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Il comunismo – tra condanna e nostalgia

Il Governo e l'Istituto per l'Investigazione sui Crimini del Comunismo e la Memoria dell'Esilio Romeno stanno preparando un piano per sensibilizzare l'opinione pubblica sui crimini del comunismo in Romania.

Il comunismo – tra condanna e nostalgia
Il comunismo – tra condanna e nostalgia

, 24.12.2025, 08:05

Per i romeni contemporanei alla Rivoluzione anticomunista del 1989, dicembre non è solo il mese delle festività invernali, ma anche il mese in cui ricordano gli eventi storici vissuti in prima persona.

Dopo oltre 40 anni di regime comunista, tra il 16 e il 25 dicembre 1989, la Romania divenne l’ultimo paese del blocco totalitario dell’Europa orientale in cui il regime governato con il pugno di ferro da Nicolae ed Elena Ceaușescu crollò tra il rumore dei proiettili e l’odore della polvere da sparo. I romeni dissero “no” alla dittatura, alla collettivizzazione agricola, alla severa austerità, alle carenze, al culto della personalità o all’onnipresente controllo della polizia politica dell’epoca. Sarebbe stata la rivoluzione anticomunista più sanguinosa dell’Europa orientale: oltre mille morti e più di 4.000 feriti. Culminò – ricordiamolo – con la fuga della coppia dittatoria, la loro cattura, condanna e fucilazione il giorno di Natale.

36 anni dopo, un sondaggio condotto da INSCOP Research in collaborazione con l’Istituto per l’Investigazione dei Crimini del Comunismo e la Memoria dell’Esilio Romeno (IICCMER) indica un enorme divario tra la realtà storica del regime comunista e l’attuale percezione pubblica. Più precisamente, gran parte dei romeni oggi idealizza quel periodo, nonostante i fatti storici. Quasi il 50% dei partecipanti al sondaggio ritiene che la vita fosse migliore in Romania prima del 1989. Il 66% dei romeni ritiene che Nicolae Ceaușescu sia stato un buon leader, sebbene il regime abbia commesso gravi crimini e generato gravi problemi sociali. Il fenomeno è particolarmente pronunciato tra i gruppi vulnerabili, economicamente e socialmente insoddisfatti, nel contesto della mancanza di politiche pubbliche efficaci e di un vuoto educativo in materia di storia, come dimostra lo studio.

Tuttavia, per ricollegare la società alla memoria della storia recente e ai valori fondamentali di libertà e democrazia, è necessario innanzitutto difendere la memoria della Rivoluzione anticomunista del 1989. Dimenticare ciò che accadde allora sarebbe un crimine morale – ha affermato l’ex presidente della Romania tra il 1996 e il 2000, Emil Constantinescu, al simposio “La caduta del Muro di Berlino, echi e influenze nell’Europa orientale”, recentemente organizzato nella città martire di Timișoara. «Noi, forse gli ultimi sopravvissuti, siamo chiamati a rispondere a una domanda fondamentale: come è stato possibile che gli ideali universali di verità e giustizia, il fondamento per cui enormi folle hanno combattuto a costo della vita, siano stati sostituiti dalla società attuale, che può essere definita una società di menzogne e interessi? La risposta può essere ottenuta solo riconsiderando la storia recente dell’Europa nata nel momento di rottura della storia mondiale nel 1989-90. Affermo fermamente che la negazione, la falsificazione, la sminuzione e, in ultima analisi, l’oblio dell’importanza storica della Rivoluzione del dicembre 1989 rappresentano un immenso crimine morale», ha spiegato Emil Constantinescu.

Allo stesso modo, l’ex capo di Stato ha richiamato l’attenzione sulle vulnerabilità dell’attuale democrazia che alimentano la nostalgia per l’era totalitaria. “Dopo l’integrazione nell’Unione Europea, si sono verificate anche diverse involuzioni inaspettate e spiacevoli che hanno distorto la libertà conquistata a dicembre: l’emergere di una tendenza verso regimi politici autoritari o populisti, la sostituzione dell’economia reale con quella speculativa, l’aggravarsi della manipolazione attraverso i mass media e i social network, l’instaurazione di una società della menzogna… Dopo 36 anni dalla caduta del Muro di Berlino, simbolo della divisione tra Est e Ovest, siamo costretti a constatare che la democrazia è fragile e vulnerabile di fronte all’aggressione russa in Ucraina, che sancisce l’uso del diritto alla forza contro la forza del diritto, che è la garanzia della libertà”, ha precisato sempre Emil Constantinescu.

Anche l’attuale presidente del Paese, Nicușor Dan, ritiene che (citiamo) “la ragione principale per cui sempre più romeni idealizzano il comunismo è la profonda delusione nei confronti della classe politica degli ultimi tre decenni. Corruzione, mancanza di trasparenza, promesse non mantenute e il senso di ingiustizia hanno indebolito la fiducia delle persone nel presente e nel futuro”. La falsa immagine del periodo comunista è alimentata anche da campagne di disinformazione, che cercano di minare i valori democratici e di offrire un passato ben confezionato, nascondendo la verità sulla repressione, la paura, la fame e la mancanza di libertà. Nella visione del presidente Nicușor Dan, “per mantenere viva e attuale la democrazia, dobbiamo combattere con fermezza la disinformazione, ripristinare la fiducia delle persone attraverso politiche pubbliche corrette e costruire una società in cui giustizia, equità e vero sviluppo siano percepiti da tutti i cittadini”.

In modo molto concreto, il professore britannico Dennis Deletant, specialista di storia romena, sostiene che, affinché i giovani di oggi, che non hanno vissuto in prima persona gli orrori del comunismo, possano conoscere il passato per come è stato realmente, c’è bisogno, tra le altre cose, di un museo del comunismo. “Deve assolutamente esserci un museo, perché molte persone sanno, soprattutto quelle della mia generazione, cosa ha significato il comunismo per la Romania e come continua a influenzare la mentalità di molte persone. Vado spesso nei villaggi romeni e parlo con persone che hanno insoddisfazioni, soprattutto pensionati, e mi colpisce il fatto che conoscano solo frammenti della storia del comunismo. Pensano, naturalmente, alla situazione alimentare e a quanto fosse difficile prima da questo punto di vista. Ma apprezzano il fatto che ci fosse una certezza: anche se la situazione era brutta, il futuro era assicurato e molte persone, ho notato, parlando con loro, sono turbate da questa incertezza del futuro”, ha raccontato Dennis Deletant.

Poiché l’istruzione è quindi fondamentale, il prossimo anno verrà attuato un piano nazionale per sensibilizzare l’opinione pubblica sui crimini del comunismo in Romania. Il documento, attualmente in fase di elaborazione da parte della Cancelleria del Primo Ministro, mira anche a formare adeguatamente gli insegnanti di storia affinché trasmettano correttamente le informazioni relative al periodo precedente la Rivoluzione del dicembre 1989.

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