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Eroine della resistenza anticomunista: Elisabeta Rizea

Nelle montagne della Romania, si formò, già nellautunno del 1944, la resistenza armata anticomunista e antisovietica, le cui pagine furono scritte da militari, studenti, contadini, operai, uomini e donne.

Eroine della resistenza anticomunista: Elisabeta Rizea
Eroine della resistenza anticomunista: Elisabeta Rizea

, 14.05.2013, 19:20

Nelle montagne della Romania, si formò, già nell’autunno del 1944, la resistenza armata anticomunista e antisovietica, le cui pagine furono scritte da militari, studenti, contadini, operai, uomini e donne. I romeni vennero a sapere della partecipazione delle donne alla resistenza solo dopo il 1989, quando il silenzio, che era calato come un velo sopra un Paese come una tomba, fu sollevato. Figura iconica dell’eroina che ha mantenuto la propria verticalità fu la contadina Elisabeta Rizea del villaggio Nucşoara, in provincia di Argeş (sud della Romania), diventata conosciuta grazie al documentario tv Memorialul Durerii” (Il Memoriale del Dolore”).



Elisabeta Rizea fece qualcosa che oggi guardiamo con relativismo: non rinunciò mai ai propri principi. Elisabeta Rizea non ha mentito, non ha informato la Securitate, la polizia politiche del regime, su vicini o conoscenze e non ha mai perso la fede che la giustizia avrebbe prima o poi trionfato. Elisabeta Rizea si è schierata dalla parte di coloro che lottavano per la giustizia e la verità ed ha fatto qualcosa per loro: gli ha offerto da mangiare e li ha protetto dai nemici. E ciò ha significato moltissimo per il morale di coloro che lottavano.



Elisabeta Rizea è il miglior simbolo del contadino semplice che ha difeso il suo piccolo universo, a cominciare dalla proprietà, dalla famiglie e dalla fede. Ed ha pagato per questo con 12 anni di carcere. Il Centro di Storia Orale della Radiodiffusione Romena ha avuto l’onore di intervistare Elisabeta Rizea nel 2000, a 88 anni. Elizabeta Rizea ha raccontato come faceva a mantenere i contatti con il gruppo di partigiani Arsenescu-Arnăuţoiu.



Io non sono politico, ma sono una donna corretta. Da romena, non potevo schierarmi dalla parte di altri e non sostenere i miei romeni. Non li ho mai incontrati. C’era un salice con un cavo che fungeva da casella postale. Se vedevo passare l’esercito, scrivevo una nota: Attenzione, passa l’esercito!”. Quando venivano i responsabili della Securitate, che mi pedinavano, mettevo una tazza attaccata alla parete per sentire cosa si dicevano tra di loro nella stanza accanto. E non appena sapevo qualcosa, scendevo sulla scala e andavo dove c’era quel salice e mettevo il biglietto nel cavo. I partigiani e il capitano Arnăuţoiu andavano lì e trovavano le mie note. Io li informavo sul posto in cui si trovava l’esercito e mettevo anche del cibo, quel poco che avevo”, raccontava Elizabeta Rizea.



Secondo le proprie confessioni, all’inchiesta Elisabeta Rizea fu appesa con i capelli a un gancio e fu picchiata finché rimase inconscia. In quei momenti, ricorda che si faceva il segno della croce con la lingua e pregava Dio per resistere e non dire nulla di ciò che sapeva. Era il giuramento che un uomo giusto non trasgredisce mai. Elisabeta Rizea si è ricordata anche le visite che la Securitate le faceva prima dell’arresto.



C’era un ponte di legno e il poliziotto ci passava sopra con i suoi stivali. E quando sentivo quegli stivali, il cuore mi batteva forte. Pensavo: ora mi prende e mi fucila. Così ho vissuto, perché dovrei mentire? Entrava in casa, mi faceva alzava e mi chiedeva di loro. Io dicevo di non sapere nulla. Non ho mai dichiarato nulla. Avevo prestato giuramento in quella camera, c’erano sul tavolo il vangelo e la croce. Avevo preso la croce in mano e avevo giurato sulla Bibbia. C’erano il colonello Arsenescu, c’era il signor Tomiţă (Arnăuţoiu), c’era qualche medico. Solo gente che aveva studiato. E io ho giurato che non avrei mai tradito. E così ho anche fatto”, ricordava ancora Elizabeta Rizea.



Più di 200 anni fa’, il filosofo e uomo di stato irlandese Edmund Burke (1729-1797) diceva: ”affinché il male trionfi, basta che i buoni non facciano nulla.” Nel caso di Elisabeta Rizea, proprio i buoni sostennero i cattivi. I vicini la inseguivano e riferivano alla Securitate ciò che lei faceva nel proprio cortile. Fu incarcerata, poi rilasciata nel 1963 e riuscì a sopravvivere al regime politico che aveva segnato la sua esistenza.



L’impatto di Elisabeta Rizea sull’opinione pubblica romena fu enorme, soprattutto negli anni 1990-2000. Nel 2006, al concorso Grandi romeni, organizzato dalla televisione pubblica Elisabeta Rizea si piazzò al 58-esimo posto. Allora apparve anche l’idea di costruire un momento della resistenza nazionale anticomuniste, Elisabeta Rizea fu la prima proposta e la più sostenuta da parte delle organizzazioni civiche romene.



Nel 2003, a 91 anni, la contadina Elisabeta Rizea si spense, lasciando un piccolo ricordo di dignità. Un piccolo esempio di come un essere umano può essere tormentato, disprezzato, rubato, però mai sconfitto.

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