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Shock pandemico e crisi della manodopera

Tra i fenomeni causati dalla pandemia, caratterizati da problemi economici e traumi psicologici, si annovera anche il cosiddetto fenomeno « delle persone scoraggiate ».

Foto: pixabay.com
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, 04.10.2021, 22:39

Tra i fenomeni causati dalla pandemia, caratterizati da problemi economici e traumi psicologici, si annovera anche il cosiddetto fenomeno « delle persone scoraggiate ». Si tratta di persone senza lavoro e che nemmeno sono alla ricerca di un lavoro, in quanto non registrate presso i centri per limpiego. E, nelle statistiche ufficiali, questa categoria di persone è separata da quella dei disoccupati, spiega lanalista economico Cătălin Ghinăraru. « Il disoccupato non è scoraggiato. Egli non ha un lavoro, ma lo cerca, mentre luomo scoraggiato nemmeno cerca un lavoro perchè considera di non avere più, almeno per ora, alcuna opportunità di lavorare oppure che le opportunità cui si aspettava non ci siano più. Quindi, questa è una persona scoraggiata. Con la pandemia sono apparsi diversi fenomeni. Allinizio le cose sono state meno chiare perchè si è pensato fosse uno shock di breve durata. Eccoci, però, già alla fine del 2021 e le cose non stanno andando molto bene. Certi posti di lavoro sono scomparsi dalleconomia e non sono riapparsi più, ci sono moltissimi operatori economici che hanno chiuso definitivamente i battenti, soprattutto in settori in cui venivano assunte moltissime persone, anche se non si tratta di alte qualifiche. Come il commercio al dettaglio, il settore HoReCa e persino i trasporti. È evidente che certi posti di lavoro scomparsi non sono riapparsi più e cosi ci sono persone che non cercano più lavoro perchè sanno che questi posti di lavoro non esistono più. »



Secondo lInstituto Nazionale di Statistica (INS), il numero delle persone scoraggiate è triplicato in Romania, questanno. Da circa 30.000 persoane scoraggiate dallentrare sul mercato del lavoro nel primo trimestre del 2020 si è giunti attualmente ad oltre 144.000. Ancora più grave è il fatto che letà media di queste persone varia tra i 35 e i 49 anni, quindi una fascia di popolazione che dovrebbe essere in piena forma e attiva. Tuttavia, le statistiche, che registrano solo dati concreti, sono interpretabili a seconda delle situazioni e dei motivi individuali. Quali sono questi ci spiega lo specialista di risorse umane, Petru Păcuraru.« Cè unintera seriedi motivi.Da una parte, ci sono le aspettative dei datoriche si dirigono verso dipendenti tipici, ossia dipendenti giovani con certe competenze, non necessariamente dipendenti meno giovani che acquisiscano nel tempo le competenze necessarie. Il fatto che i datori cerchino un certo modello è qualcosa che scoraggia le persone e crea questa categoria degli scoraggiati. Daltra parte, credo ci siano sufficienti professioni liberali che non hanno necessariamente bisogno di dipendenti o persone assunte da unazienda. Se volete, è una zona grigia tra lessere assunto e il non essere assunto, come sono le varie forme di freelancing. Ho incontrato, però, anche dipendenti o ex dipendenti che effettivamente non vogliono più lavorare o hanno questo stato di demoralizzazione. Sono persone che si sentono isolate e questa categoria si sta ingrandendo. »



Inoltre, ci sono anche persone che, lavorando per più tempo per unorganizzazione rigida, non vogliono più tornare a un lavoro che vuol dire troppa pressione sul dipendente. Queste restano in aspettativa, poco desiderose di riconvertirsi professionalmente. Del resto, la situazione economica e sociale incerta creata dalla pandemia non incoraggia la riconversione professionale, ritiene Cătălin Ghinăraru. « Se una persona è demoralizzata significa che non cerca più niente perchè sa di non poter più lavorare, di non trovare più il lavoro adatto, non riesce più neanche ad acquisire unaltra qualifica. E la questione della riconversione professionale ha, tuttavia, dei limiti. Ad esempio, le persone hanno una certa percezione sul mercato del lavoro a volte di molto superiore alla percezione degli analisti economici. Gli specialisti percepiscono lincertezza nelleconomia e penso che, se si riconvertissero professionalmente, non saprebbero per ora in quale settore e perciò è difficile dire cosa fare, dove andare e in quale direzione muoversi. Le cose sono abbastanza incerte. I programmi di formazione professioale o di riconversione dovrebbero guardare al futuro, non al passato. Ma quando il futuro è incerto, è molto difficile sapere cosa fare. »



Come potrebbero essere sostenute queste persone dalle autorità? Gli specialisti di risorse umane invocano lesperienza di altri Paesi confrontati con lo stesso fenomeno che non è per niente uno locale. “Ci sono molti Paesi in cui sono stati aperti centri di supporto per queste persone, sono stati create numeri di telefono speciali, ci sono molti servizi sociali che potrebbero servire come modello per la Romania. Immaginate un unico centro di supporto locale in cui tutte queste persone potranno incontrare altre persone come loro e diventare cosi più fiduciose per compiere piccolo passi nella direzione desiderata. Ma attualmente ciò non esiste. Di queste persone non si occupa nessuno, purtroppo”, ha spiegato Petru Păcuraru.



Ma, oltre a questo sostegno piuttosto emotivo o sociale, una strategia meramente economica è, per ora, difficile da elaborare, precisa lanalista Cătălin Ghinăraru. « Per ora è abbastanza difficile sapere cosa fare. Dobbiamo sapere molto chiaramente che certe attività scompariranno del tutto. Nessuno deve credere che torneremo esattamente a ciò che è stato. Il mondo è cambiato e continuerà a cambiare. Lo shock pandemico ha portato un cambiamento sistemico. Se vogliamo formare o riconvertire la forza lavoro, dobbiamo tenere conto che tutto cambierà e che molte delle attività che erano potenzialmente generatrici di posti di lavoro sono state seriamente colpite dalle misure restrittive, dalla quarantena e dal lockdown. Come sarà il mondo post-pandemia? È difficile saperlo e cè da presupporre che il problema delle persone demoralizzate persisterà per un certo periodo. Quindi ci saranno dei problemi abbastanza importanti. »




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