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Città sostenibili “a 15 minuti”

Viviamo sempre di più nelle città e questo dev'essere preso seriamente in considerazione quando vengono progettate e gestite.

(foto: StockSnap / pixabay.com)
(foto: StockSnap / pixabay.com)

, 25.04.2024, 20:09

Viviamo sempre di più nelle città e questo dev’essere preso seriamente in considerazione quando vengono progettate e gestite. Le grandi metropoli si trovano ad affrontare grandi problemi economici, sociali, sanitari, ambientali, alimentari, di trasporti. Attualmente torna alla ribalta un concetto più antico, ovvero: “la città dei 15 minuti”. Il suo scopo finale è, in estrema sintesi, che le persone abbiano a portata di mano quasi tutto ciò di cui hanno bisogno, con uno sforzo di viaggio di un quarto d’ora al massimo.

Vlad Zamfira – specialista in cambiamenti climatici e politiche sostenibili – ci descrive il contesto.”Le città in cui viviamo occupano solo il 2% della superficie terrestre, pur ospitando metà della popolazione mondiale. Sono responsabili del 75% del consumo energetico globale, dell’80% delle emissioni di carbonio e detengono l’80% del PIL. Le stime mostrano che entro il 2050, quasi il 70% della popolazione vivrà in queste città. Allo stesso tempo, le città hanno un forte impatto sulla vita dei loro abitanti, ma anche sugli ecosistemi naturali, quindi è importante che il loro sviluppo sia sostenibile: cioè essere in grado di soddisfare i nostri bisogni attuali senza mettere a repentaglio i bisogni delle generazioni future. Le “città dei 15 minuti” sono un’opzione valida? E cosa sono ? È un concetto semplice e facile da ricordare, che rappresenta un insieme di principi in base ai quali le città dovrebbero essere costruite.

In sintesi, questo modello significa poter accedere a tutti i servizi di base e non solo, come negozi, parchi, scuole e asili, in breve tempo, in meno di 15 minuti a piedi o in bicicletta. Quali sono i principi che guidano il fondatore delle città dei 15 minuti, Carlos Moreno? Uno – l’ecologia – per una città verde e sostenibile. Due: la vicinanza: vivere a pochi passi da tutte le altre attività. Tre: la solidarietà, per creare connessioni tra le persone. Quattro: partecipazione: i cittadini dovrebbero essere coinvolti nella pianificazione. In tali località la priorità dei mezzi di trasporto è invertita rispetto a quella attuale. Se al momento l’auto personale è la base dei trasporti e del modo in cui progettiamo e costruiamo le città, nelle “città dei 15 minuti” sarebbe nel dimenticatoio. Pedoni e micromobilità in primo piano. Poi ci sono i trasporti pubblici e poi i veicoli in sharing, che aiutano ad aumentare il numero di utenti per veicolo e a diminuire la dipendenza dal veicolo personale.”

Ma la parola chiave è “sostenibilità”. Perché ciò esista, guardiamo a 3 categorie principali: Persone – per essere sostenibile, una città deve avere un impatto sociale positivo, considerare la salute dei suoi abitanti e di tutte le classi sociali. Il pianeta: le città sostenibili non solo non hanno un impatto negativo sull’ambiente, anzi hanno un impatto positivo. Profitto – l’aspetto economico non può essere trascurato, a lungo termine le città non possono essere sostenibili se non possono sostenersi finanziariamente.

Chi vince e chi può perdere dall’applicazione del concetto di “città dei 15 minuti”? Prima di tutto, le persone vincono! Secondo gli studi esiste una correlazione diretta tra il numero di passi giornalieri e l’obesità. Uno di questi mostra anche che le città più pedonali hanno anche un tasso di obesità inferiore. In Romania, secondo diverse fonti, il tasso di obesità oscilla tra il 20 e il 25%, in aumento dal 14% del 1997. Poi c’è meno inquinamento acustico. Molte auto sono molto rumorose. In una città pacifica le persone sono più produttive e mentalmente sane. E le aziende ne traggono vantaggio: è molto più probabile che ti fermi in un negozio mentre stai camminando o andando in bicicletta rispetto a quando stai accelerando. Gli studi mostrano che nelle strade in cui i pedoni hanno avuto la priorità, i ricavi delle imprese locali sono aumentati oltre le aspettative.

Chi perde? Uno degli effetti della transizione verso le “città dei 15 minuti” è la diminuzione della dipendenza dall’auto, cosa che colpisce direttamente un settore che sostiene, in alcune aree, una parte significativa del mercato del lavoro. Tornando a Bucarest, questa è una città di contrasti, e lo stesso vale per i trasporti. Ci sono percorsi in cui hai facile accesso alla metropolitana, al tram o all’autobus, che sono separati dal traffico, il che li rende prevedibili e spesso l’opzione più veloce. Allo stesso tempo, ci sono molti altri percorsi in cui per andare dal punto A al punto B utilizzando i mezzi pubblici è necessario cambiare diverse linee, il che aggiunge ulteriore tempo al viaggio.

Al momento, nella capitale della Romania, ogni rione sta ricostruendo le strade secondo decisioni interne, senza una strategia a livello dell’intera città. Vediamo questo problema non solo a Bucarest, ma in generale a livello dell’intero apparato amministrativo: mancanza di comunicazione o comunicazione difettosa. La mancanza di infrastrutture adeguate per il trasporto pubblico, la scarsa qualità della maggior parte dei mezzi di trasporto e la mancanza di collegamenti efficienti sono le ragioni principali per cui i romeni preferiscono utilizzare l’auto personale, anche per brevi tragitti. D’altra parte, lo status personale è un altro motivo importante per cui i romeni guidano, perché in Romania il trasporto pubblico è associato a redditi più bassi, a differenza di altri paesi. I dati e le idee presentati provengono da un’indagine online condotta dagli ingegneri romeni Dalia Stoian – specialista in soluzioni solari sostenibili – e Claudiu Butacu – specialista in energie rinnovabili.

Foto: Simon Wilkes/ unsplash.com
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