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Alina Grigore, “Concha de Oro” al Festival del Cinema di San Sebastian

Il film di debutto della regista Alina Grigore, Crai Nou (Blue Moon) ha vinto, lanno scorso, il gran premio – “Concha de Oro – a uno dei più prestigiosi festival del cinema in Europa, quello di San Sebastian (Spagna).

Alina Grigore, “Concha de Oro” al Festival del Cinema di San Sebastian
Alina Grigore, “Concha de Oro” al Festival del Cinema di San Sebastian

, 14.01.2022, 16:23

Il film di debutto della regista Alina Grigore, Crai Nou” (Blue Moon) ha vinto, l’anno scorso, il gran premio — “Concha de Oro” — a uno dei più prestigiosi festival del cinema in Europa, quello di San Sebastian (Spagna). “Crai nou/ Blue Moon”, di cui Alina Grigore firma sia la sceneggiatura che la regia, ha nel cast Ioana Chiţu, Mircea Postelnicu, Mircea Silaghi e Vlad Ivanov. La trama del film è ispirata all’esperienza personale dell’attrice e regista Alina Grigore, che ha vissuto una parte della sua infanzia in un villaggio della provincia di Neamț. “Soprattutto le ragazze non avevano alcuna chance di evolversi, l’abuso fisico e psichico cui erano sottoposte essendo un’abitudine nell’ambiente rurale”, afferma Alina Grigore ricordandosi del rispettivo periodo. “Blue Moon” racconta la storia della giovane Irina, che vuole evadere da una famiglia tossica e sogna di andare a studiare nella capitale, però fallisce, essendo contagiata dalla violenza che la circonda. Il trofeo vinto a San Sebastian premia un film realizzato senza fondi dal Centro Nazionale del Cinema, da una squadra molto impegnata.



Abbiamo parlato con Alina Grigore del premio ottenuto, di come è riuscita a trasformare in una storia cinematografica un’esperienza vissuta e del suo metodo di lavoro inusuale che sta dietro la pellicola: Io ho vissuto per un certo periodo in campagna. Avevo sette anni quando ho lasciato Bucarest e sono andata a vivere in un villaggio della provincia di Neamț e ho subito uno shock culturale abbastanza forte. È stato ancora più sconvolgente perché ero abbastanza piccola e abituata a un altro tipo di comunità, perciò ho cominciato già da allora a scrivere un diario delle vicende che succedevano intorno a me e ho continuato a scrivere anche più tardi, tornando ogni tanto su quelle pagine. In primo luogo, mancava l’interesse dei genitori per l’educazione dei figli, perché puntavano in primo luogo sulla loro sopravvivenza, il che non è affatto da criticare. I ragazzi erano quindi incoraggiati a lavorare a casa, oppure ad andare a lavorare all’estero. Ricordo un momento in cui andavo a casa a fare i compiti e la mia migliore amica andava a casa e doveva cominciare a zappare, eravamo nella prima o nella seconda elementare, negli anni 90. Purtroppo, la situazione non è cambiata molto, nemmeno ora i bambini dell’ambiente rurale sono incoraggiati a continuare gli studi. Traendo ispirazione da ciò che avevo visto, più tardi ho cominciato a scrivere quel libro che mi auguro tanto di pubblicare e forse, ad un certo momento, lo farò. Nel realizzare questo film ho utilizzato il metodo di lavoro della scuola di attoria InLight, il che vuol dire che proponiamo agli attori un’idea che poi sviluppiamo insieme. Dopo che ho scritto la sceneggiatura, è seguita una fase di lavoro impegnativo, ho esaminato e approfondito le situazioni e i personaggi con gli attori, il direttore della fotografia, l’editore. E così abbiamo cominciato a scoprire le motivazioni dei personaggi.”



Che cosa ha significato l’uso del metodo di attoria InLight, metodo che dà anche il nome di una scuola fondata da Alina Grigore assieme a un’equipe di artisti, ce lo racconta la regista del film Blue Moon”: La novità che noi portiamo tramite InLight è che puntiamo sulla collaborazione con gli attori e con gli altri membri della squadra. Cioè incoraggiamo tutti i membri dell’equipe a condividere la loro visione, parliamo con il direttore della fotografia, con l’editore, approfondiamo la sceneggiatura e parliamo di personaggi e situazioni. Dal mio punto di vista, è un lavoro molto accattivante. Redigiamo schede dei personaggi, facciamo proposte, improvvisiamo. Per questa storia, abbiamo cercato e trovato ricordi comuni. Ed essendo un tema legato alla famiglia, sarebbe stato impossibile non trovare cose comuni. Tutta questa ricerca, tutto questo background aiuta molto gli attori. È di grande aiuto, quando uno si trova sul set, scoprire cose che ha in comune con gli altri, conoscere le motivazioni del partner sul palcoscenico. Questo è stato un aspetto, poi ho voluto sapere cosa pensano e come esplorano gli attori la sceneggiatura. Per me, questo tipo di lavoro collaborativo è molto importante. Quando viene tradotto un testo, mi interessa anche quello che pensa il traduttore sul rispettivo testo, perciò è ovvio che le proposte degli attori e dei membri della squadra mi sembrano molto preziosi. Mi sembra più efficace la collaborazione perché, nel momento in cui si dà anche agli altri la possibilità di esplorare, loro arrivano a un livello molto elevato di creatività ed è nell’interesse del regista poter usufruire di questa creatività. Mentre se uno si limita ad essere un tipo di regista che solo coordina, non c’è molta comunicazione. Questo è, infatti, InLight, si tratta della collaborazione con gli altri. E, secondo me, se uno si fida di questo tipo di approccio, viene aggiunto un più di emozione, e mi riferisco in particolar modo alla costruzione dei personaggi. In più, la squadra è felice, sa di potersi esprimere liberamente prendendo in considerazione alcuni limiti, ovviamente. Ci sono state alcune sequenze in cui gli attori hanno avuto piena libertà, mi riferisco soprattutto a un momento con Mircea Postelnicu e Ioana Chițu, di cui tutti hanno detto che è venuto fuori come una specie di danza, come un tango tra direttore della fotografia, regista e attori. E, infatti, è quello che mi auguro, che la realizzazione di un film sia come una danza insieme.”



Fino alla realizzazione del film Blue Moon”, la regista Alina Grigore era conosciuta soprattutto come attrice. Ha interpretato in alcune serie televisive e nel lungometraggio Illegittimo”, con la regia di Adrian Sitaru, di cui ha scritto anche la sceneggiatura.

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