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Rischi dell’esposizione alla disinformazione

La compagna che gestisce la piattaforma Facebook e l'applicazione Instagram ha chiuso più di 1.000 account falsi gestiti dal governo del Nicaragua, di cui afferma che facevano parte di un'intensa campagna di disinformazione.

Rischi dell’esposizione alla disinformazione
Rischi dell’esposizione alla disinformazione

, 25.12.2021, 17:11

La compagna che gestisce la piattaforma Facebook e lapplicazione Instagram ha chiuso più di 1.000 account falsi gestiti dal governo del Nicaragua, di cui afferma che facevano parte di unintensa campagna di disinformazione. Una campagna avviata tre anni fa, nel tentativo di denigrare lopposizione, e che si è estesa anche verso altre piattaforme, come TikTok e Twitter, affermano gli investigatori di Meta. È solo un esempio fra tanti che continuano ad apparire e che rivelano il potere delle informazioni distorte o trasmesse in mala fede in un mondo sempre più connesso a mezzi di disseminazione dellinformazione sempre più facili da usare. Gli interessi dietro le informazioni ingannevoli sono molteplici e, in generale, importanti, e a volte implicano persino gli stati. Per contrastarle serve una comunicazione pubblica coordinata, sottolineava di recente, alla riunione del Consiglio Atlantico, il capo della diplomazia romena, Bogdan Aurescu. “Credo sia molto importante educare il pubblico generale affinchè sia molto attento allorquando legge informazioni e affinchè faccia attenzione soprattutto alle fonti delle informazioni, e alla possibilità di unagenda nascosta, con certi messaggi, che cercano di minare la fiducia nei valori democratici. Ad esempio, quando senti dire alla stazione tv Sputnik che la Romania e lUe fanno diverse cose, orbene, no, la Romania è lUe, la Romania è la Nato, la Romania non è unentità fuori da queste organizzazioni. Simili messaggi cercano di suggerire che la Romania sia ancora lontano da queste organizzazioni, e questi messaggi sono destinati a minare la fiducia del pubblico.”



Il periodo pandemico ha dimostrato, una volta in più, che lesposizione alla disinformazione rappresenta un problema importante. Una vera industria della disinformazione e delle teorie cospirazioniste ha invaso i social, ma anche i grandi negozi on line che comercializzano libri, ad esempio. La corrispondente di Radio Romania in Francia, Daniela Coman, ha riferito che numerosi libri che veicolano teorie cospirazioniste soprattutto sullorigine del COVID-19 o su presunti interessi dietro i vaccini si trovano nel top delle vendite delle librerie. “BigPharma smascherata”, pubblicato nella primavera del 2021, ha venduto in qualche mese oltre 14 mila esemplari, annoverandosi tra i meglio venduti libri sul Covid-19 e rappresentando un successo nellopinione della cada editrice che lha pubblicato. Regalato da un parente, raccomandato da un libraio, il libro conferisce un aspetto di credibilità alle ipotesi sostenute da alcuni infettivologi durante la crisi sanitaria per il publicco largo, nota uno specialista dellUniversità di Rennes, intervistato dalla FP. Non cè niente di sorprendente nel fatto che la teoria della cospirazione funzioni. Le piattaforme di vendite online, come Amazon o altre hanno promosso intensamente simili libri perchè hanno intuito che avrebbero trovato clienti e non è per niente un fenomeno nuovo. È sempre successo cosi, spiega lesperto. Le teorie cospirazioniste sul COVID trasmesse in loop su internet sono diventate un cosiddetto discorso che fa da sfondo per i loro sostenitori, i quali cercano solo opinioni che corrispondono perfettamente alle loro – sono daccordo tutti quelli che studiano la manipolazione, la disinformazione e il fenomeno delle false notizie, mentre le crisi sono i momenti più propizi sia per i disseminatori, che per i consumatori di complotti e cospirazioni”, ha raccontato Daniela Coman.



La disinformazione è uno dei i motivi per cui la Romania si annovera tra i Paesi col più basso tasso di imunizzazione contro il COVID-19, con conseguenze che si traducono in decine di migliaia di decessi. È stata la società, in generale, a fallire, tenuto conto del fatto che alcune persone si sono lasciate indurre in errore e inagnnati da queste teorie cospirazionistiche di disinformazione, da persone spuntate da ovunque e trasmettono informazioni da fonti oscure, non validate scientificamente, ma hanno scelto di credere queste persone, invece di guardare cosa dicono gli esperti, i dati reali, scientifici, afferma il coordinatore della campagna vaccinale nazionale, il medico Valeriu Gheorghiţă. Cosa si può fare? Le abilità digitali di pensiero critico rappresentano uno strumento necessario per discernere il vero dal falso nella valanga di informazioni che invadono tutti i canali di informazione. In assenza di queste abilità, il rischio di cadere preda alla disinformazione è uno altissimo, ha spiegato a Radio Romania, la docente universitaria Alina Bârgăoanu, esperta nel contrasto delle false notizie.


“In questo momento, la propaganda si basa moltissimo sul fatto che noi, gli utenti dei social, siamo quelli che diffondiamo. Lattuale propaganda non avviene necessariamente tramite strutture gerarchiche, lampliganda (termine adoperato per definire la propaganda e lamplificazione) riguarda ciascuna persona e ciascuno di noi è ricevitore e distribuitore di questa propaganda. Sui social, la principale protezione contro la disinformazione è di avere un comportamento cauto, quanto meno propenso alla distribuzione e ai commenti, anche in merito ad argomenti con cui non siamo daccordo. Farei una breve parentesi in merito ai temi della disinformazione, i microchip, la tecnologia 5G – che molte volte sono state portate nel mainstream (ossia sui principali canali di comunicazione, disponibili per il pubblico largo) dai margini di internet proprio dalle persone che non erano daccordo con queste cose. Ed è iniziata questa propaganda tramite la derisione, ad esempio sul fatto che il vaccino sarebbe volto a inserire un microchip, un tema che era alla periferia di internet e che noi abbiamo ampliato a causa del fatto che non eravamo daccordo con esso.”


Il mio principale consiglio, soprattutto per chi passa moltissimo tempo sui social, spiega Alina Bârgăoanu, è di usare come principale difesa la cautela.




Photo: geralt / pixabay.com
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