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Dal leu all’euro

Membro dell'Unione Europea dal 2007, la Romania si è impegnata ad adottare la moneta unica una volta soddisfatte le condizioni necessarie; non è stata fissata alcuna data automatica per la sostituzione del leu, la valuta romena.

Foto: Immo Wegmann / unsplash.com
Foto: Immo Wegmann / unsplash.com

, 18.09.2026, 11:29

Tali condizioni — i cosiddetti criteri di convergenza di Maastricht — mirano a dimostrare che l’economia è sufficientemente stabile da consentire al Paese candidato di rinunciare alla propria valuta nazionale e a una politica monetaria indipendente. I criteri economici principali sono quattro. Il primo riguarda la stabilità dei prezzi: il tasso di inflazione medio su 12 mesi non deve superare di oltre 1,5 punti percentuali la media dell’inflazione dei tre Stati dell’Eurozona con il tasso più basso. Il secondo concerne la disciplina di bilancio: il disavanzo pubblico deve, in linea di principio, rimanere al di sotto del 3% del PIL e il debito pubblico non deve superare il 60% del PIL, fatte salve le eccezioni previste dalle norme europee. Il terzo riguarda la stabilità del tasso di cambio: la valuta nazionale deve partecipare al meccanismo di cambio ERM II per almeno due anni senza subire gravi tensioni o svalutazioni del tasso centrale rispetto all’euro, dimostrando così la stabilità del leu nei confronti della moneta unica. Il quarto criterio riguarda la convergenza dei tassi di interesse a lungo termine. Nello specifico, i rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine non devono superare di oltre 2 punti percentuali la media dei tre Stati che registrano la migliore stabilità dei prezzi. Inoltre, la legislazione nazionale – compreso lo statuto della Banca Centrale di Romania – deve essere compatibile con i trattati europei. Una valutazione attuale rivela che, sebbene l’adozione dell’euro rimanga un obiettivo nazionale, la Romania non soddisfa al momento nessuna delle condizioni richieste. Ciò nonostante il fatto che, dieci anni fa, il Paese fosse sorprendentemente vicino a soddisfare i criteri nominali: registrava un’inflazione molto bassa, un deficit pari appena allo 0,7% del PIL, un debito pubblico al 38,4% e tassi di interesse a lungo termine al 3,6%. Tuttavia, non faceva parte dell’ERM II ed erano presenti criticità a livello legislativo.

Adrian Codirlaşu, di CFA Romania – l’organizzazione che riunisce i professionisti degli investimenti e dell’analisi finanziaria – osserva: „Un decennio fa – intorno al 2016-2017 – soddisfacevamo i criteri e avremmo potuto richiedere l’adesione. È vero, non saremmo entrati immediatamente, ma forse non ci troveremmo nella difficile situazione attuale. Di fatto, oggi dobbiamo affrontare un debito pubblico insostenibile che cresce a ritmo accelerato. A dire il vero, considerando il costo di tale debito, ci collochiamo al quarto posto in Europa per la percentuale di PIL destinata al pagamento degli interessi. Dunque, comunque la si guardi, la situazione è tutt’altro che ideale e l’ingresso nell’Eurozona rappresenterebbe una soluzione – forse l’unica – per uscirne. Ecco perché è fondamentale compiere i passi necessari verso l’adozione dell’euro, in particolare per quanto riguarda la politica fiscale, che costituisce il nostro problema principale: registriamo deficit estremamente elevati che hanno generato questo debito pubblico insostenibile e alimentano l’inflazione elevata percepita dai cittadini. Abbiamo, di gran lunga, l’inflazione più alta d’Europa; sebbene a luglio abbia subito un lieve calo, rimane la più elevata del continente.”

Gli esperti parlano di stagflazione in Romania – caratterizzata da stagnazione economica e inflazione elevata – che continua a frenare la spesa dei consumatori. Nel corso dell’anno, la Banca Centrale ha rivisto due volte al rialzo le previsioni sull’inflazione: dal 3,9% al 5,5% e successivamente al 6,1% per la fine del 2026, con un ritorno all’interno dell’intervallo-target previsto solo per l’ultimo trimestre del 2027. Per il momento, sebbene i dati mostrino una Romania economicamente più integrata in Europa e decisamente più prospera, fattori quali un’inflazione all’8,4%, un deficit al 7,9%, tassi di interesse al 6,7% e la perdurante mancata partecipazione all’ERM II rendono irrealistica l’adozione dell’euro in questa fase. Tuttavia, le autorità sostengono che la Romania debba proseguire gli sforzi per aderire all’Eurozona; il presidente romeno Nicușor Dan ha persino proposto un accordo politico tra i partiti a tal fine. La soluzione ai problemi della Romania è di natura fiscale – la situazione attuale deriva dal sistema di tassazione e dalla politica fiscale, afferma Adrian Codirlașu, il quale fornisce anche una stima sui tempi di una possibile adesione della Romania all’Eurozona. „Nel 2025 ci siamo posti l’obiettivo di portare il deficit sotto la soglia del 3% nell’arco di sette anni. Di conseguenza, fino ad allora, l’operazione è semplicemente irrealizzabile. Inoltre, è probabile che insorgano altri imprevisti e che si trovino nuovamente giustificazioni per mantenere elevato il deficit; per questo motivo, non credo che ciò avverrà prima di dieci anni. D’altra parte, affinché un obiettivo sia credibile, non basta che i nostri politici dichiarino semplicemente di voler aderire all’Eurozona: occorre compiere passi concreti. E, aspetto fondamentale, per acquisire credibilità e dimostrare di fare sul serio, dovremmo rivolgerci alle autorità europee – la Commissione e la Banca Centrale Europea – ed elaborare un piano insieme a loro. È proprio questo a rendere credibile un piano. Non possiamo limitarci a dire di voler aderire, per poi cambiare idea e affermare: “Oh, è successo questo o quello, rimandiamo di altri cinque anni”… non è così che funzionano le cose!”

Secondo gli analisti, l’adozione dell’euro potrebbe garantire alla Romania costi di transazione più bassi, l’eliminazione del rischio di cambio, una maggiore integrazione finanziaria e vantaggi per cittadini e imprese. Tuttavia, essi precisano che la moneta unica non rappresenta una soluzione miracolosa per i problemi dell’economia. Il sistema funziona al meglio quando l’economia che adotta la valuta è sufficientemente solida da operare senza un proprio tasso di cambio e una politica monetaria autonoma. Attualmente, la Banca Centrale della Romania ha la facoltà di modificare il tasso di interesse di riferimento e di intervenire per affrontare le problematiche specifiche dell’economia romena. Una volta adottato l’euro, le decisioni di politica monetaria verrebbero assunte dalla Banca Centrale Europea per l’intera zona euro; al momento, la Romania non è pronta a rinunciare al leu senza perdere la capacità di tutelare la propria economia.

(Dumitru-Dorin Prunariu
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