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Un anno dalla morte di Re Michele

In Romania, nelle comunità storiche romene intorno agli attuali confini o nella diaspora, i romeni commemorano il loro ultimo re, Michele I, che si è spento il 5 dicembre 2017, presso la sua residenza in Svizzera, a 96 anni. La sua biografia si sovrappone alla storia recente della Romania, in ugual misura eroica e tragica. Michele I era l’ultimo capo di stato del periodo della Seconda Guerra Mondiale ancora in vita. Ed è stato anche l’ultimo dei quattro re della dinastia di origine tedesca Hohenzollern-Sigmaringen, insediata sul trono di Bucarest nel 1866 e che ha costruito la Romania moderna.

Un anno dalla morte di Re Michele
Un anno dalla morte di Re Michele

, 05.12.2018, 13:42

In Romania, nelle comunità storiche romene intorno agli attuali confini o nella diaspora, i romeni commemorano il loro ultimo re, Michele I, che si è spento il 5 dicembre 2017, presso la sua residenza in Svizzera, a 96 anni. La sua biografia si sovrappone alla storia recente della Romania, in ugual misura eroica e tragica. Michele I era l’ultimo capo di stato del periodo della Seconda Guerra Mondiale ancora in vita. Ed è stato anche l’ultimo dei quattro re della dinastia di origine tedesca Hohenzollern-Sigmaringen, insediata sul trono di Bucarest nel 1866 e che ha costruito la Romania moderna.



Nato il 25 ottobre 1921, Michele ha regnato per la prima volta, solo formalmente, tra il 1927 e il 1930, quando, dopo la morte di suo nonno, Ferdinando l’Unificatore, il Paese era condotto, de facto, da un consiglio reggente. È diventato veramente re, nel 1940, dopo l’abdicazione di suo padre, l’impopolare Carlo II, il quale aveva istituito una corrotta e sanguinosa dittatura reale ed aveva ceduto, senza lotta, gran parte dei territori entrati sotto l’autorità di Bucarest alla fine della prima guerra mondiale — la Bessarabia, il nord della Bucovina e della Transilvania, il sud della Dobrugea. Considerato immaturo e impreparato per il trono, Michele è rimasto per molto tempo all’ombra dell’uomo forte dell’epoca, il maresciallo pro-tedesco Ion Antonescu.



Però, il 23 agosto 1944, quando l’Armata Rossa era già entrata in Romania e minacciava di cancellare Bucarest dalla mappa, il Re, dimostrando un coraggio incredibile, ha deciso l’arresto del maresciallo, l’uscita del Paese dall’Asse e il suo affiancarsi alla coalizione anti-nazista. Gli storici affermano quasi all’unanimità: la sua decisione ha accorciato di sei mesi la guerra in Europa ed ha salvato centinaia di migliaia di vite umane. Tre anni dopo, quando il Paese si trovava, praticamente, sotto occupazione militare sovietica ed era presieduto da un governo comunista-marionetta, il Re è stato costretto ad abdicare e ad andare in esilio nell’Occidente. Egli ha sostenuto le azioni del Comitato Nazionale Romeno, presentato come un governo in esilio, sebbene le democrazie occidentali non l’abbiano mai riconosciuto come tale. Fino alla Rivoluzione anticomunista del 1989, è stato, permanentemente, sorvegliato dalla Securitate, la polizia politica del regime di Bucarest.



Il Re ha potuto tornare in Patria solo nel 1997, quando ha riconquistato la cittadinanza romena, che le era stata ritirata dai comunisti, e una parte delle proprietà. Re Michele ha promosso, come ambasciatore speciale, presso le grandi cancellerie occidentali, l’ammissione della Romania nella NATO, nel 2004, e nell’UE, nel 2007. La primogenita delle sue cinque figlie, la Principessa Margherita, è la sua succeditrice a capo della Casa Reale di Romania e custode della Corona. “Non vedo la Romania di oggi come un’eredità ricevuta dai nostri genitori, ma come un Paese che abbiamo preso in prestito dai nostri figli” — confessava, in una dichiarazione a carattere veramente testamentario, l’ultimo re dei romeni.

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