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Il 2025 in Romania

Anno politico agitato/ Riforme, austerità e proteste/ Rahova, Paltinu ossia disastri che potevano essere evitati/ In Schengen con tutte le frontiere/ La Grande Consacrazione della Cattedrale Nazionale di Bucarest/ Successi nello sport

Il 2025 in Romania
Il 2025 in Romania

, 03.01.2026, 07:00

Anno politico agitato
Il 1° gennaio 2025, Klaus Iohannis era ancora presidente della Romania, sebbene avesse già completato il suo secondo e ultimo mandato. L’esecutivo era composto da PSD, PNL e UDMR. Questo, nonostante per il 2024 fossero state programmate elezioni di ogni tipo – europee, amministrative, politiche e presidenziali – e i romeni sembrassero desiderare un cambiamento. L’annullamento, in pieno svolgimento, delle elezioni presidenziali del dicembre 2024, a causa di presunte interferenze russe a favore del sovranista indipendente Călin Georgescu, al primo posto nelle preferenze dell’elettorato, ha profondamente sconvolto la vita politica interna. Con l’annullamento delle elezioni, la Corte Costituzionale ha deciso che il presidente Iohannis, sebbene avesse dovuto cessare il 21 dicembre 2024, poteva rimanere in carica fino all’elezione di un successore. A metà febbraio 2025, tuttavia, Iohannis ha annunciato le sue dimissioni, affermando di voler evitare una crisi che avrebbe potuto essere generata dalla sua sospensione dall’incarico, una procedura avviata dall’opposizione nazionalista e arrivata nelle fasi finali in Parlamento. Secondo la Costituzione, la carica di presidente ad interim del Paese è stata assunta dall’allora presidente del Senato, Ilie Bolojan. Nel frattempo, le elezioni presidenziali sono state riprogrammate in due turni, il 4 e il 18 maggio 2025. La campagna elettorale è stata caratterizzata da instabilità politica e proteste contro l’annullamento delle elezioni di dicembre, e a Călin Georgescu è stato vietato di ricandidarsi, in quando a suo nome erano stati avviati diversi procedimenti penali. Al suo posto si è candidato il leader del partito nazionalista AUR, George Simion, che però non ha ottenuto il successo sperato grazie alla sua associazione a Călin Georgescu: il secondo turno, il 18 maggio, è stato vinto dal sindaco di Bucarest, l’indipendente filoeuropeo Nicușor Dan, che è diventato, con oltre il 53% dei voti, il nuovo presidente della Romania. Circa un mese dopo le elezioni presidenziali, si è formata una nuova coalizione di governo, composta dagli stessi partiti al potere fino ad allora – PSD, PNL e UDMR – a cui si è aggiunta l’USR, precedentemente all’opposizione. Il liberale Ilie Bolojan è diventato primo ministro di un governo che, in soli sei mesi di vita, non è stato risparmiato da scandali. Uno dei vice primi ministri, l’imprenditore Dragoş Anastasiu, si è dimesso a seguito di accuse di coinvolgimento in un caso di corruzione in passato; il ministro della Difesa, Ionuț Moșteanu, si è dimesso a causa di incertezze legate ai suoi studi universitari; e il ministro dell’Istruzione, Daniel David, ha deciso di lasciare la squadra di governo poco prima di Natale. Rimasta vacante dopo le elezioni presidenziali, la carica di sindaco generale della Capitale è stata occupata dal liberale Ciprian Ciucu, a seguito delle elezioni amministrative parziali organizzate il 7 dicembre.

Riforme, austerità e proteste
Dopo la conclusione di tutte le elezioni del 2024 e del 2025, il programma di governo proposto dal governo guidato da Ilie Bolojan nel giugno 2025 è stato elaborato in risposta alla crisi fiscale e di bilancio con la quale i romeni hanno saputo, nel frattempo, che si stavano confrontando. L’obiettivo principale è tuttora il risanamento del bilancio statale attraverso la riduzione del deficit più alto dell’Unione Europea. Di conseguenza, a partire dalla scorsa estate, tra le altre cose, l’Esecutivo ha aumentato le aliquote IVA, le accise sui carburanti, agli anziani con pensioni superiori a 3.000 lei (circa 600 euro) viene ritenuta una quota del 10% per l’assicurazione sanitaria, è stato aumentato il numero di ore di insegnamento del personale docente ed è stato ridotto il numero di borse di studio concesse ad alunni e studenti. È stata stabilita una riduzione del 10% delle spese dell’amministrazione centrale e del 30% del numero di posti nell’amministrazione locale. Parallelamente, sono state decise nuove tasse e imposte locali, quasi raddoppiate, che la popolazione dovrà pagare a partire dal 2026. Sempre per risparmiare sul bilancio, il governo PSD-PNL-USR-UDMR è riuscito a porre la fiducia in Parlamento sulla riforma delle pensioni speciali dei magistrati – un obiettivo nel PNRR, attraverso una legge che prevede una riduzione dei loro privilegi. Quasi parallelamente alle discussioni sullo status privilegiato di giudici e pubblici ministeri al momento del pensionamento, che hanno reso ostili molti romeni nei confronti dei magistrati, un documentario della pubblicazione online Recorder ha gettato ulteriore benzina sul fuoco. Sono state richieste dimissioni e una nuova riforma della magistratura, dopo che il documentario ha parlato di come venivano prescritti gli atti di corruzione.

Rahova… Paltinu… o disastri che potevano essere evitati
I romeni hanno affrontato una serie di gravi avvenimenti sociali nel 2025. A Bucarest, in autunno, un’esplosione, molto probabilmente causata da una società di distribuzione di gas naturale, ha distrutto un condominio. 3 persone sono morte, 15 sono rimaste ferite e centinaia sono rimaste senza casa. D’altra parte, nel sud del Paese, oltre 100.000 persone sono rimaste senza acqua potabile per giorni dopo che la diga di Paltinu, della zona, è stata svuotata per riparazioni. La crisi, che ha colpito anche il sistema energetico, è stata attribuita a decisioni tardive e alla mancanza di coordinamento istituzionale ai massimi livelli. Ricordiamo anche le catastrofiche inondazioni estive causate dalle forti piogge nelle province di Suceava e Neamț, nel nord-est della Romania. A Suceava, la più colpita, 3 persone sono morte e oltre 2.500 sono state colpite. Circa 600 case sono state distrutte o danneggiate, molte auto sono state spazzate via e si sono verificati gravi danni alle infrastrutture stradali, elettriche, idriche e fognarie.

In Schengen con tutte le frontiere
Il 1° gennaio 2025, la frontiera esterna dello spazio europeo di libera circolazione è cambiata radicalmente, con l’adesione di Romania e Bulgaria a Schengen anche con le frontiere terrestri. Quelle aeree e marittime erano già nell’area Schengen dal marzo 2024. Si stava quindi finalmente tornando alla normalità, poiché la Romania soddisfaceva da oltre un decennio i requisiti tecnici per essere membro dell’area Schengen.

La Grande Consacrazione della Cattedrale Nazionale di Bucarest
Il 26 ottobre 2025 è stato il giorno della Grande Consacrazione della Cattedrale Nazionale di Bucarest. Il momento ha rappresentato l’apice degli eventi attraverso i quali la Chiesa Ortodossa, maggioritaria, ha celebrato i 140 anni dal riconoscimento dell’autocefalia e i 100 anni dalla sua elevazione al rango di Patriarcato. Simbolo dell’identità nazionale e spirituale dei romeni, la Cattedrale è una delle più grandi del mondo ortodosso, con la più grande iconostasi del mondo e la più grande collezione interna di mosaici.

Successi nello sport
Per la Romania, il 2025 è stato uno degli anni migliori degli ultimi tre decenni negli sport individuali. David Popovici ha vinto l’oro ai Campionati del Mondo di Singapore sia nei 100 metri stile libero che nei 200 metri stile libero. La sollevatrice di pesi Mihaela Cambei ha vinto l’oro in tutte le categorie – strappo, lancio, totale – ai Campionati Europei Senior di Chisinau, mentre ai Campionati del Mondo in Norvegia ha vinto l’oro nello strappo, stabilendo un nuovo record europeo. Ha vinto l’argento nel lancio e nel totale. Anche la ginnasta Ana Bărbosu ha vinto ben 4 medaglie ai Campionati Europei di Lipsia: un oro, un argento e due bronzi. Negli sport di squadra, il canottaggio romeno ha riconfermato il suo valore nel 2025, il tennistavolo ha mantenuto un livello elevato e la nazionale di calcio è ai play-off per i Mondiali.

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