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I significati della visita di Papa Francesco in Romania

A 20 anni dalla prima visita di un Sommo Pontefice in un Paese a maggioranza ortodossa, l'attuale Pontefice, Papa Francesco, ha effettuato una visita apostolica in Romania all'insegna dell'unità di fede cristiana.

I significati della visita di Papa Francesco in Romania
I significati della visita di Papa Francesco in Romania

, 05.06.2019, 19:04

A 20 anni dalla prima visita di un Sommo Pontefice in un Paese a maggioranza ortodossa, lattuale Pontefice, Papa Francesco, ha effettuato una visita apostolica in Romania allinsegna dellunità di fede cristiana. Una visita che è iniziata con una serie di momenti con rilevanza diplomatica e in cui il Sommo Pontefice ha parlato della fraternità di sangue del cattolicesimo e dellortodossismo.



“I vincoli di fede che ci uniscono risalgono agli Apostoli, testimoni del Risorto, in particolare al legame che univa Pietro e Andrea, il quale secondo la tradizione portò la fede in queste terre. Fratelli di sangue lo furono anche, e in un modo singolare, nel versare il proprio sangue per il Signore. Essi ci ricordano che esiste una fraternità del sangue che ci precede e che, come una silenziosa corrente vivificante, lungo i secoli non ha mai smesso irrigare e sostenere il nostro cammino”, ha detto il Pontefice.



Papa Francesco ha notato, da una parte, i progressi compiuti dalla Romania negli ultimi 30 anni da quando si è impegnata nella costruzione di un progetto democratico, nonostante le numerose difficoltà e privazioni con cui si è confrontata. La carica simbolica della visita di Papa Francesco in Romania sta allinsegna di ciò che egli ha definito il prezzo umano pagato dalla Romania per entrare nel XXIesimo secolo – la diaspora romena e il ruolo della chiesa di mettersi al servizio dellintera comunità, ha affermato a Radio Romania il teologo e padre Radu Preda.



“È chiaro che, per quanto riguarda il messaggio sociale ed etico, la superficie di contatto e persino di individuazione dei valori tra ortodossi e cattolici è molto grande. Papa Francesco rappresenta non solo un vettore di immagine in una persona, è la sintesi di una storia, che, certamente, ha anche pagine meno piacevoli, almeno in rapporto a noi, ortodossi. Ma al di là di tutto, nel contesto internazionale, è chiaro che abbiamo bisogno di una maggiore solidarietà tra cristiani di quanto ci sia stata finora. Ha sottolineato il prezzo umano che noi paghiamo affinchè la Romania giunga nel XXIesimo secolo. Ecco, ci sono milioni di nostri concittadini, fratelli e sorelle come li ha chiamati lui benissimo, che hanno lasciato il proprio Paese in cui non hanno potuto, purtroppo, vedere avverarsi il loro sogno e che recano valore aggiunto ad altri Paesi, innanzittutto allItalia. Non dimentichiamo la nostra comunità in Italia, se non mi sbaglio, è proprio la più numerosa, seguita da quella in Spagna, e solo al terzo posto, credo, cè quella in Germania. Quindi, questo accento messo sulla diaspora”, ha detto il padre Radu Preda.



Papa Francesco ha recato un omaggio al sacrificio dei figli e delle figlie della Romania, che tramite la loro cultura, il loro patrimonio di valori e il loro lavoro, arricchiscono i Paesi in cui hanno emigrato, e con i frutti del loro lavoro, aiutano le famiglie rimaste in patria. A differenza dalla visita pastorale del 1999 di Papa Giovanni Paolo II, che ha avuto un carattere prima di tutto ecumenico, godendo, oltre allinvito delle autorità dello stato anche dellinvito della Chiesa Ortodossa Romena, Papa Francesco è venuto in Romania su invito del presidente romeno e della Chiesa Cattolica in Romania. E tramite le celebrazioni liturgiche, la visita è stata orientata dal punto di vista pastorale, innanzittutto, verso i fedeli cattolici. Il viaggio apostolico di Papa Francesco in Romania ha segnato anche alcune prime: è durato tre giorni, cosa che non è mai successa in nessun altro Paese europeo, tempo in cui il Sommo Pontefice ha visitato sia tutti i fedeli cattolici nella loro diversità linguistica e liturgica, che quelli ortodossi. Lultimo giorno della visita, riservato alla Chiesa Greco-Cattolica, è stato carico di un simbolismo particolare – a Blaj, sulla Pianura della Libertà, Papa Francesco ha beatificato sette vescovi greco-cattolici martiri durante il regime comunista, che hanno subito torture e hanno dato la vita per opporsi ad un sistema che ha represso i diritti fondamentali delluomo, come ha ricordato il Sommo Pontefice.



“Nel contesto dei Balcani, questo incontro mi sembra straordinariamente importante. Perchè, se guardiamo a nord da Romania, in Ucraina ci sono fratture, divisioni, separazioni nella Chiesa Ortodossa – tendenze di rottura, di frammentazione dellunità cristiana. Ci sono due o già tre chiese, una sotto lautorità di Mosca, laltra di Costantinopoli e unaltra che non è sotto lautorità di nessuno, quindi autonoma. Inoltre, in Repubblica Moldova ci sono, di nuovo, due comunità – una mitropolia sotto lautorità di Mosca e una sotto lautorità di Bucarest, e, a sud, la Chiesa Ortodossa della Bulgaria è sotto lautorità di Mosca, non di Costantinopoli. Poi, la Chiesa della Repubblica di Macedonia del Nord si è staccata dalla Serbia e vuole affiliarsi alla Chiesa Ortodossa in Bulgaria. Vedete, ci sono queste tendenze di riposizionamento, di separazione, di unificazione e lunica chiesa a trasmettere un messaggio di unità e di chiesa in qualche modo unitaria è la Chiesa Ortodossa romena”, ha spiegato, accennando alla visita del Pontefice in Romania, Wilhelm Dancă, il preside della Facoltà di Teologia Romano-Cattolica.



“Sono venuto in questo Paese bello e accogliente come pellegrino e fratello, per vivere vari incontri. E adesso torno a casa arricchito, portando con me luoghi e momenti, ma soprattutto volti. I vostri volti coloreranno i miei ricordi e popoleranno la mia preghiera. Vi ringrazio e vi porto con me! E adesso vi benedico, ma prima vi chiedo un grande favore: pregate per me!” ha detto il Sommo Pontefice, al termine della visita in Romania.




Foto: Greg Rosenke / unsplash.com
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