Dal cinema all’attivismo
Il film "L’effetto Pufi" del regista Cristian Kiki Vasilescu, uscito nelle sale cinematografiche romene il 6 febbraio, promuove l'adozione di cani senza padrone. Inoltre, per ogni biglietto venduto, una ciotola di crocchette viene donata ai cani senza padrone che vivono nei rifugi.
Ana-Maria Cononovici, 18.02.2026, 15:30
Con il messaggio “Più biglietti, più amore!” messo sullo schermo e ammettendo che, in questo caso, l’amore passa davvero per lo stomaco, un nuovo film uscito nelle sale cinematografiche romene promuove l’adozione di cani randagi e propone di correlare la vendita dei biglietti all’alimentazione degli animali nei rifugi.
Abbiamo parlato di “Efectul Pufi / L’effetto Pufi” con Cristian Kiki Vasilescu, che firma la regia, la sceneggiatura e il montaggio del film, e con Gabriela Marin, l’attrice protagonista, che interpreta il ruolo di una commessa di un Pet Shop. Cristian Kiki Vasilescu ci ha raccontato delle idee che stanno alla base del film: “Innanzitutto, credo che i film debbano avere anche un messaggio positivo, proprio come tutti i film americani. Il messaggio positivo che ho trovato è che gli animali dovrebbero essere trattati con amore, proprio come vorremmo essere trattati noi stessi. Ed essendo un film per San Valentino, offre anche una soluzione per chi è timido e non sa come avvicinarsi a qualcuno: il miglior modo per rompere il ghiaccio – l’ho scoperto per esperienza personale – è avere un cane. Durante una passeggiata si può conoscere un intero quartiere. E “L’effetto Pufi”, il film, nasconde anche un segreto che alcuni potrebbero non immaginare di dover sapere, ovvero che non tutti i cani sono una buona calamita per attrarre qualcuno. Voglio dire, a prima vista, tutti i cuccioli possono aiutarci ad allacciare una conversazione con le persone, ma non tutti sono adatti per trovarci un compagno o una compagna. Questa è la premessa comica del film. Ho realizzato e scritto questo film con la certezza che, come proprietario di un cane e di un gatto – e il cane che ho avuto si chiamava sempre Pufi -, sapevo benissimo come scrivere una storia in modo da poter lavorare con attori a quattro zampe non professionisti. Non erano addestrati, erano animali dal canile, molto carini, ma non erano il tipo di cani che compaiono in Beethoven, o in altri film di successo in cui ci sono tre o quattro cani addestrati che sanno interpretare i comandi perfettamente.” – ha detto Cristian Kiki Vasilescu.
Gabriela Marin ha preparato i potenziali spettatori: “Bisogna sapere che si tratta di una commedia, quindi le persone possono divertirsi, ma possono anche avere un contributo sociale, visto che per ogni biglietto acquistato, una ciotola di crocchette viene donata ai cani senza padrone che vivono nei rifugi. Quindi “L’effetto Pufi” è prima di tutto sociale. E poi c’è “L’effetto Pufi” comico. Vogliamo promuovere l’idea dell’adozione, l’idea di adottare un cane randagio piuttosto che comprare un animale di compagnia. Questo è uno dei temi del film e, dato che siamo nel mese di San Valentino, l’enfasi è posta anche su questo, sull’idea che l’amore può cambiare la vita delle persone, ma anche dei cuccioli e degli animali di compagnia.”
E nonostante sia intitolato “L’Effetto Pufi”, il film è una commedia urbana che si svolge con le persone, non con gli animali, che sono il pretesto attorno al quale si svolge la storia, ci ha raccontato Cristian Kiki Vasilescu, aggiungendo: “C’è stata un’ottima organizzazione della sceneggiatura, e poi ci siamo preparati per le riprese, abbiamo girato tutto il tempo con tre telecamere. Dal punto di vista logistico è stata una sfida, perché sapevamo che un cane, come quello che abbiamo sul set, reagirà solo una volta per 15 secondi e se non si riesce a catturare quell’interpretazione, non ce l’hai più, non lo farà una seconda volta. E ci siamo comunque riusciti. Durante le riprese, ad esempio, a Cişmigiu, dato che alla fine continuiamo a parlare di adozione di cani, abbiamo persino salvato due cuccioli che si erano persi; uno è tornato dalla sua famiglia e l’altro è stato adottato. Abbiamo alcuni partner che ci aiutano con la campagna sociale, così che per ogni biglietto che vendiamo per questo film possiamo donare cibo per gli animali dei canili. Ci sono diversi rifugi nel paese che sono al nostro fianco, e alla fine, se andate a vedere “L’effetto Pufi”, a partire dal 6 febbraio, non solo vi divertirete, ma farete anche una buona azione!”
Abbiamo appreso che 11 amici a quattro zampe hanno partecipato alle riprese e che la narratrice Irina-Margareta Nistor interpreta sé stessa nel film, introducendo nell’atmosfera del film e intervenendo anche con battute divertenti e autoironiche. Tutti i cani che compaiono nel film sono stati salvati e quindi hanno già trovato una famiglia, oppure provenivano da rifugi e, alla fine delle riprese, hanno trovato una famiglia che li adottasse. Nel film non c’è nessun cane addestrato. Questa campagna è nata perché Cristina Iordache, la produttrice del film, ha uno stretto rapporto con i rifugi, salva animali randagi da molti anni, ha già salvato decine di animali e ha trovato loro famiglie all’estero, ed è anche riuscita a stringere partenariati con alcune aziende, in modo che parte dei profitti del film potesse essere devoluta ai cani dei rifugi. È esattamente per questo che ha voluto realizzare il film: per aiutare i cani randagi. – ha aggiunto Gabriela Marin.
Dal 6 febbraio, sui grandi schermi di tutto il Paese sarà proiettato un film sull’empatia, sull’adozione di animali randagi e sull’amore in tutte le sue forme, ma visto con umorismo!