35 anni dall’indipendenza della Repubblica di Moldova
La caduta del comunismo nel 1989 segnò il crollo della linea di demarcazione stabilita nel 1945 tra le Nazioni Unite che avevano sconfitto la Germania nella Seconda Guerra Mondiale.
Steliu Lambru, 21.09.2026, 19:21
I due modelli politici ed economici rappresentati dagli USA e dall’Unione Sovietica — democrazia liberale ed economia di mercato contrapposte a dittatura comunista ed economia statalizzata — si trovarono l’uno di fronte all’altro. Dopo 44 anni di tensioni e tentativi di distensione, il modello sovietico finì per cedere nel 1989, sotto il peso del fallimento delle sue stesse idee e pratiche. Nel corso del 1989, sette paesi dell’Europa centrale e orientale, insieme alla Jugoslavia, tornarono alla normalità che aveva caratterizzato il periodo precedente al 1945. La caduta dei regimi comunisti nell’Europa centrale e orientale nel 1989 ebbe ripercussioni nell’area sovietica due anni più tardi, nel 1991: un processo che storici e politologi definiscono “disintegrazione dell’Unione Sovietica”. In quell’anno, le 16 repubbliche che componevano l’Unione Sovietica dichiararono la propria indipendenza; tra queste vi era la Repubblica di Moldova, la parte orientale della storica Moldavia situata tra i fiumi Prut e Dniester.
La Repubblica di Moldova come stato risale al periodo tra il dicembre 1917 e il gennaio 1918, quando l’assemblea legislativa votò a favore dell’autonomia e, successivamente, dell’indipendenza dalla Russia bolscevica, invocando il principio di autodeterminazione nazionale sostenuto da Lenin. Il nucleo di quella che sarebbe diventata l’odierna Repubblica di Moldova era la Repubblica Democratica di Moldova – o Bessarabia – un’entità separatasi dalla Moldavia storica e annessa alla Russia nel 1812, in seguito alla guerra russo-ottomana. Per tutto il XIXesimo secolo, la Bessarabia rimase parte integrante, seppur periferica, dell’Impero russo, fino al turbolento 1917. Nel marzo 1918, la Bessarabia si unì al Regno di Romania, rimanendovi legata per ventidue anni, fino al 1940. Nel giugno 1940, a seguito di due ultimatum sovietici, la Bessarabia e la Bucovina settentrionale furono cedute, per poi essere riconquistate un anno più tardi, nel giugno 1941.
Il 23 agosto 1944, quando la Romania si ritirò dall’alleanza con le potenze dell’Asse, ebbe inizio un periodo di dominazione sovietica durato quasi mezzo secolo in quello che era noto come Repubblica Socialista Sovietica Moldava. Tra il 1944 e il 1991, la Bessarabia e la Bucovina settentrionale furono sottoposte a una dura sovietizzazione e russificazione; negli anni Quaranta e Cinquanta, ciò comportò la repressione delle élite romene, la deportazione della popolazione romena e restrizioni in ambito culturale. Tuttavia, dopo la morte di Stalin, nuove generazioni di intellettuali – in particolare scrittori – iniziarono timidamente a rivendicare diritti, come osservato da Andrei Cușco, docente presso la Facoltà di Storia dell’Università Statale della Moldavia. “Ci riferiamo al periodo immediatamente successivo al ‘disgelo’ di Krusciov. Da quel momento in poi, si può parlare dell’emergere di spazi di relativa autonomia – sia istituzionale che personale – per alcuni esponenti degli ambienti intellettuali all’interno della Repubblica Socialista Sovietica Moldava. Tali spazi si crearono man mano che le dinamiche del regime mutavano e le forme di repressione aperta e severa, tipiche dell’era staliniana, lasciavano il posto a modalità molto meno definite. Si trattava di un continuum di pressione e collaborazione – o, più correttamente, di resistenza e opposizione”.
La rinascita culturale in Bessarabia – che avrebbe plasmato la generazione artefice dell’indipendenza del 1991 – prese avvio a metà degli anni Sessanta in seguito a un evento decisivo. Andrei Cușco: «Il punto di svolta per l’istituzione fu il Terzo Congresso degli Scrittori Moldavi, tenutosi nel 1965. Esso segnò una chiara evoluzione e un cambiamento negli equilibri di potere all’interno dell’Unione degli Scrittori. Svoltosi agli inizi dell’era Brežnev, questo congresso è generalmente considerato un momento culminante per l’opposizione al regime tra l’intellighenzia locale. In un certo senso, esso consolidò il ruolo degli scrittori noti come “generazione degli anni Sessanta” – o *șaizeciști*. Tali autori furono i primi a scrivere le proprie opere in romeno standard. A partire dal 1957, infatti, la cosiddetta lingua “moldava” era divenuta di fatto romeno standard – sebbene scritta in caratteri cirillici – in seguito all’ultima riforma linguistica nella Repubblica Socialista Sovietica Moldava. La qualità della loro produzione letteraria era nettamente superiore a quella della maggior parte dei loro predecessori e in linea con le tendenze di liberalizzazione che si manifestavano allora in tutta l’Unione Sovietica. Vorrei citare alcuni esponenti di questa generazione: Grigore Vieru, Ion Druță, Aureliu Busuioc, Pavel Boțu e altri. Questo Terzo Congresso dell’Unione degli Scrittori rappresentò la prima chiara manifestazione di un programma ispirato alla coscienza nazionale e il primo evento del genere a svolgersi in lingua romena nella Repubblica Socialista Sovietica Moldava dopo la Seconda Guerra Mondiale».
Nell’agosto del 1991, attraverso la sua Dichiarazione di indipendenza, la Repubblica di Moldova si è distaccata – per la seconda volta nel corso del XX secolo – dalle strutture statali russe e sovietiche. È seguito un periodo di trentacinque anni caratterizzato da un tortuoso percorso di ricerca, nonché di posizionamento e riposizionamento in relazione alle identità collettive, all’eredità sovietica e alla ricostruzione dello Stato e della società. Anche in funzione delle dinamiche tra gli attori sulla scena globale, la Repubblica di Moldova si è trovata a dover scegliere tra i modelli di sviluppo proposti dall’area eurasiatica e quelli dell’area europea.