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Crimini che potrebbero cambiare la legge in Romania

Le organizzazioni non governative in Romania chiedono che il femminicidio sia riconosciuto dalla legge come una forma distinta di reato.

foto: pixabay.com @alexas
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, 19.11.2025, 18:46

Nel 2025, in circa dieci mesi – da gennaio all’inizio di novembre – sono stati confermati 51 casi di femminicidio in Romania. In termini statistici, questo significa che quasi ogni settimana almeno una donna veniva uccisa, il più delle volte dal partner. L’omicidio più recente è avvenuto nella provincia di Teleorman: una madre di tre figli di 25 anni è stata uccisa dall’ex marito davanti a una chiesa, momento ripreso dalle telecamere di sorveglianza della zona.

È stata accoltellata 15 volte, davanti al figlio di tre anni. Sebbene la vittima avesse un ordine di protezione temporaneo nei confronti dell’uomo, che in precedenza l’aveva picchiata, rapita e violentata, la polizia lo avrebbe lasciato andare. I poliziotti si difendono, sostenendo che l’omicidio è avvenuto perché la donna si è rifiutata di installare un dispositivo di sorveglianza elettronica, un braccialetto che avrebbe allertato le autorità in caso di avvicinamento dell’aggressore. Secondo i dati ufficiali, dall’inizio dell’anno sono stati emessi più di 11.000 ordini di protezione temporanei, ma quasi 4.000 di questi sono stati violati dagli aggressori.

Gli esperti del settore sottolineano che la responsabilità non può essere attribuita alle vittime, ma che lo Stato deve fornire servizi di protezione e informazione concreti. Tuttavia, la violenza contro le donne non è sufficientemente sanzionata o addirittura si trasforma in un contesto di colpevolizzazione delle vittime: questa è l’opinione delle ONG. Di conseguenza, chiedono azioni concrete per prevenire la violenza domestica. Innanzitutto, vogliono che il femminicidio sia riconosciuto come una forma di reato distinta, intendendo per femminicidio l’omicidio di una donna per motivi di genere, ovvero un crimine commesso per il semplice fatto che la vittima è una donna.

Stati come Belgio, Croazia, Cipro, Turchia e Macedonia riconoscono il femminicidio nella loro legislazione, e in Italia questo reato è punibile con l’ergastolo. In Romania, all’inizio di novembre, il Ministero della Giustizia ha sottoposto a consultazione pubblica un’iniziativa legislativa secondo cui l’omicidio di genere sarebbe punito con l’ergastolo, come annunciato dal ministro della Giustizia, Radu Marinescu. Il quale ha affermato che, parallelamente, è in corso in Parlamento un’iniziativa volta a sancire in modo esplicito e distinto nel diritto penale romeno la criminalizzazione del reato di femminicidio.

Firmato da oltre 250 senatori e deputati del PSD, PNL, USR e UDMR, il progetto per la prevenzione e la lotta al femminicidio prevede pene più severe per gli aggressori e propone l’istituzione di un Osservatorio Nazionale per l’Analisi e la Prevenzione degli Omicidi. L’Osservatorio elaborerà rapporti annuali su vittime, aggressioni e cause, per una migliore comprensione e lotta al fenomeno, secondo la presidente della Commissione Parlamentare Speciale per la Prevenzione, la Lotta e la Repressione della Violenza Domestica, la senatrice del PNL Alina Gorghiu. “La legge obbliga la polizia, i pubblici ministeri e la medicina legale a raccogliere e pubblicare dati su tutti i casi”, ha detto.

Il progetto prevede anche pene significativamente più severe, soprattutto se gli atti di violenza e i crimini avvengono davanti a un minore. “Questo omicidio sarà punito con molti anni di reclusione fino all’ergastolo, perché, come avete visto, in diversi casi gli aggressori escono di prigione dopo 3-5 anni e uccidono un’altra donna e un’altra ancora”, afferma Simona Spătaru, senatrice dell’USR.

Si sta anche valutando l’opportunità di educare i bambini nelle scuole per prevenire comportamenti abusivi. Victoria Stoiciu, senatrice del PSD: “Il femminicidio si verifica al termine di una catena di aggressioni contro le donne, una catena che, se non interrotta in tempo, porta all’omicidio”. E la deputata dell’UDMR, Éva Csép, chiede che la risposta delle istituzioni responsabili sia tempestiva a tutte le richieste delle donne vittime di abusi. “Non possiamo parlare di una Romania senza violenza domestica se le persone, i cittadini, non hanno fiducia nelle istituzioni statali, se non investiamo di più nella prevenzione, se non investiamo nell’istruzione”, spiega la deputata.

I firmatari del documento hanno chiesto che il disegno di legge fosse discusso con procedura d’urgenza. Anche oltre 50 organizzazioni non governative hanno parlato di urgenza, chiedendo all’unanimità al Parlamento di accelerare il processo di adozione del progetto per prevenire e combattere il femminicidio, nonché la violenza che lo precede. “Quest’anno, più che mai, l’intera società ha assistito al fallimento delle autorità in termini di sicurezza delle donne. Nei casi di femminicidio, esisteva una storia di violenza, a volte nota alle autorità o alla comunità, e questi femminicidi avrebbero potuto essere prevenuti”, richiamano l’attenzione queste organizzazioni.

Nel frattempo, la società civile sta adottando misure preventive a sua disposizione. Ad esempio, a Cluj-Napoca, sempre più bar e club stanno adottando l'”Angel Shot”, un codice verbale appositamente studiato per aiutare donne e ragazze che si sentono in pericolo mentre sono in giro per la città. Utilizzando questa password e ordinando il cosiddetto “Angel Shot”, una donna che si sente in pericolo può allertare il personale del locale. La priorità è accompagnare la vittima fuori. In questo caso, verrà aiutata a chiamare un taxi o, in casi di violenza grave, verrà chiamata la polizia. La cosa più importante è che la vittima non venga mai lasciata sola.

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