Usanze per la Festa di Sant’Elia
Ogni anno, il 20 luglio, i fedeli romeni celebrano il Profeta Elia, santo protettore del raccolto, particolarmente venerato dalle comunità tradizionali. La Festa di Sant’Elia si è ottimamente conservata soprattutto nei paesini arcaici. Le usanze si sono tramandate anche alla società moderna, che ha saputo conservare molte delle antiche tradizioni.
Radio România Internațional, 20.07.2026, 10:00
Sant’Elia fa scattare anche le celebrazioni del fuoco, spiega Delia Suiogan, etnologa e professoressa presso il Centro Universitario Nord di Baia Mare. Siamo in un periodo in cui in campagna si lavora col fieno e col grano, e la gente sa trovare un equilibrio nella relazione con la natura. Si dice che Sant’Elia punisce con fuoco la gente che non rispetta la sua giornata.
La festa del 20 luglio è seguita da altre due giornate dette del fuoco, come si sono mantenute nella mentalità collettiva le tre celebrazioni successive dedicate a Elia, Palie e Foca. Perciò, dal 20 al 27 luglio, è completamente vietato lavorare i campi e in casa, pena la punizione del fuoco. Secondo un’altra usanza, nella settimana che precede il 20 luglio, i giovani pastori scendono nei villaggi per regalare alle future fidanzate caccio fresco e una cardatrice per la lana. Si trattava di due regali che sancivano il legame simbolico tra i due fino al giorno della Festa di Sant’Elia, quando la ragazza era invitata a ballare e veniva ufficializzato il fidanzamento. Il Santo viene sempre raffigurato in un carro bellissimo, a volte dorato, trainato da cavalli forti. Quando tuona e lampeggia, si dice che Sant’Elia sia in giro nei cieli col suo carro, a punire coloro che non hanno rispettato le celebrazioni.
Ogni anno, attorno alla festa di Sant’Elia, i romeni sono invitati alla Fiera delle ragazze sul Monte Găina (Gallina), in provincia di Alba (centro-ovest del Paese), dove, come vuole la tradizione risalente al 1816, una volta venivano conclusi dei matrimoni. L’evento propone oggi spettacoli, concerti e sagre gastronomiche. La fiera nacque dalla necessità di comunicazione e di scambi commerciali tra la gente del posto, che viveva in paesini isolati di montagna. Oltre alle relazioni economiche, la fiera agevolò anche quelle matrimoniali, perchè nascevano storie d’amore che si concludevano con le nozze.
A quanto pare, nel 1852, quando la Transilvania faceva parte dell’Impero austro-ungarico, vi fece visita, sicuramente non per trovare moglie, l’imperatore Francesco Giuseppe I in persona. Anche se oggi non si concludono più dei matrimoni, con o senza sposa, i partecipanti si godono, comunque, piatti tradizionali e spettacoli folcloristici. Gli specialisti definiscono questo evento come un rito che segna il passaggio dall’estate all’autunno, dai matrimoni che non sono stati celebrati nella stagione che passa a quelli che vanno preparati per l’autunno che si avvicina.