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La medicina negli antichi libri romeni

Il periodo compreso tra il 1508 e il 1830 è quello dei più antichi libri a stampa romeni. Proprio come oggi, le immagini avevano allora un impatto maggiore sui lettori e accompagnavano sempre i libri a stampa.

Pagine di storia
Pagine di storia

, 13.04.2026, 11:52

Anca Tatay, della Biblioteca Universitaria Centrale di Cluj, studia la storia del libro romeno da oltre vent’anni e ha rivolto la sua attenzione anche alle illustrazioni presenti sui libri di medicina, che ha suddiviso in tre categorie. La prima comprende le immagini relative alla malattia e le rappresentazioni del corpo affetto dalla sofferenza. La seconda categoria riguarda le immagini di guarigione o di cura. In esse si osserva che la guarigione è di ispirazione divina/liturgica, di origine naturale e, successivamente, di origine scientifica. La terza categoria comprende le personalità della medicina e i ritratti dell’autorità che legittima la guarigione: Gesù Cristo, i santi taumaturghi e i medici rinomati dall’antichità al XIX secolo. Una quarta categoria è quella delle piante medicinali. Vi sono anche immagini con il tema biblico della guarigione dei ciechi e dei paralitici. Anca Tatay ha inoltre individuato rappresentazioni di pratiche di guarigione liturgiche come l’unzione e di pratiche magiche come la metoposcopia e, più vicine ai nostri tempi, anche rappresentazioni del corpo umano e degli organi interni.

Nel presentare le immagini degli antichi libri di medicina romeni, Anca Tatay ha iniziato con le più antiche. “Le prime immagini che si riferiscono all’idea di malattia appaiono in compagnia di testi religiosi, che sono predominanti. Mi riferisco alla guarigione del paralitico di Vitezda e alla guarigione dell’uomo cieco dalla nascita. Le più antiche rappresentazioni di questi due temi si trovano nel Triodo Pentecostale Slavone stampato dal diacono Coresi a Târgoviște, nel 1558. Queste incisioni sono diverse da quelle che si troveranno dopo il 1700. Tuttavia, nel periodo tra il 1558, quando appaiono queste incisioni, e il 1700 c’è una lacuna, non appare alcuna incisione con questo tema. Il Nuovo Testamento descrive le guarigioni di due paralitici, uno di Vitezda e uno di Cafarnao. Il primo è guarito da Gesù per fede, e quello di Cafarnao è guarito perché i quattro uomini che lo portavano su una barella avevano fede in Cristo. Nel caso del cieco, il Nuovo Testamento descrive tre guarigioni: di quello dalla nascita, di quello di Betsaida e quella di Gerico. Tutte queste cinque rappresentazioni sono ampiamente diffuse nell’iconografia europea e romena e, nella maggior parte dei casi, sono canoniche.”

Tuttavia, nel XVIII secolo, le rappresentazioni ricomparvero. Anca Tatay: “Nel XVII secolo non abbiamo rappresentazioni. Ma, a partire dal 1700, incontreremo diversi titoli che raffigurano la guarigione del paralitico di Vitezda e la guarigione del cieco dalla nascita. La prima rappresentazione di questo tipo è quella del 1701 del Triodo di Buzău. Nella Guarigione dello Zoppo, nota anche come Guarigione del Paralitico o dello Zoppo, troviamo Gesù seguito dagli apostoli, con l’aureola, che si avvicina al letto del malato e gli chiede: Vuoi guarire? Al che egli risponde: Signore, non ho nessuno che mi getti nell’acqua quando è agitata. Questo dialogo è riprodotto nell’immagine attraverso iscrizioni che sembrano uscire dalla bocca dei due personaggi. Poi, il Signore gli dice: Alzati e cammina! Dietro il paralitico ci sono altri personaggi, farisei e scribi, identificati dalle loro sontuose vesti, dai turbanti e dalle mitre decorate, ma anche molti malati, uno delle quali ha una gamba di legno e una stampella sotto il braccio, sulla quale si appoggia. Queste immagini saranno poi prese come modello, tutte le altre che presentano questi temi saranno più o meno ispirate alle incisioni di Buzău. Queste, a loro volta, sono ispirate alle incisioni di Kiev tratte da Triod Țvednaia (Pentecoste) del 1631, riprodotte nella Cazania di Petru Movilă.

Lo spazio romeno si secolarizzò tardi, e ciò si osserva anche nell’evoluzione della stampa. Anca Tatay. “Mircea Tomescu, un grande storico del libro, afferma quanto segue: il libro religioso è ancora predominante. Dei 384 libri stampati tra il 1717 e il 1780, 324, ovvero l’84%, sono religiosi, e solo 60, ovvero il 15%, sono opere profane. Il numero di libri profani aumenta molto poco durante questo periodo. La predominanza del libro religioso si spiega con il continuo monopolio della Chiesa sulla stampa. Le tipografie operavano sotto la giurisdizione di metropoliti, vescovi e monasteri, e per essere stampato, un libro doveva avere la benedizione del vescovo o del metropolita. Tuttavia, nel 1784, a seguito dell’emergere di tipografie profane e della pratica di pubblicare alcune opere a spese di privati, oltre alla censura ecclesiastica, fu introdotta anche quella principesca. Le misure restrittive, applicando una doppia censura, ecclesiastica e principesca, ritardarono quindi lo sviluppo della stampa in Valacchia. Una situazione simile esiste in Moldavia. Incapaci di stampare le loro opere originali o le traduzioni nel paese, gli autori sono costretti a rivolgersi a tipografie laiche a Sibiu, Vienna e poi a quella di Buda.”

L’antico libro di medicina romeno fa parte di diverse storie. Queste storie mostrano l’evoluzione della rappresentazione della conoscenza sull’uomo, sulle malattie e sulla guarigione nello spazio romeno.

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