Centenario del Partito Nazionale Contadino Cristiano Democratico
Nel 1926, sulla scena politica romena fece la sua comparsa uno dei partiti più significativi: il Partito Nazionale Contadino. Nei cento anni trascorsi da allora, il partito ha governato la Romania in due occasioni: dal 1928 al 1933 e dal 1996 al 2000. Il Partito Nazionale Contadino è stato tra i bersagli più duri della repressione comunista, rimanendo fuorilegge dal 1947 al 1989. Tra le figure politiche di maggior spicco del partito figurano, in particolare, Iuliu Maniu, Ion Mihalache e Corneliu Coposu.
Steliu Lambru, 02.11.2026, 11:00
Il Partito Nazionale Contadino è stato una delle principali formazioni politiche della Romania, annoverando tra le proprie fila numerosi politici di primo piano. Tra questi spiccavano i due leader, Ion Mihalache e Iuliu Maniu; il Partito Nazionale Contadino fu l’unica forza politica nel panorama romeno a dotarsi di una struttura a doppia leadership che funzionò in modo impeccabile. Altre figure di rilievo del periodo precedente al 1947 furono Alexandru Vaida-Voevod, Armand Călinescu, Ilie Lazăr e Nicolae Carandino, mentre Corneliu Coposu, Ion Diaconescu e Gabriel Țepelea ne furono i principali esponenti nell’epoca successiva al 1989. Nel corso dei suoi 100 anni di esistenza, il Partito Nazionale Contadino ha governato la Romania in due occasioni: la prima tra il 1928 e il 1933 – durante gli anni della Grande Depressione – e la seconda tra il 1996 e il 2000.
Il Partito Nazionale Contadino fu fondato il 10 ottobre 1926, con il quotidiano *La Giustizia* come organo di stampa. All’epoca, due formazioni politiche con una base elettorale rurale si fusero in un unico partito: il Partito Contadino del “Vecchio Regno”, guidato dall’insegnante Ion Mihalache, e il Partito Nazionale Romeno di Transilvania, Crișana, Maramureș e Banato, guidato dall’avvocato Iuliu Maniu. Entrambi i partiti sostenevano dottrine agrarie e si collocavano nell’area di sinistra dello spettro politico. Poiché la popolazione romena, sia nel Vecchio Regno che nelle regioni di Transilvania, Crișana, Maramureș e Banato, era a prevalenza rurale, il consenso elettorale di tali partiti crebbe, in particolare in seguito all’introduzione del suffragio universale nel 1918.
Lo storico Florin Müller, docente presso l’Università di Bucarest, ha analizzato le origini intellettuali del Partito Contadino – guidato da Ion Mihalache – che costituì la componente del “Vecchio Regno” all’interno del futuro Partito Nazionale Contadino. «Lo spettro di sinistra della vita politica romena è occupato dal Partito Contadino, fondato nel 1918. Esso sviluppò un’ideologia di sinistra, in gran parte sotto l’influenza del suo leader, Ion Mihalache. È interessante notare che, pur essendo privo di una formazione universitaria, Mihalache era un intellettuale autentico, plasmato soprattutto dalle sue letture nell’ambito del populismo e del cosiddetto *sămănătorism* (N. d. R. movimento sociale, culturale e letterario nato in Romania all’inizio del XX secolo per iniziativa della rivista “Sămănătorul”, che idealizzava il villaggio patriarcale in contrapposizione alla città — vista come “corrotta” dalla civiltà —, considerava il mondo contadino come unico depositario dei valori nazionali e promuoveva una letteratura ispirata al folklore e alla storia). Era un intellettuale che conosceva a fondo gli studi di Constantin Stere sul rapporto tra socialdemocrazia e *poporanism* (la versione romena di popolarismo agrario). Aveva una profonda familiarità con la rivista *Vita Romena*, di cui leggeva regolarmente gli articoli politici. Conosceva inoltre bene gli scritti politici di Nicolae Iorga pubblicati sulla rivista *Sămănătorul*, così come gli studi di Karl Kautsky riguardanti la vita agraria e il sistema di proprietà terriera».
La componente «transilvana» del Partito Nazionale Contadino era costituita dal Partito Nazionale Romeno, una formazione fondata nel 1869, che vantava una lunga tradizione di lotta per i diritti nazionali dei romeni all’interno dell’Austria-Ungheria. Florin Müller: «Il Partito Nazionale Romeno di Transilvania si è integrato nella vita politica romena in modo estremamente curioso e problematico. Nello specifico, Iuliu Maniu, in particolare, si opponeva fermamente alle ingerenze del Partito Nazionale Liberale in Transilvania. La lotta contro il regime liberale – contro quella che veniva definita un’“oligarchia” e una “plutocrazia” – poteva avere una possibilità di successo solo se le forze politiche di opposizione si fossero unite. Sia Iuliu Maniu che Ion Mihalache dovevano elaborare una formula – un progetto politico – per resistere a quella che, all’epoca, chiamavano l’“oligarchia liberale”».
Il Partito Nazionale Contadino governò per la prima volta tra il 1928 e il 1933. In realtà, questo periodo fu suddiviso in due mandati più brevi: dal 1928 al 1931 e dal 1932 al 1933. I primi ministri – Iuliu Maniu, Gheorghe Mironescu e Alexandru Vaida-Voevod – cercarono di stabilizzare un’economia che stava attraversando una grave crisi globale. A partire dal 1938, il Partito Nazionale Contadino affrontò un periodo difficile, poiché la dittatura reale di Carlo II mise al bando tutti i partiti politici. In seguito, durante la Seconda guerra mondiale, la dittatura di Ion Antonescu mantenne il divieto di attività per i partiti politici.
Dopo la guerra, con la ricostituzione dei partiti politici, ebbe inizio un secondo periodo buio per il Partito Nazionale Contadino. Il governo comunista, imposto dall’Unione Sovietica, avviò una vasta campagna volta a screditare i vecchi partiti, ad arrestarne i leader e a perseguitarne i membri e i sostenitori. Uno dei pretesti utilizzati per l’arresto dei dirigenti del Partito Contadino fu la cosiddetta “fuga da Tămădău”.
Lia Lazăr Gherasim, figlia di Ilie Lazăr, ha rievocato questo episodio così come glielo aveva raccontato il padre dopo la sua scarcerazione. Nel 1994, il Centro di Storia Orale della Radio Pubblica Romena l’ha intervistata: «Ecco cosa raccontò mio padre dopo il suo ritorno dal carcere: era stato detto loro che ci sarebbe stato un aereo con diversi posti a sedere. Ci salutammo la sera del 13 luglio, quando un uomo – un autista – arrivò a prenderlo; in seguito, mio padre mi rivelò che quell’uomo era stato il suo interrogatore – si trattava, in realtà, di un agente della Securitate (la polizia politica). È evidente che si trattasse di una trappola tesa dalla Securitate. Ci salutammo con grande commozione, pregando Dio di poterci rivedere sani e salvi. Il giorno seguente, la Securitate bussò alla porta di casa nostra. Entrarono per effettuare una perquisizione. Mia madre ed io restammo calme, convinte che mio padre e gli altri fossero già partiti. Non immaginavamo affatto che gli agenti della Securitate fossero sbucati in massa dai campi di mais e dai boschi. C’erano due aerei, ma non erano certo pensati per 14 persone. Furono tutti arrestati e portati via».
Seguì un periodo di 42 anni caratterizzato da divieti, persecuzioni e attività clandestine. Iuliu Maniu e Ion Mihalache, i leader del partito, morirono in prigione, mentre altri esponenti di spicco e attivisti furono a loro volta incarcerati. Nel 1987, Corneliu Coposu – che dopo il 1989 sarebbe diventato il leader del partito – ricostituì l’organizzazione in clandestinità, trasformandola in un partito democratico cristiano. Nel dicembre 1989, pochi giorni dopo la caduta del regime comunista di Nicolae Ceaușescu, un gruppo di ex membri ripristinò legalmente il partito.
Tra il 1996 e il 2000, un’alleanza guidata dal Partito Nazionale Contadino Cristiano Democratico salì al potere in una fase di gravi difficoltà economiche per la Romania. Le conseguenze di quell’amministrazione portarono a un calo della popolarità del partito; oggi, esso rimane irrilevante nel panorama politico romeno.