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La storia dei cani da soccorso

Il disastro causato dal terremoto in Turchia ha determinato nuovamente una straordinaria solidarietà. La Romania ha partecipato con due squadre di soccorritori, alcune con coppie formate da uomini e cani da soccorso

La storia dei cani da soccorso
La storia dei cani da soccorso

, 14.03.2023, 11:41

Il disastro causato dal terremoto in Turchia ha determinato nuovamente una straordinaria solidarietà. La Romania ha partecipato con due squadre di soccorritori, alcune con coppie formate da uomini e cani da soccorso, i cani da ricerca essendo i più efficaci per trovare persone tra le macerie. Oana Ciora, presidente dell’Associazione per i Cani da Soccorso Transilvania, è stata in Turchia con una delle squadre di soccorritori e ci ha raccontato la storia di questi cani: “La storia dei cani inizia con le persone, che sono i loro partner. In pratica, la nostra organizzazione, che è una di volontariato, riunisce volontari che vogliono addestrare i propri cani per la ricerca e il salvataggio. Ognuno dei nostri volontari viene con il suo cane. Alcuni dei cani hanno cominciato gli addestramenti dalle sette-otto settimane, altri dopo, dal momento in cui i loro partner umani hanno contattato la nostra associazione. Per esempio, per il cane con cui sono andata in Turchia, Dino, tutto è iniziato dal momento in cui è arrivato a casa nostra. Aveva circa sette settimane e ovviamente sapevamo cosa volevamo fare con lui. Ce lo aveva regalato un altro compagno di squadra ed era molto ovvio che questa sarebbe stata la sua carriera, purché adatto alle attività di ricerca e soccorso”.



Abbiamo chiesto a Oana Ciora come deve essere un cane per essere adatto alle attività di ricerca e soccorso: “Non si tratta necessariamente di una razza specifica, ma di un tipo di cane. Ad esempio, se facciamo un paragone con chi lavora in situazioni di emergenza, con i vigili del fuoco, anche loro devono soddisfare alcuni criteri fisici, di concentrazione, motivazione, per poter partecipare a questo tipo di attività. E i cani, dal punto di vista delle capacità olfattive, diciamo, quasi tutti i cani possono soddisfare questi criteri, ma ci sono anche alcuni criteri legati al tipo di cane, alla sua mobilità e agilità. Se consideriamo la ricerca tra le macerie, dobbiamo avere un cane agile che si muova con sicurezza su superfici difficili. Deve essere un cane con un buon temperamento, fiducioso, in grado di essere facilmente motivato, quindi interessato a qualcosa che possiamo dargli, che si tratti di un giocattolo o di cibo. Il cane deve avere uno scopo per cui cerca. E allora ogni cane sta cercando la persona scomparsa per ottenere la ricompensa che sa che arriverà dopo tale attività. E con questo in mente, il cane cerca luomo che è la chiave per ottenere la ricompensa”.



Lunghi turni, condizioni impreviste, volare con un aereo militare erano solo alcune delle sfide affrontate dalle squadre di soccorso. Torna con particolari Oana Ciora: “Dalla partenza di casa fino al ritorno, tutto è stato una dura prova per tutti, che si trattasse di persone o di cani. Sia dal punto di vista emozionale che da quello delladattamento a tutti gli ostacoli e a tutte le situazioni in cui ci siamo trovati. Poi c’è stato, ovviamente, il lavoro vero e proprio, ma penso che quello sia stato la cosa più gestibile. Una volta che sapevi esattamente cosa dovevi fare, ti sembrava familiare. Le altre cose hanno avuto un impatto maggiore, quelle per cui non siamo riusciti a prepararci in particolare. Compreso il trasporto su aerei militari, che ovviamente non sono paragonabili a quelli commerciali, laspetto delle aree di ricerca, il fatto che dovevi stare costantemente attento a dove parcheggi lauto, dove scendi dallauto, dove porti fuori il cane, perché poteva saltare fuori da sotto qualsiasi macchina un cane da guardia che probabilmente stava tenendo d’occhio la rispettiva macchina. Dopodiché ti accorgevi che c’erano delle persone che abitavano in quella macchina e che il cane faceva la guardia alla sua famiglia. Ci sono state moltissime cose che non dipendevano effettivamente da noi e che normalmente non si fanno negli addestramenti.”



Oana Ciora ci ha raccontato quanto tempo ci vuole per preparare un cane da soccorso e comè laddestramento specifico: “Un cane da soccorso che possa raggiungere il livello operativo, cioè che ti permetta di usarlo in una missione di ricerca e soccorso anche più facile rispetto a quella di adesso in Turchia, che era una missione estrema, viene addestrato in tre, quattro anni. Dipende però molto dalluomo, dalla sua serietà, dalla sua costanza. Il cane non arriva ad allenarsi da solo, e poi luomo deve mantenere questa disciplina e costanza per quanto riguarda gli addestramenti. Noi, ad esempio, come organizzazione, abbiamo tre allenamenti a settimana, con la squadra, il che significa da tre a quattro ore ciascuno. E a parte questo, ovviamente, ognuno dei nostri volontari deve lavorare individualmente con il cane, sia che si tratti di lavorare sulla motivazione, o sulla disciplina, oppure sulla condizione fisica, un altro aspetto estremamente importante per un cane da ricerca. Un cane in buone condizioni fisiche può svolgere una missione ancora più difficile, ma se la sua condizione fisica non è ottima, e compaiono anche altre componenti psicologiche che lo influenzano, il suo lavoro potrebbe non essere eccezionale”.



Sebbene sia stata unesperienza molto impegnativa e triste, Oana Ciora trova anche un motivo di ottimismo: “La cosa più impressionante in Turchia è stata quella di vedere la solidarietà che questo avvenimento triste ha determinato e come i soccorritori di tutto il mondo, proprio di tutto il mondo, si sono mobilitati e sono andati lì per dare una mano. Nessun Paese, non importa quanto sia ben preparato in questo campo, è in grado di gestire internamente un avvenimento del genere e, in effetti, sono stati impressionanti la mobilitazione e il fatto che sappiamo che se, per caso, qualcosa del genere accadesse nel nostro Paese — che Dio ci protegga! -, di sicuro beneficeremmo dello stesso identico supporto e della professionalità di tutte le squadre che erano presenti in Turchia. Ne sono sicura e, in tutto questo disastro, c’è un conforto, c’è una sicurezza che si può avere”.

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