La qualità della vita dei romeni
Il 37% dei romeni è insoddisfatto della qualità della propria vita quotidiana: un dato decisamente superiore alla media europea, che si attesta al 17%.
Roxana Vasile, 28.10.2026, 20:46
La qualità della vita misura il livello complessivo di benessere, comfort e felicità di un individuo all’interno della società; si tratta, dunque, di un concetto complesso e multidimensionale.
Quando parliamo di qualità della vita, ci riferiamo innanzitutto alla salute fisica e mentale: benessere biologico, assenza di dolore o patologie croniche, livelli di energia quotidiani, equilibrio emotivo e salute psichica. Tuttavia, una buona qualità della vita richiede anche determinate condizioni materiali: un reddito dignitoso, sicurezza finanziaria e l’accesso a cibo, abbigliamento e un’abitazione adeguata. Inoltre, le relazioni sociali e il contesto in cui si vive — le interazioni con la famiglia, gli amici e la comunità in senso più ampio — giocano un ruolo significativo. La qualità della vita comprende anche la soddisfazione professionale, così come un sano equilibrio tra vita privata e lavorativa. Infine, in questa equazione rientrano fattori quali la fiducia nelle istituzioni e la qualità dei servizi pubblici.
In Romania, la qualità della vita è caratterizzata da un netto contrasto: sebbene si sia registrata una crescita economica generale a partire dalla Rivoluzione anticomunista del 1989 – ovvero nell’arco degli ultimi 35 anni circa – e una parte della popolazione si dichiari soddisfatta, il Paese rimane ancora al di sotto della media dell’Unione Europea.
L’ultimo barometro del Parlamento Europeo, pubblicato a metà anno, rivela che il 63% dei romeni si dichiara soddisfatto della propria qualità della vita, a fronte di una media europea dell’83%. Tra coloro che ritengono di non avere alcuna carenza in termini di qualità della vita, la maggioranza possiede un elevato livello di istruzione.
D’altro canto, il 37% degli abitanti della Romania è insoddisfatto della propria vita quotidiana: una cifra ben superiore alla media europea, che si attesta appena al 17%. Cosa distingue la qualità della vita di un cittadino romeno da quella di un abitante dell’Europa occidentale? L’accademico Cătălin Zamfir, sociologo e direttore dell’Istituto di ricerca sulla qualità della vita presso l’Accademia romena, ritiene che una parte della responsabilità ricada sulle politiche pubbliche: «Le disparità economiche sono molto marcate e, di fatto, si stanno accentuando. Inoltre, tali divari economici determinano disparità anche in ambiti quali la salute, l’istruzione e altri ancora. A ciò si aggiunge una carenza nelle politiche sociali. Il sistema sanitario deve affrontare sfide importanti, così come il settore dell’istruzione; anche la mancanza di investimenti nella ricerca scientifica ha giocato un ruolo determinante: i dati mostrano costantemente che la Romania si colloca all’ultimo o al penultimo posto per quanto riguarda i finanziamenti alla ricerca scientifica, restando molto indietro rispetto ad altri Paesi che hanno attraversato un processo di transizione».
Quando viene chiesto loro cosa potrebbe migliorare la propria vita, la maggior parte dei romeni indica la necessità di soluzioni per raggiungere una situazione finanziaria migliore. Il potere d’acquisto e i livelli di reddito rimangono al di sotto della media europea, con l’inflazione e il costo della vita che esercitano una pressione significativa sulle famiglie. Allo stesso tempo, emergono criticità riguardo ai servizi sanitari, alle infrastrutture ospedaliere e all’accesso a cure di qualità: ambiti che molti considerano inadeguati. Inoltre, i romeni sono pienamente consapevoli del fatto che il basso tasso di natalità e l’invecchiamento della popolazione stiano esercitando una pressione crescente sul mercato del lavoro e sul sistema pensionistico. Si percepisce, inoltre, un profondo divario tra le aree urbane e quelle rurali, dove gli anziani – che spesso dispongono di redditi esigui – si trovano talvolta a dover affrontare una povertà estrema e la carenza di servizi essenziali.
A questo proposito, l’accademico Cătălin Zamfir osserva: “Negli ultimi trent’anni circa, le disparità economiche e sociali tra le diverse regioni della Romania si sono accentuate in modo drammatico; questa è la causa profonda. Prima del 1989, la politica comunista mirava a un certo equilibrio nello sviluppo regionale. Le politiche adottate durante la transizione, invece, hanno notevolmente esacerbato i divari tra queste aree”.
Ogni aspetto concorre a determinare una qualità della vita migliore o, al contrario, peggiore: la salute, l’accesso a servizi e cure, l’alimentazione, la qualità dell’aria e dell’acqua, l’inquinamento, lo stress, nonché le condizioni di lavoro e di vita. Eppure, in Romania, persistono lacune significative nelle politiche adottate in questi ambiti.
Il direttore dell’Istituto di ricerca sulla qualità della vita dell’Accademia romena ha spiegato: «La tragedia risiede negli squilibri presenti in ogni settore. A mio avviso, la strategia migliore consiste in un approccio equilibrato allo sviluppo – che abbracci l’economia, l’istruzione, la sanità e la ricerca scientifica – unito a una maggiore attenzione verso la promozione di quella che potremmo definire “saggezza di vita”: ovvero l’antica sapienza che attribuiva un’importanza fondamentale alla saggezza personale».
Infatti – crede l’accademico Cătălin Zamfir – ciò che conta davvero non è tanto il numero di anni che viviamo, quanto, soprattutto, il modo in cui li viviamo. E una delle risorse fondamentali per la qualità della vita è la saggezza individuale: «Il modo in cui le persone concepiscono la propria esistenza – lo stile di vita che scelgono – gioca un ruolo determinante, tanto più che gli stili di vita contemporanei sono costellati di notevoli difficoltà. Se è vero che le questioni economiche e le politiche sociali hanno limitato la capacità degli individui di plasmare consapevolmente il proprio modo di vivere, è altrettanto vero che dobbiamo attribuire grande importanza allo stile di vita: a come, cioè, ciascuno utilizza le risorse limitate che ha a disposizione».
Secondo l’accademico Cătălin Zamfir, l’approccio ideale per una vita vissuta bene consisterebbe in un ritorno all’antica saggezza, che situa la qualità della vita all’interno dell’essere umano, definendola non attraverso l’accumulo di beni materiali, bensì mediante la coltivazione del carattere, l’equilibrio interiore e la costruzione di relazioni armoniose. La temperanza e la «via di mezzo»; la pace interiore e l’accettazione di ciò che sfugge al nostro controllo (come le condizioni meteorologiche, l’andamento dell’economia o le azioni altrui); la cura dell’amicizia e il piacere delle cose semplici; infine, l’equilibrio tra mente, corpo e natura: tutte queste intuizioni del passato sulla qualità della vita trovano oggi conferma nella scienza moderna. La psicologia positiva, le neuroscienze e la ricerca medica contemporanea dimostrano che la riduzione dello stress, la moderazione nell’alimentazione, l’attività fisica e la creazione di legami sociali profondi costituiscono le basi per una vita lunga e di alta qualità.