La legge sull’integrità, contestata alla Corte Costituzionale
Il presidente Nicușor Dan ha contestato alla Corte Costituzionale la legge sull'integrità dei funzionari pubblici.
Mihai Pelin, 11.08.2026, 13:52
Il presidente Nicușor Dan ha contestato alla Corte Costituzionale la legge sull’integrità dei funzionari pubblici, recentemente adottata dal Parlamento di Bucarest. Egli contesta la legittimità costituzionale di diversi provvedimenti, tra cui quello che impone l’applicazione retroattiva delle sanzioni e quello che estende l’obbligo di dichiarazione patrimoniale ai compagni, e non solo ai coniugi.
Nel testo del documento, il Presidente ricorda che il nuovo provvedimento incluso nella Legge sull’integrità, così come approvata dal Parlamento, estende l’obbligo di compilare e presentare le dichiarazioni patrimoniali e degli interessi oltre la figura del titolare di carica pubblica, includendo il coniuge o il partner di vita nel caso del presidente della Romania, dei parlamentari, del primo ministro, dei ministri e di altri alti funzionari. Finora, le dichiarazioni patrimoniali dei funzionari comprendevano generalmente solo i beni di loro proprietà e quelli dei figli minori, senza imporre alcun obbligo indipendente per il compagno.
“Estendere direttamente la responsabilità amministrativa ad altre persone sulla base del solo rapporto personale con un dignitario rappresenta una forma aggravata del vizio di costituzionalità già rilevato dalla Corte nel 2025, in quanto estende una responsabilità propria dei dignitari a soggetti che non ricoprono cariche pubbliche né esercitano alcuna autorità”, osserva il capo dello Stato. Egli rileva che tale “forma di ingerenza nella sfera privata supera persino i limiti fissati dalla Corte europea in materia di conflitti di interesse”.
Un altro punto controverso riguarda l’interdizione triennale dall’esercizio di cariche pubbliche. Secondo le contestazioni sollevate, la nuova normativa trasforma un divieto che in precedenza riguardava il futuro nella decadenza automatica da una carica o da un mandato attualmente in corso. La legge impone infatti la decadenza automatica – entro 30 giorni – degli eletti locali che, prima dell’entrata in vigore della nuova norma, fossero stati dichiarati in via definitiva in una condizione di incompatibilità o conflitto di interessi. In altri termini, la disposizione potrebbe trovare applicazione retroattiva.
Tuttavia, il Presidente Dan sostiene che la disposizione violi il principio costituzionale di irretroattività e afferma che la Romania necessita di “una soluzione costituzionalmente solida, non di un testo vulnerabile, basato su calcoli e interessi politici opportunistici, che rischi di essere successivamente annullato e di creare un vuoto normativo in materia di integrità”. Diversi funzionari pubblici si trovano in questa situazione e rischiano di perdere il proprio incarico, tra cui il sindaco di Timișoara e leader dell’USR, Dominic Fritz.
La contestazione del presidente fa seguito al controverso iter parlamentare della legge. Anche i senatori dell’USR, sostenuti da quelli del PNL, avevano contestato la costituzionalità della legge dinanzi alla Corte Costituzionale (CCR) subito dopo la sua approvazione. Entrambe le impugnazioni saranno esaminate dalla CCR nella seduta di mercoledì, nonostante i giudici siano attualmente in vacanza. La legge sull’ANI rappresenta una tappa fondamentale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR); qualora non venisse adottata entro il 31 agosto, la Romania rischierebbe di perdere 770 milioni di euro.