Discussioni su un’Europa a più velocità
I sostenitori di un'Europa a due velocità sostengono che questo modello sia necessario per evitare situazioni di stallo decisionale, dato che l'Unione Europea, composta da 27 Stati con interessi e livelli di sviluppo diversi, incontra talvolta difficoltà nell'adottare rapidamente politiche comuni.
Corina Cristea, 20.02.2026, 22:06
Il concetto di un’Europa a due velocità non è nuovo, rappresentando una delle idee controverse legate al futuro dell’Unione Europea. Parte dalla constatazione che gli Stati membri non si sviluppano allo stesso ritmo e comporterebbe la creazione di un nucleo – formato principalmente dai paesi sviluppati dell’Europa occidentale – che avanza più rapidamente in settori come l’integrazione economica, fiscale o militare, mentre gli altri Stati rimangono in un cerchio più esterno, con un ritmo di integrazione più lento.
I sostenitori di un’Europa a due velocità affermano che questo modello sia necessario per evitare un blocco decisionale, dato che l’Unione Europea, composta da 27 Stati con interessi e livelli di sviluppo diversi, talvolta incontra difficoltà nell’adottare rapidamente politiche comuni. Loro affermano che, consentendo agli Stati disposti ad andare oltre di farlo, l’Unione potrebbe diventare più efficiente, più competitiva e più adatta alle sfide globali.
D’altro canto, i critici di questo concetto mettono in guardia dal rischio di frammentazione e avvertono che un’Europa a due velocità potrebbe accentuare le differenze tra Est e Ovest, tra Paesi ricchi e meno sviluppati. Motivato ora dall’idea che “per sopravvivere in una situazione geopolitica sempre più imprevedibile, l’Europa deve diventare più forte e resiliente, e lo status quo non è più un’opzione”, il tema è stato ripreso dal ministro delle Finanze tedesco, Lars Klingbeil. Egli propone la creazione di un nucleo di sei Stati, che avanzerebbe più rapidamente nelle politiche chiave, con l’obiettivo di rafforzare l’economia e l’autonomia del blocco comunitario, ma anche di consolidare la sovranità, la resilienza e la competitività dell’UE. Si tratta delle economie più solide dell’Unione: Germania, Francia, Spagna, Italia, Polonia e Paesi Bassi. “L’idea di discutere il tema della competitività mi sembra benvenuta, ma non è l’unico tema da affrontare in una discussione su un’Europa a più velocità. Dobbiamo pensare anche alla sicurezza, dobbiamo pensare anche ad altre dimensioni che renderebbero l’Europa più rilevante in una competizione del futuro, una competizione molto dura, in cui la posta in gioco cambia quasi da un anno all’altro. Un’Europa più resiliente significa un’Europa più consapevole dei rischi che tutti stiamo affrontando in questo momento e, soprattutto, della posizione dell’Europa rispetto a diversi importanti attori globali, in primis gli Stati Uniti. Un’Europa resiliente non significa, a mio avviso, un’Europa disaccoppiata dall’America; al contrario, significa un’Europa più sensibile a ciò che sta accadendo negli Stati Uniti e alle posizioni dell’attuale Amministrazione sulle questioni di sicurezza a livello globale”, ha spiegato il diplomatico Ovidiu Dranga, ex ambasciatore di Romania.
Secondo la Reuters, che cita una lettera del ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil ai suoi cinque omologhi dei paesi sopra menzionati, la proposta avanzata dalla Germania include un piano in quattro punti per promuovere l’Unione dei mercati dei capitali, rafforzare l’euro, coordinare meglio gli investimenti nella difesa e garantire l’accesso alle materie prime. Pertanto, la coalizione di paesi deve accelerare il processo di creazione dell’Unione economica e degli investimenti per offrire migliori condizioni di finanziamento alle imprese europee.
Il secondo punto si concentra sul ruolo internazionale dell’euro come valuta rifugio basata sulla prevedibilità e sullo stato di diritto, afferma il ministro tedesco, sostenendo la riduzione della burocrazia e il rafforzamento della sovranità nell’ambito dei pagamenti. Per quanto riguarda la spesa per la difesa, auspica una migliore cooperazione tra gli Stati membri e la ferma inclusione della difesa come priorità nel prossimo quadro di bilancio pluriennale dell’UE, “trasformando la difesa in un motore di crescita economica”. Devono inoltre essere intensificati gli sforzi per rafforzare la catena di approvvigionamento di minerali essenziali, attraverso un maggiore impegno strategico con i partner internazionali. Un’Europa a due velocità richiede un’attenta considerazione delle sensibilità di tutti gli Stati membri, ammonisce Ovidiu Dranga. “Una discussione su un’Europa a due velocità è paragonabile per importanza alla discussione sulla Costituzione dell’UE, un progetto che purtroppo a un certo punto è fallito, perché non ha superato il voto dei cittadini in diversi importanti Stati membri. Non credo che siamo arrivati a quel punto. Cioè, non credo che ci sia una massa critica nella maggior parte degli Stati membri per una decisione su un’Europa a più velocità. Dobbiamo decidere che tipo di Europa vogliamo avere nei prossimi 10-20 anni. Un’Europa competitiva, un’Europa più integrata di prima, che sia un attore geopolitico globale di prim’ordine? Oppure ci accontentiamo di un ruolo non necessariamente secondario, ma non necessariamente di prima linea nella competizione geopolitica globale, dove noi europei potremmo pensare che a volte sia meglio essere in un tandem ripensato e riequilibrato con gli Stati Uniti?”, si chiede Ovidiu Dranga.
Per ora, aggiunge Ovidiu Dranga, è difficile dire in che misura l’idea di un’Europa a due velocità verrà messa in pratica.