Dalle percezioni ai comportamenti
Un terzo dei romeni afferma che la propria qualità di vita è peggiorata nell’ultimo anno.
Roxana Vasile, 24.09.2026, 11:38
La moneta nazionale si è deprezzata significativamente rispetto alle principali valute, con il leu che mercoledì ha raggiunto il livello più basso di sempre nei confronti dell’euro. Il prezzo di un litro di benzina è arrivato all’equivalente di circa 2 euro, mentre quello del diesel ha superato questa soglia, costringendo i romeni a spendere ogni giorno sempre più denaro per fare il pieno. In queste condizioni, non sorprende più nessuno che quasi un terzo della popolazione (32%) afferma di vivere peggio rispetto a un anno fa.
Secondo una ricerca condotta da INSCOP tra il 1° e il 7 settembre, attraverso interviste telefoniche, una maggioranza schiacciante — oltre l’86% dei cittadini del paese — continua ad aspettarsi un aumento dei prezzi nei prossimi sei mesi. Stiamo assistendo “alla stabilizzazione di uno stato di sfiducia economica ormai consolidato. (…) Non nel senso che le persone considerino la situazione normale o accettabile, ma nel senso che stanno iniziando ad adeguare le proprie decisioni all’ipotesi che le difficoltà persisteranno, esprimendo così una forma di resilienza”, spiega in un comunicato Remus Ștefureac, direttore di INSCOP Research, che ha realizzato il sondaggio.
Questo adattamento si riflette nelle intenzioni di spesa: oltre la metà dei partecipanti al sondaggio afferma che, nei prossimi sei mesi, spenderà meno di quanto spende attualmente. Anche le loro aspettative riguardo a un miglioramento della situazione economica sono prudenti: solo quasi un romeno su dieci prevede un miglioramento nel prossimo anno, mentre la metà degli intervistati non crede che la situazione migliorerà in un futuro prevedibile.
La stessa tendenza si osserva anche nel mondo imprenditoriale. Florin Jianu, presidente di IMM (PMI)Romania, parla di un’economia nella quale le piccole e medie imprese si stanno adattando a una realtà più difficile e richiama l’attenzione sul rallentamento delle assunzioni. “Se negli anni precedenti registravamo una crescita positiva delle assunzioni, quest’anno molte di esse si sono fermate e abbiamo persone che lasciano le aziende. Abbiamo visto anche il tasso di disoccupazione, che è già aumentato di un punto percentuale, e moltissimi contratti di lavoro chiusi”, spiega Florin Jianu.
Leonardo Badea, primo vicepresidente della Banca Nazionale della Romania (BNR), sottolinea tuttavia che i sentiment indicators non devono essere considerati un sostituto delle statistiche economiche, ma piuttosto un loro complemento. “Quando vuoi sviluppare politiche economiche, non costruisci o sviluppi queste politichesoltanto o esclusivamente sulla base dei sondaggi o delle percezioni, ma tali elementi non devono essere ignorati”, spiega Leonardo Badea.
In altre parole, quando la prudenza non rimane soltanto a livello di percezione, ma si riflette in spese rinviate, decisioni finanziarie posticipate o nella tendenza a risparmiare di più, il sentimento economico comincia a trasformarsi in comportamenti che possono influenzare l’economia.