La mostra “Perché dovremmo essere tutti femministi”
La mostra "Why We Should All Be Feminists / Perché dovremmo essere tutti femministi", inaugurata a fine dicembre, è organizzata da /SAC - Spazio dell’Arte Contemporanea e dal Forum Culturale Austriaco e potrà essere visitata fino al 14 febbraio.
Corina Sabău, 07.02.2026, 07:00
Dopo il successo della mostra “Touch Nature” del 2024, i curatori Sabine Fellner e Alex Ion Radu mettono insieme le opere di 45 importanti artisti e artiste provenienti da Romania e Austria in un nuovo progetto di ampia portata che smantella i tabù. La mostra ” Why We Should All Be Feminists / Perché dovremmo essere tutti femministi” è un appello a un cambiamento del modo in cui siamo abituati a rispondere alle vecchie dinamiche sociali e a costruire altre nuove. La mostra, inaugurata a fine dicembre, è organizzata da /SAC – Spazio dell’Arte Contemporanea e dal Forum Culturale Austriaco, con il supporto del Ministero Austriaco per gli Affari Europei e Internazionali. Artisti e artiste provenienti dai due Paesi cercano di proporre soluzioni e idee per comunità più eque e sostenibili, che accettino la diversità e le differenze e mostrino maggiore attenzione ai propri membri.
Le opere, tutte di grande impatto, sono estremamente diverse: dal disegno alla pittura, dalla videoarte all’installazione o a progetti di arte contemporanea del XX e XXI secolo. La mostra fa parte del progetto internazionale “Why We Should All Be Feminists”, ideato da Sabine Fellner e sviluppato in numerosi Paesi del mondo, in collaborazione con la rete dei Forum Culturali Austriaci. Abbiamo parlato con Andrei Popov, vicedirettore del Forum Culturale Austriaco, di alcuni momenti salienti della storia del movimento femminista, illustrati nella mostra “Why We Should All Be Feminists”. “Fondamentalmente, questa mostra ripercorre diversi momenti che l’arte femminista in Austria ha attraversato dal 1968 finora. All’inizio degli anni ’70, a Vienna si formò un gruppo di artiste chiamato Impact. In una forma completamente diversa, questo gruppo esiste ancora oggi. Le artiste in questione hanno introdotto nel contesto della società dell’epoca temi estremamente attuali. Tuttavia, l’evoluzione del femminismo in Austria e Romania è molto diversa sotto ogni aspetto. Ciò che ci interessava come organizzatori e interessava anche i curatori, era mettere insieme questi due sviluppi. In Romania, il regime comunista ha dato un significato completamente diverso all’idea di femminismo. È molto interessante vedere come si sia evoluta l’arte femminista in Austria rispetto a quella in Romania. Perché questa mostra – ed è la cosa più interessante – riunisce artiste di tutte queste ondate dell’arte femminista dal 1968 finora, le confronta, e i confronti sono estremamente interessanti”, spiega Andrei Popov.
Nel 2012, Chimamanda Ngozi Adichie, scrittrice e attivista di origine nigeriana, ha tenuto un discorso al TEDxEuston di Londra dal titolo “We Should All Be Feminists” (“Dovremmo essere tutti femministi”). Questo manifesto femminista sosteneva un mondo più giusto, in cui le persone siano veramente uguali, indipendentemente dal genere e dall’identità culturale. Sebbene a livello legislativo si siano registrati notevoli progressi in termini di uguaglianza giuridica per le donne, la vita quotidiana rileva che la situazione concreta è spesso molto più sfumata e complessa, se non addirittura diversa dai testi giuridici. Il genere continua a influenzare la posizione sociale, l’accesso alle risorse, i diritti, gli interessi e le prospettive economiche. Partendo dal tema della mostra “Perché dovremmo essere tutti femministi”, che propone un dialogo sul modo in cui genere e uguaglianza vengono affrontati oggi, sorge inevitabilmente la domanda se l’arte abbia maggiore libertà rispetto al discorso pubblico nell’affrontare questi temi. Certamente, perché l’arte può proporre cose che, nel discorso pubblico, non possono essere dette o sono piuttosto difficili da esprimere. L’idea dell’arte, in generale, è quella di scuotere edifici sociali, comunitari, idee preconcette, cliché, stereotipi e così via. Credo fermamente che sia essenziale che, al momento, ci siano discorsi e posizioni assunte dagli artisti che possano offrire ogni tanto una doccia fredda al discorso pubblico e alla corrente comune. E questo sta accadendo nella mostra “Perché dovremmo essere tutti femministi”. Attualmente, il discorso pubblico è molto infiammato su vari temi politici e sociali e spesso si perde in polemiche inutili. Molte volte non sappiamo più con chiarezza cosa stiamo difendendo e cosa stiamo contestando. Credo che l’arte abbia questo potere e persino questo dovere di tirarci su per la manica e rimetterci in carreggiata. Ecco perché sono stato molto contento dell’idea di questo progetto, perché ci permette di dire cose e toccare argomenti essenziali”, aggiunge Andrei Popov.
La mostra “Why We Should All Be Feminists” potrà essere visitata fino al 14 febbraio presso /SAC – Spazio dell’Arte Contemporanea, @ Malmaison.