erano piuttosto primitive, però trovavano invece affascinante il mondo del villaggio. Durante il periodo comunista, in qualche modo ci siamo abituati, venivano dipinti i contadini perché era un tema voluto dal partito unico e, in qualche modo, quest’idea è stata denaturata. Quindi noi stiamo cercando di riportarla al suo giusto posto”.



Come rappresentante della sede ospitante, ma anche in veste di curatrice, Elena Olariu ci ha offerto un breve tour della mostra, sottolineando le tradizioni scomparse del mondo rurale o descrivendo in dettaglio il fascino dei pittori per quel mondo: “Iniziamo con Aman, un’opera stupenda, un paesaggio invernale, e vediamo due contadini che trasportano due grandi botti di vino. Quindi questi carri trainati da buoi, che compaiono poi anche nelle opere di Grigorescu, sono in realtà dei veicoli straordinari che trasportavano merci preziose, cibo, vini, tutto il raccolto dei contadini. Ed erano molto interessanti, perché i contadini, gli uomini che accompagnavano i carri e che difendevano questo carro indossavano quei costumi. Potete immaginare che erano molto valorosi. Andavano alle fiere, erano muniti di armi. Quindi era un vero spettacolo. Molte persone non capiscono perché Grigorescu abbia dipinto questi carri, lo ha fatto perché era uno spettacolo straordinario. Oggi non lo vediamo più e forse non capiamo così bene Grigorescu. Per noi, oggi, questi sono anche dei documenti straordinari, per non parlare del valore artistico di unopera di Grigorescu. Una delle opere è intitolata “La Bărății”. “Brății” era, in realtà, una locanda allincrocio di diverse strade. Anche Grigorescu, per avere un tema per i suoi dipinti e non stare sempre in strada, in attesa di un carro, andava dove le strade s’intersecavano e aspettava lì i carri. E questi dipinti sono esposti nella mostra. Vediamo i temi classici di Grigorescu illustrati nei dipinti esposti e vediamo anche un “Pastore con le sue pecore”. Sappiamo che anche i bambini, generalmente gli adolescenti dei villaggi, andavano con le mandrie a pascolare. Era unusanza che forse i nostri nonni o i nostri genitori conservano ancora nella loro memoria. Ma anche se quest’usanza si perderà, ne rimarrà traccia in questi straordinari dipinti. Quindi il mondo del villaggio è, in realtà, un vero e proprio spettacolo. La mostra lo illustra anche perché abbiamo degli artisti che hanno dipinto le danze che si organizzavano nei villaggi. Sappiamo che la domenica, in genere, i contadini si riunivano e ballavano insieme danze tradizionali. Era la festa del villaggio e gli artisti ne erano attratti, perché lì potevano vedere i contadini nei loro abiti di festa. C’era un’attrazione speciale anche per la chiesa e vediamo esposto anche un quadro molto bello raffigurante una scena di battesimo”.



Continuando il nostro percorso espositivo, Elena Olariu ci ha parlato degli oggetti popolari e di altri artisti le cui opere sono esposte nella mostra: “Vedremo opere di Vermont, di Arthur Verona, che sono una sorta di continuatori di Grigorescu, per quanto riguarda questo tema del villaggio. Vedremo le fiere cui partecipavano i contadini. Le fiere erano importanti. Cosa significa il mondo contadino e perché i pittori ne erano affascinati? Perché lì trovavano il colore, il pittoresco, trovavano la luce. Voglio dire che dobbiamo prendere molto presto le distanze da questo preconcetto che il mondo del villaggio e il villaggio, in generale, fossero solo un tema comunista. Non è vero e vedrete che la prima sala della mostra non ha niente a che fare con il periodo comunista. Abbiamo una vetrina speciale portata dal Museo Macovei, “La Collezione darte Ligia e Pompiliu Macovei”. L’abbiamo portata perché è una collezione di arte popolare. Ligia Macovei e suo marito, possedevano una straordinaria collezione di arte popolare. Una parte è stata donata al Museo del Contadino Romeno, un’altra parte si trova nella Casa Macovei. Vi invitiamo a visitarla, perché potrete vedere un’arte di altissimo livello, ma anche questi straordinari oggetti popolari. Già dal XIX secolo e fino al XXI secolo, le botteghe degli artisti sono piene di oggetti popolari. Gli artisti raccoglievano oggetti tradizionali, apprezzavano il colore, la linea, la creatività. Tutti gli artisti romeni collezionavano questi oggetti popolari e abbiamo pensato di sottolineare l’idea con questa vetrina. Nella seconda sala, vorrei segnalare innanzitutto le opere di Camil Ressu. Ad un certo punto, egli cercava quella specificità romena che, ovviamente, poteva trovare solo nel villaggio romeno. E sono esposti almeno due suoi capolavori. Abbiamo parlato di battesimo, ma nella mostra è presente anche il lato opposto. In fin dei conti, i funerali e la morte fanno sempre parte della vita, quindi, in qualche modo, gli artisti hanno chiuso questo cerchio”.

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