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Geopolitica e valute

Dopo l'invasione russa dell'Ucraina, lo scorso febbraio, l'euro è sceso, e a settembre è sceso anche al di sotto della soglia psicologica di parità rispetto al dollaro americano.

Geopolitica e valute
Geopolitica e valute

, 30.10.2022, 19:32

Dopo linvasione russa dellUcraina, lo scorso febbraio, leuro è sceso, e a settembre è sceso anche al di sotto della soglia psicologica di parità rispetto al dollaro americano. Se allinizio dellanno un euro era quotato intorno a 1,15 dollari, il mese scorso, per la prima volta, è sceso temporaneamente al livello più basso registrato in più di 20 anni. La situazione è legata allequazione geopolitica generata dalla guerra di Vladimir Putin. Una guerra che ha portato al peggioramento della situazione economica nella zona euro e che rende gli investitori sempre più retticenti.



Nel contesto dei tentativi del blocco UE di liberarsi dalla sua dipendenza dal gas e dal petrolio provenienti dalla Russia, i costi energetici sono aumentati enormemente nellUnione e ogni europeo lo sente. Sullo sfondo dellesplosione dei prezzi del gas e della possibilità che Mosca interrompa le consegne, gli investitori temono una possibile recessione nellEurolandia. Una recessione di cui parlano anche gli analisti, che prevedendo che sarà più rapida e dura nellUnione che negli Stati Uniti. Lidea che leconomia mondiale si stia avvicinando a un periodo di recessione è sempre più diffusa. Seguono un nuovo ordine mondiale e un riassestamento dei flussi monetari e delle politiche, che saranno negoziati tra Cina e Stati Uniti, ha predetto a Radio Romania Andrei Rădulescu, direttore di analisi macroeconomica. “I recenti sviluppi degli indicatori negli Stati Uniti e nella zona euro esprimono chiaramente lo stato di recessione nella seconda metà di questanno, quindi è in arrivo una crisi economica. A mio avviso, non sarà una crisi di proporzioni, ma piuttosto una crisi economica simile a quella della fine degli anni 90. Inoltre, in Europa è in arrivo una crisi sociale. Purtroppo, nel confronto totale tra Stati Uniti e Cina, lEuropa, Romania compresa, paga il conto. Qui il conto potrebbe essere più conveniente rispetto a quello dei Paesi occidentali, perché abbiamo un grado di dipendenza molto più basso dalle importazioni di idrocarburi dalla Russia”.



Il fatto che il sistema americano delle banche centrali, la Federal Reserve, sia stato molto più fermo e aggressivo nel rialzo dei tassi di interesse, con lobiettivo di combattere linflazione, è un altro fattore che ha favorito il dollaro rispetto alla valuta europea. Quindi, nel contesto delle incertezze delleconomia globale, gli investitori ritengono di poter piuttosto fare affidamento sulla valuta americana, unità di rifugio tradizionale in tempi di crisi.



Lanalista economico Sorin Pâslaru ha spiegato: “LUnione Europea non ha nella zona euro lo stesso coraggio degli Stati Uniti per attaccare linflazione, perché ha più paura della recessione. Gli americani, come sempre, sono più dinamici. Appena hanno una situazione, agiscono, come è successo nella crisi precedente: hanno escogitato il cosiddetto quantitative easing, in cui hanno buttato migliaia di miliardi nel mercato per ridare fiducia. Ora, a causa dellinflazione, si assume questo rischio di recessione. Si ritiene che senza laumento della disoccupazione – ho anche visto opinioni sul raddoppio della disoccupazione, non sarà possibile fermare linflazione. E, automaticamente, gli investitori vanno in America. Potremmo davvero assistere a un dollaro sempre più forte anche su basi geopolitiche”.



Un calo delleuro minaccia di fare ancora più danni a uneconomia già gravemente colpita dallaumento dellinflazione. E la cattiva notizia è che un euro debole e i prezzi più alti che porta con sé si aggiungono alle sfide attualmente affrontate dalla Banca Centrale europea, che è stata criticata per aver iniziato molto più tardi ad alzare i tassi di interesse rispetto ad altre istituzioni simili. Peggio per la Banca Centrale Europea, che ha il compito di tenere sotto controllo linflazione, è che leuro non solo si è deprezzato rispetto al dollaro, dicono gli analisti, ma anche rispetto ad altre valute, come il franco svizzero e lo yen giapponese.



Al livello più basso della sua storia – di 1,0350 per dollaro – anche la sterlina è scesa a settembre, a seguito delle misure di riduzione delle tasse annunciate dallex primo ministro britannico Lizz Truss, nel pieno della crisi energetica. Le misure, valutate dagli economisti tra i 100 e i 200 miliardi di sterline, ma il cui finanziamento e impatto non erano chiari e non misurati in cifre dal Governo, hanno provocato unonda durto nei mercati e hanno portato a un monito straordinario da parte del Fondo Monetario Internazionale, che ha chiesto a Londra una rettifica. “Siamo stati costretti a prendere decisioni urgenti, per aiutare leconomia a crescere, e a prendere misure in merito allinflazione. Ovviamente ciò significa prendere decisioni controverse e difficili, ma come premier sono pronta a farlo”, aveva affermato Lizz Truss.



La sterlina è precipitata al minimo storico, la Banca Centrale ha dovuto intervenire per salvare i fondi pensione, il valore delle società britanniche è sceso di 500 miliardi di sterline in tre settimane e i tassi di prestito del Governo del Regno Unito sono saliti al livello più alto mai raggiunto dalla crisi del 2009, minacciando la stabilità finanziaria del Paese. Il capo del governo di Londra ha detto alla BBC che continua a sostenere le sue misure e che laumento dei prestiti pubblici è stata la decisione giusta perché aiuterà le persone con le bollette energetiche. Allo stesso tempo, notano le agenzie stampa, non ha escluso una riduzione della spesa per i servizi pubblici, né si è impegnata ad aumentare i benefici in linea con linflazione. Ulteriormente, la premier ha ammesso che avrebbe dovuto preparare meglio il terreno prima di annunciare i massicci tagli alle tasse che hanno mandato nel panico i mercati finanziari e lEsecutivo ha ritirato alcune delle misure.




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