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Il Museo dell’Orologio di Ploiești

Uno degli edifici più belli della città di Ploiești ospita il Museo dellOrologio Nicolae Simache

Il Museo dell’Orologio di Ploiești
Il Museo dell’Orologio di Ploiești

, 02.04.2021, 16:28

Uno degli edifici più belli della città di Ploiești ospita il Museo dell’Orologio Nicolae Simache”. La conservatrice Carmen Banu ci ha fatto da guida quando abbiamo visitato questo piccolo gioiello architettonico: Il Museo dell’Orologio Nicolae Simache” di Ploiești fu fondato nel 1963, grazie al docente di storia Nicolae Simache, allora direttore del Museo Regionale di Storia di Ploiești, il quale ha gettato le basi di 18 sezioni museali, tra cui anche il Museo dell’Orologio, che sembra sia stato il più caro a lui tra tutte queste istituzioni culturali. E’ un gioiello architettonico, un edificio eretto alla fine dell’Ottocento per l’allora prefetto della provincia di Prahova, Luca Elefterescu — un politico conservatore, anzi capo del Partito Conservatore all’epoca, magistrato e imprenditore nel settore petrolifero. E’ una delle più belle case della parte meridionale della città, allora zona residenziale di Ploiești ed è costruita in stile neoromantico.”



Abbiamo parlato con Carmen Banu della collezione del museo e dei suoi inizi: Il Museo dell’Orologio di Ploiești vanta una collezione molto valorosa. Gli oggetti sono stati acquistati a cominciare dal 1954. Nel 1955 furono comprati i primi orologi da parete detti transilvani, che dopo si sono dimostrati lavorati in Germania, ma erano presenti nelle case della Transilvania. La collezione si è arricchita con l’acquisto di 55 orologi della collezione del famoso orologiaio di Bucarest Sebastian Sașa. E da lì è nata l’idea di gettare le basi del Museo dell’Orologio a Ploiești. In seguito sono stati comprati molti orologi e ora la collezione conta quasi 4000 pezzi, però sono esposti solo 500 tra i più rappresentativi della collezione. E’ presentato l’evolversi della misurazione del tempo, a cominciare dai quadranti solari, orologi a sabbia, orologi idraulici, fino agli orologi da polso lavorati nella prima metà del Novecento. La nostra collezione vanta orologi eccezionali, alcuni lavorati in stile rinascimentale, alla metà del XVI-esimo secolo, in Francia e Germania. Il più antico è uno lavorato a Blois nel 1544, da Jakob Acustodia, un orologiaio dell’epoca, ed è forse il più importante oggetto della nostra collezione. Un altro pezzo molto valoroso è l’orologio lavorato nel 1562 dal famoso orologiaio tedesco Jeremias Metzker, in una serie limitata. Si conoscono solo 3 orologi firmati da Jeremias Metzker nel mondo, e sembra che quello custodito al Museo dell’Orologio di Ploiești sia il più antico di questa serie”.



Degli oggetti esposti nella prima sala del Museo, Carmen Banu ci ha raccontato: Come elemento di novità, tornando ai primi strumenti per misurare il tempo, in questa sala abbiamo un orologio idraulico. Sembra non ci siano orologi simili in altre collezioni di questo tipo. Gli orologi di tipo torcia sono apparsi nell’Inghilterra del XVII-esimo secolo e grazie al successo che hanno avuto sono stati lavorati fino al XIX-esimo secolo. La nostra collezione include due orologi del genere e la loro denominazione è legata alla somiglianza alle torce dell’epoca.”



Il tour museale assieme alla conservatrice Carmen Banu ci ha portato nella sala degli orologi grandi: La seconda sala è dedicata agli orologi del Settecento e di inizio Ottocento. Attirano l’attenzione in primo luogo per le loro dimensioni, ma anche per la bellezza, gli orologi a pendolo da salotto del Settecento. Sono molto attraenti gli orologi da tasca — dai più antichi della collezione, lavorati a fine Seicento, a quelli di inizio Ottocento — realizzati da orologiai inglesi, francesi e svizzeri. Il patrimonio del Museo dell’Orologio si può paragonare a quelli di musei di Germania, Svizzera o Stati Uniti. Il famoso orologiaio Abraham Louis Breguet ha lavorato orologi soprattutto per la Turchia e nel museo Topkapî sono esposte anche opere sue. E’ considerato il più famoso orologiaio di tutti i tempi e la nostra collezione include anche orologi fatti da lui.”



La terza sala presenta orologi da tasca appartenuti ad alcune personalità della storia: Gli orologi-gioiello da tasca, esposti nella terza sala, sono realizzati tra l’Ottocento e il Novecento e, oltre alle qualità tecniche, hanno anche qualità artistiche speciali, per la raffinatezza delle decorazioni. Ci sono anche orologi appartenuti a personalità della vita politica e culturale della Romania. E inizierei con gli orologi di Re Carlo I, di cui abbiamo due. Nella nostra collezione ci sono anche orologi regalati, tra cui uno donato al Museo dell’Orologio nel 1992 da una romena stabilita in Svizzera — s i tratta di un orologio appartenuto allo Zar Alessandro II di Russia. Della categoria orologi da polso è esposto quello del diplomatico Nicolae Titulescu — lavorato a LeCoultre nel 1931 e si tratta del famoso modello Reverso creato da questa compagnia. Ci sono anche altri molto belli della stessa serie — orologi curiosità, orologi inseriti in lorgnette oppure con simboli massonici.”



Il tour del Museo si conclude con gli orologi popolari. La conservatrice Carmen Banu ce li ha presentati brevemente: Ritroviamo nella collezione orologi da camino, soprattutto di provenienza francese. Le loro decorazioni sono ispirate ai periodi in cui sono stati creati e il materiale dominante è il bronzo dorato. Passiamo a un’altra categoria di orologi popolari, quelli da parete, lavorati soprattutto in Germania, nella regione dei monti Foresta Nera. In questa serie spiccano gli orologi a cucù. Oltre agli orologi da tasca appartenuti ad alcune personalità notevoli, la collezione del museo include anche orologi da tavola o da parete appartenuti a personalità romene. Vorrei menzionare quello del principe Alexandru Ioan Cuza — a meccanismo astronomico, che indica le date calendaristiche, i solstizi, gli equinozi, gli anni bisestili. Vi si aggiungono gli orologi del politico Mihail Kogălniceanu, dello scrittore Duiliu Zamfirescu, del pittore Theodor Aman, del poeta George Coșbuc — dunque almeno i nomi di queste personalità dovrebbero attirare i visitatori desiderosi di vedere questi oggetti speciali.”

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