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18.12.2025 (aggiornamento)

UE: il presidente romeno, Nicușor Dan, al Consiglio Europeo di Bruxelles/Politica: USR propone propone l'attuale ministro dell'Economia, Radu Miruţă, per la carica di ministro della Difesa

18.12.2025 (aggiornamento)
18.12.2025 (aggiornamento)

, 18.12.2025, 19:21

Consiglio Europeo – Il presidente romeno, Nicușor Dan, partecipa al Consiglio Europeo di Bruxelles. I capi di stato e di governo dei Paesi membri esaminano la situazione in Ucraina, con particolare attenzione alle garanzie di sicurezza per Kiev e alle azioni diplomatiche destinate al raggiungimento di una pace giusta e duratura. Viene inoltre discusso il tema dell’utilizzo degli asset russi per finanziare gli aiuti all’Ucraina, una questione che non è sostenuta da tutti i leader europei. A Bruxelles, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato che il suo Paese ha bisogno di una rapida decisione da parte dell’UE sull’utilizzo di questi beni per finanziare lo sforzo bellico e per coprire i bisogni della popolazione. Nel frattempo, i leader europei stanno discutendo di un prestito di 90 miliardi di euro per l’Ucraina. I negoziati sugli asset russi si annunciano di durata, dato che gran parte si trovano in Belgio, uno stato che finora non è stato convinto e teme un contenzioso con la Russia. Zelensky ha tuttavia avvertito che, in assenza di una decisione, l’Ucraina rischia di rimanere senza soldi nei primi tre mesi del prossimo anno.

 

Politica – Il presidente dell’USR, Dominic Fritz, ha convocato domani il Comitato Politico del partito per votare le proposte di nomina alla guida dei Ministeri della Difesa e dell’Economia. Il ministro dell’Economia, Radu Miruţă, è proposto per la carica di ministro della Difesa, ricoprendo anche quella di vicepremier. Secondo un comunicato dell’USR, il senatore Irineu Darău è proposto per la guida del Ministero dell’Economia.

 

Proteste – La decisione di aumentare il salario minimo in Romania a partire dalla metà del prossimo anno, presa ieri dalla coalizione di governo, provoca insoddisfazione sia per i sindacati che per i datori di lavoro. Mentre i rappresentanti dei lavoratori chiedono che l’aumento fino a 4.325 lei (circa 865 euro) venga applicato dal 1° gennaio, voci dal mondo imprenditoriale sostengono che la misura non sia affatto appropriata nel 2026, a causa della situazione economica. Alcune migliaia di membri delle quattro principali confederazioni sindacali nazionali hanno protestato oggi a Bucarest chiedendo al capo dello stato, Nicuşor Dan, di mediare il conflitto con il governo. L’insoddisfazione non riguarda solo il livello del salario minimo, ma anche altre decisioni prese di recente o annunciate per l’anno prossimo. Il segretario generale della Confederazione Sindacale Cartel Alfa, Mihai Bărbulescu, ha affermato che le misure adottate dal premier Ilie Bolojan non sono riuscite a “far uscire il Paese dalla crisi né a migliorare la situazione finanziaria”. Ieri, la coalizione di governo ha inoltre stabilito una riduzione del 10% delle spese a livello dell’amministrazione centrale, senza incidere sul livello degli stipendi base, la riduzione del 10% dell’importo forfettario percepito da senatori e deputati, nonché il livello dei sussidi ricevuti dai partiti politici.

 

Rivoluzione 1989 – A Timişoara, la città della Romania occidentale, dove scoppiò la Rivoluzione anticomunista del dicembre 1989, continuano gli eventi commemorativi. Studenti di 17 scuole e licei  si sono recati in pellegrinaggio ai Monumenti della Rivoluzione, mentre in serata sono deposte candele sui gradini della Cattedrale Metropolitana. Ieri a Timişoara è stata giornata di lutto, in memoria degli eroi della Rivoluzione.

 

Eurostat – La Romania continua ad avvicinarsi alla media dell’Unione Europea in termini di consumi. Secondo i dati pubblicati da Eurostat, lo scorso anno, il consumo individuale effettivo, indicatore del benessere delle famiglie, ha raggiunto l’86% della media UE. A livello europeo, i valori più elevati sono stati registrati a Lussemburgo, nei Paesi Bassi e in Germania, mentre i più bassi in Lettonia, Ungheria e Bulgaria. I dati rilevano anche differenze significative per il PIL pro capite, espresso in parità di potere d’acquisto. Il Lussemburgo ha registrato il livello più elevato, superiore del 145% alla media UE, mentre la Bulgaria il più basso, inferiore del 34%.

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