La legge sulla retribuzione unitaria continua a essere contestata
I sindacati romeni continuano le proteste contro le politiche salariali del governo.
Bogdan Matei, 03.06.2026, 10:58
La tensione resta lo stato d’animo predominante nella società romena. Inflazione record per un paese membro dell’Unione Europea, aumento dell’IVA, delle imposte e delle tasse locali, una moneta nazionale – il leu – sempre più fragile rispetto alle principali valute convertibili, istituzioni fondamentali dello stato percepite con crescente sfiducia e una classe politica apparentemente sorda al malcontento dei cittadini: non manca nulla nel quadro generale.
L’ultimo motivo di irritazione è il disegno di legge sulla cosiddetta retribuzione unitaria nel settore pubblico, che, secondo i sindacati, penalizzerà i redditi della maggior parte dei dipendenti pubblici. Il Sindacato degli Esperti Criminalisti, ad esempio, ha annunciato che nei prossimi giorni si unirà alle proteste avviate dai cancellieri giudiziari, i quali hanno sospeso parzialmente l’attività e deciso che, fino alla fine della settimana, tra le ore 08:00 e 12:00, il servizio al pubblico funzionerà a regime ridotto e verranno trattati soltanto i casi urgenti. I sindacalisti del settore della criminalistica affermano che, se la legge entrerà in vigore nella forma proposta, i loro stipendi diminuirebbero ogni mese dal 30 al 40%, nelle condizioni in cui non hanno beneficiato di alcun aumento salariale negli ultimi dieci anni.
Anche l’Alta Corte di Cassazione e Giustizia critica il progetto, definendolo “profondamente viziato”, e sostiene che i magistrati dovrebbero beneficiare di una legge salariale speciale. Secondo la Corte, il ddl viola il principio della separazione e dell’equilibrio dei poteri dello stato ed è destinato ad aggravare le disparità tra le diverse categorie di personale del settore pubblico.
Anche i sindacati delle finanze pubbliche sono insoddisfatti. Hanno interrotto le loro attività e temono anch’essi una riduzione delle retribuzioni. Proteste nello spazio pubblico sono state annunciate anche dai sindacati del settore sanitario, che chiedono il ritiro del progetto e sostengono che, se non verrà modificato, subiranno una diminuzione dei salari e una limitazione dei loro diritti.
Nel frattempo, il ministro ad interim del Lavoro del governo sfiduciato dal Parlamento quasi un mese fa, Dragoș Pîslaru, si è recato a Bruxelles per discutere con la Commissione Europea la rinegoziazione finale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che prevede, tra l’altro, l’adozione della legge sulla retribuzione entro il 31 agosto. Il ministro ha promesso che terrà conto delle osservazioni dei sindacati prima di avviare l’iter legislativo parlamentare. Egli sostiene che la legge dovrebbe eliminare le differenze retributive tra lavoratori con attribuzioni analoghe.
Il governo promette di applicare la nuova griglia salariale a tutti i dipendenti pubblici, ma allo stesso tempo non vuole in questo momento aumenti salariali per i titolari di cariche pubbliche, già molto ben retribuiti e sempre più impopolari agli occhi dell’opinione pubblica. Dall’approvazione della legge dipende l’erogazione da Bruxelles di una tranche di quasi 800 milioni di euro prevista nel PNRR.