La grotta di Coliboaia, sulla strada verso il riconoscimento da parte dell’UNESCO
La grotta di Coliboaia, situata nei Monti di Bihor e nota per le sue pitture rupestri risalenti a oltre 30.000 anni fa – tra le prime cinque grotte al mondo per antichità –, è stata recentemente inserita nella lista indicativa della Romania per l’UNESCO.
Ana-Maria Cononovici, 30.09.2026, 07:00
Già dal 2017 sono in corso i lavori per la preparazione del dossier UNESCO relativo alla Grotta di Coliboaia, nella provincia di Bihor. Successivamente, la documentazione è stata integrata e rivista più volte, fino a quando, tre anni fa, è tornata all’attenzione dell’Istituto Nazionale del Patrimonio. L’istituzione ha inoltrato il dossier all’UNESCO, che lo ha accettato il 15 aprile di quest’anno e lo ha pubblicato sul sito ufficiale. Pertanto, per la Grotta di Coliboaia nei Monti di Bihor, nota per le sue pitture rupestri risalenti a oltre 30.000 anni fa e che figura tra le prime cinque grotte più antiche al mondo, questo rappresenta il primo passo verso il riconoscimento ufficiale come sito del patrimonio mondiale. Gli esperti considerano questa scoperta una delle più importanti in Europa nel campo dell’arte paleolitica.
Situata nel comune di Câmpani, sulla Valle del Sighiştel, a un’altitudine di 550 metri, la grotta presenta oltre 1.066 metri di gallerie mappate e un dislivello di 15 metri. Sebbene fosse nota nella letteratura speleologica già prima del 1900, la grotta di Coliboaia è stata oggetto di esplorazioni solo a partire dal 1981. Il dott. Călin Ghemiş, archeologo presso il Museo Ţării Crişurilor, direttamente coinvolto nelle esplorazioni, negli studi e nella documentazione del sito preistorico, ha raccontato a Radio Romania Internazionale: “La grotta di Coliboaia è stata scoperta nel settembre 2009. Contiene nove disegni. In sostanza, dal punto di vista della storia dell’arte, sette di essi sono schizzi, rappresentazioni piuttosto schematiche di alcuni abbozzi, mentre due rientrano nella categoria del disegno vero e proprio: si tratta di un cavallo e di un bisonte. Da un punto di vista archeologico, sono estremamente importanti per la preistoria della Transilvania e, implicitamente, della Romania. Sono importanti innanzitutto per la loro antichità. La datazione più antica risale a circa 36.000 anni fa. Sono, da un altro punto di vista, quello della storia dell’arte, alcune delle rappresentazioni più antiche al mondo. Si collocano tra le prime cinque scoperte di questo tipo. Ci raccontano molto su alcune comunità il cui principale mezzo di sussistenza era la caccia. Ci parlano degli animali che queste comunità cacciavano, poiché abbiamo cavalli, bisonti, orsi delle caverne e, molto probabilmente, un mammut lanoso. Abbiamo un felino, o forse un cavallo, al galoppo: un’immagine molto suggestiva. Ci dicono molto sulle credenze di queste comunità di cacciatori e sul fatto che questa zona della grotta fosse destinata a pratiche magico-religiose, o comunque a qualcosa di simile.”
Sebbene l’inserimento nella lista dell’UNESCO possa portare notorietà e opportunità di finanziamento per la zona, gli esperti escludono la possibilità di aprire la grotta al grande pubblico. I monitoraggi del microclima hanno dimostrato che la semplice presenza di poche persone altera la temperatura all’interno della galleria e può danneggiare i dipinti. Il dott. Călin Ghemiş ha affermato: “Dal punto di vista turistico, dipende dalle amministrazioni pubbliche locali, dal Consiglio provinciale di Bihor e dal Consiglio comunale di Câmpani. Come abbiamo visto anche in altri casi in Europa, molte delle grotte di questo tipo non sono visitabili di per sé. Esiste un caso straordinario, quello della grotta di Chauvet, in Francia. La grotta è stata scoperta nel 1994 e per quasi 20 anni si è lavorato alla ricostruzione in scala 1:1 della grotta. Un caso eccezionale! Ma ci sono anche casi in cui, nelle vicinanze della grotta, sono stati allestiti piccoli ed eleganti musei. Potrebbe essere un punto di partenza. D’altra parte, non sarà visitabile anche dal punto di vista del microclima della grotta, perché voi e i vostri ascoltatori dovreste sapere che ogni grotta, sia essa più grande o più piccola, ha un proprio microclima e ogni variazione, ad esempio di temperatura, crea delle reazioni a catena che possono influire negativamente sui disegni.”
La galleria dei disegni, considerata la zona più preziosa della grotta, è lunga circa 50 metri e si trova a circa 770 metri dall’ingresso. I ricercatori ritengono che, in passato, gran parte della grotta fosse decorata, ma che le piene e i cambiamenti geologici abbiano cancellato numerose raffigurazioni. Inoltre, poiché sono rimasti sigillati per decine di migliaia di anni, qualsiasi intervento rischia di danneggiare i disegni. Le esperienze negative delle grotte di Lascaux e Altamira, rispettivamente in Francia e in Spagna, dove il turismo incontrollato ha danneggiato le pitture rupestri, rappresentano un chiaro monito per gli esperti romeni. Il dott. Călin Ghemiş, archeologo presso il Museo Ţării Crişurilor, ha aggiunto: “Sarebbe preferibile allestire un museo di questo tipo, che avrebbe un grande significato per la comunità locale. Alcuni di questi disegni sono esposti nella nostra mostra permanente, presso il Museo Ţării Crişurilor di Oradea, proprio per evitare di compromettere queste piccole ma spettacolari opere d’arte.”
Come altre grotte di questo tipo, la grotta di Coliboaia rimane chiusa al pubblico per tutelare il patrimonio. I ricercatori propongono invece la realizzazione di un centro visitatori o di un museo nei pressi della Valle di Sighiştel, dove possano essere ricreati i disegni e l’atmosfera all’interno della grotta. Un progetto di questo tipo potrebbe trasformare l’area in un importante polo culturale e turistico, sul modello di alcune comunità francesi che si sono sviluppate attorno a siti paleolitici.