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Mobilitazione per la difesa

La NATO rimane il pilastro principale della difesa europea, ma gli Stati membri sono sempre più consapevoli che senza investimenti maggiori, coordinati e mirati, l'Europa rischia di rimanere vulnerabile alle minacce convenzionali, ibride, informatiche ed energetiche.

Foto: Military_Material / pixabay.com
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, 16.01.2026, 08:01

La necessità dell’UE di rafforzare la propria capacità di difesa sta diventando sempre più evidente. Gli sviluppi geopolitici, tra cui la guerra in Ucraina, l’aumento della concorrenza globale e i cambiamenti nella politica di sicurezza degli Stati Uniti, stanno costringendo Bruxelles a orientarsi verso un modello di difesa più solido, coerente e interoperabile. La determinazione dell’Unione nasce dall’esigenza strategica di essere meno dipendente da altri attori per la sicurezza dei propri territori. La NATO rimane il pilastro principale della difesa europea, ma gli Stati membri sono sempre più consapevoli che senza investimenti maggiori, coordinati e mirati, l’Europa rischia di rimanere vulnerabile alle minacce convenzionali, ibride, informatiche ed energetiche. È così che è emerso il concetto di autonomia strategica, interpretata non come una separazione dalla NATO, ma come una capacità complementare. E l’iniziativa concreta più recente in questo senso è il cosiddetto Schengen militare proposto dalla Commissione Europea, incentrato sul fatto che la mobilità è cruciale in un contesto in cui i tempi di reazione e la logistica possono decidere l’esito di un’operazione militare.

Bisogna aver preparato l’antidoto necessario, afferma il giornalista Radu Tudor, analista militare. “La minaccia sta crescendo. La guerra non è finita. La Russia sta diventando, dal punto di vista della sicurezza del continente, la minaccia più grande, e dobbiamo muoverci un po’ più velocemente. Finora abbiamo avuto velocità diverse nell’attuazione dei progetti di sviluppo dell’industria della difesa, nell’attuazione dei progetti di mobilità militare, ma anche nell’implementazione di nuovi sistemi di difesa sul fianco orientale della NATO. Ci vogliono troppi giorni per spostare 50 carri armati Leclerc in Romania. In caso di necessità, in caso di una sfida russa alla NATO, dobbiamo abbreviare questi tempi, perché il preposizionamento di truppe e materiali non è sufficiente. Ovviamente, truppe, materiali, armi, munizioni, logistica devono provenire da 31 Stati membri della NATO – stiamo parlando della Romania -, e questo vale anche per la Polonia e per i Paesi baltici. Pertanto, dal mio punto di vista, la Commissione Europea dovrebbe emanare rapidamente un regolamento vincolante per tutti gli Stati membri, da attuare entro 12 mesi, perché ciò significa modificare alcuni accordi, alcuni elementi legislativi e adattare l’infrastruttura alla capacità di trasporto di materiali pesanti”, ha spiegato Radu Tudor.

Gli obiettivi di Schengen militare sarebbero quattro: rapido movimento di truppe e materiali all’interno dell’Unione; riduzione della burocrazia transfrontaliera; adattamento delle infrastrutture civili (ponti, ferrovie, strade, porti) alle esigenze militari, rispettivamente reazioni rapide in situazioni di crisi. Secondo la proposta della Commissione, gli Stati membri dovrebbero consentire il passaggio delle truppe entro tre giorni in tempo di pace e entro sole sei ore in situazioni di emergenza, con formalità doganali semplificate, in questo caso basate solo su una notifica tra Stati. La pressione esercitata dalla crisi in Ucraina e l’aggressività della Russia obbligano l’Europa a questo sforzo, che deve derivare soprattutto da un rafforzamento della capacità di deterrenza, afferma l’analista di politica estera Victor Boştinaru, ex membro della Commissione per la sicurezza e la difesa del Parlamento europeo. “L’Europa non intende intraprendere alcuna azione offensiva, contrariamente al discorso di Putin o Peskov. L’Europa deve essere convincente in termini di deterrenza. Ed ecco alcuni ambiti che stanno già visibilmente prendendo forma. Da un lato, per la prima volta l’Europa sta finalmente stanziando fondi per la costruzione di una capacità di difesa. Ciò non era mai accaduto prima, ma esiste una sola soluzione affinché il progetto europeo rimanga sostenibile: una capacità di difesa coerente. In secondo luogo, la necessità che l’Europa si impegni già nella produzione di equipaggiamenti militari in grado di competere e contrastare, da un lato, la minaccia russa, ma, allo stesso tempo, di ridurre, almeno parzialmente, la sua dipendenza dalle forniture statunitensi. In terzo luogo, questo ambizioso progetto di ingegneria civile a duplice scopo sta già prendendo forma, più velocemente di quanto sospettassimo l’anno scorso, ovvero la costruzione di infrastrutture strada-rotaia in grado di servire sia il settore civile che quello della difesa. Infrastrutture in grado di sopportare carichi pesanti, autostrade, ferrovie, ponti, in grado di consentire il trasferimento di attrezzature e personale verso potenziali zone di combattimento, in un orizzonte temporale molto breve. Infine, ma non meno importante, stiamo assistendo a importanti lavori di costruzione nell’industria della difesa europea, ad accordi di cooperazione o fusioni in settori chiave, dall’equivalente del sistema satellitare di Elon Musk alla progettazione e costruzione di missili e altri sistemi di difesa.”

L’aumento della mobilità militare significherebbe sia migliorare le infrastrutture negli Stati membri, sia attivare un meccanismo di emergenza da parte del Consiglio dell’Unione Europea quando, in caso di crisi, verrebbero spostati grandi convogli di equipaggiamenti specifici e militari.

UE (Foto: padrinan/ pixabay.com)
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